TIM WALLACE-MURPHY.
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IL CODICE SEGRETO DEI TEMPLARI.
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Parte 1.
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Titolo originale: Cracking the Symbol Code.
Traduzione di Franco Ossola.
2006. Newton Compton Editori, ROMA.
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Trascrizione elettronica rivista e resa disponibile dalla
          Fondazione Ezio Galiano onlus
             http:\\www.galiano.it
      ad esclusivo uso dei privi della vista.
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Indice di questa parte.
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10. L'aspetto esteriore della cattedrale di Chartres.
11. Il mistico interno della cattedrale di Chartres.
12. La venerazione della Madonna Nera.
13. Il Graal, i trionfi dei Tarocchi e l'annientamento dei Templari.
14. Il simbolismo mistico della Cappella di Rosslyn.
15. Il flusso mai interrotto della corrente iniziatica.
16. Il simbolismo eretico nei dipinti rinascimentali.
17. La controversa Fratellanza dei massoni.
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Epilogo.
Ringraziamenti.
Bibliografia.
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FINE Indice.
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Capitolo 10.
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L'aspetto esteriore della cattedrale di Chartres.
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Il prodigio che ci offrono le costruzioni medievali gotiche non  un miracolo. Un
simile fiorire dello spirito umano  certamente qualcosa di eccezionale, ma non
miracoloso. Perch, per una volta tanto, tempo e luogo, sposati a un amore profondo,
hanno avuto la buona sorte di trovarsi assieme e di
coincidere(1).
Quasi certamente il pi mirabile esempio di tempo e luoghi, sposati a
un amore profondo di ogni tempo lo ritroviamo nella cattedrale di
Chartres. Si tratta di una costruzione straordinaria che altro non  che
un immenso reliquiario dove sono racchiusi i principi fondamentali
delle verit che hanno il potere di accostare l'uomo alla divinit. Inno
senza et della fede cristiana, ma anche del pensiero gnostico e della
spiritualit iniziatica; armonica melodia in pietra, che intende riprodurre
in terra la celestiale armonia del divino. I pellegrini e i turisti che a
frotte visitano la cattedrale, a prescindere da quello che pu essere la
loro convinzione religiosa, quando incontrano Chartres non possono
che sentirsi sollevare spiritualmente, avvertire dentro di s un forte senso
di ispirazione, sentirsi diversi. Ecco, proprio questo sentimento credo
che sia la cifra distintiva della cattedrale di Chartres, celebrata per
secoli come il libro dorato sul quale saggi ispirati hanno trascritto la
loro saggezza, come ultima eredit del loro sapere per tutti coloro che
in vita cercano la verit dello spirito(2). Napoleone ebbe a dire, in merito:
Chartres non  fatta per chi non ha fede!.
La leggenda narra che molti secoli prima dell'invasione romana della
Gallia, sacerdoti druidi si radunavano per celebrare le loro funzioni religiose
in una grotta posta sul colle Camuntum, fra i fiumi Eure e Loira,
dove oggi sorge la citt di Chartres e qui, si dice, abbiano ricevuto
una rivelazione profetica. Sarebbe sorta una vergine che avrebbe partorito
un bimbo, salvezza del mondo. Sul posto era subito stato eretto un
altare per ospitare la scultura, annerita col fuoco, di una vergine nera in
atto di dare alla luce un figlio. Questa scultura venne vista da Giulio
Cesare che la battezz Virgo pariturd(3) (la vergine partoriente). Inutile
sottolineare come fosse altamente venerata da tutte le trib celtiche della
regione. Con l'avvento del cristianesimo, la nuova religione si era
comportata come erano gi soliti fare i Romani conquistatori, ossia
aveva sovrapposto la venerazione delle sue icone sacre a quelle antiche,
conservando la sacralit dello stesso luogo che era stato santificato
nel nome del nuovo dio e vivificato dalla celebrazione delle nuove
ritualistiche che si erano sapientemente sovrapposte a quelle precedenti,
ormai defenestrate e sconfitte.  comunque assodato che in tempi
molto antichi nel sito di Chartres vigeva il culto druidico e celtico di
una vergine partoriente altamente onorata dai popoli di quei luoghi.
Nell'876, due secoli dopo la conversione al cristianesimo delle genti
di questa vasta area geografica, Carlo il Calvo si era presentato al santuario
di Chartres con un dono a dir poco eccezionale: la santa tunica
della Vergine Maria. Questo dono generoso e unico garantiva, da quel
momento in avanti, alla cattedrale una rinomanza speciale, tanto da farla
diventare in breve il centro di fervore e culto religioso cristiano pi
rinomato della Francia. La tunica era stata donata a Carlo Magno dall'imperatore
di Bisanzio(4). Oltre a stabilire in Chartres il cuore della cristianit
medievale, il dono di Carlo fece sorgere una forte devozione
verso la Madonna, la marianolatria, capace di far conoscere alla cultura
occidentale il concetto dell'Eterno Femminino che, fino a quel momento,
era stato soppresso dalle imposizioni anti matriarcali della Chiesa di
Roma, totalmente maschilista.

Il diffondersi della cultura.

Nei secoli bui l'accesso alla cultura era rigidamente controllato dalla
Chiesa e limitato a quelle sole persone che entravano al suo servizio o
che assumevano gli ordini. Persino l'imperatore Carlo Magno riusciva
a stento a scrivere il suo nome e, parimenti, nobili e aristocratici erano
illetterati e ignoranti come il popolino. Anche all'interno del clero, comunque,
la diffusione della cultura era selezionata, nel senso che venivano
soltanto perseguite quelle strade di studio consone ai desideri delle
autorit ecclesiali. La conoscenza dei grandi classici greci e romani,
per esempio, era negletta e quasi totalmente perduta. La grammatica, la
retorica e un pizzico di neoplatonismo erano curate solo quel poco necessario
per consentire ai custodi della divina realt rivelata (il papa
ed i suoi pi stretti collaboratori) di poter essere attenti e vigili. E questa
situazione rest tale almeno fino all'alba dell'XI secolo col sorgere
delle prime scuole e accademie tutte facenti capo ad abbazie o cattedrali,
i centri vitali della cultura del tempo. Una delle scuole pi influenti
ebbe a svilupparsi proprio a margine della cattedrale di Chartres, dove
l'estetica di sant'Agostino veniva accostata con la riscoperta
della filosofia di Platone, nella rivelazione sintetica di
teologia e cosmologia, un
modo nuovo di intendere il mondo che ebbe ripercussioni molto importanti
sul simbolismo dei due secoli successivi(5).

La scuola di Chartres.

Era stato Fulberto - divenuto vescovo nel 1007 - a fare di Chartres un
grande centro di cultura, oltre che il fuoco vivo del pellegrinaggio cristiano.
Sotto la sua guida illuminata, Chartres ospit una scuola che rest
insuperata fino a quando non venne fondata l'Universit di Parigi.
Una sinergia formidabile: da una parte la rinomata scuola, dall'altra la
cattedrale che costituiva il centro pi importante della fede cristiana nel
Nord della Francia, un luogo di culto rinomatissimo(6), anche perch oggetto
di eventi miracolosi dati dall'intervento della Madonna. Nei curricula
di studio degli allievi della scuola di Fulberto si contemplavano
le opere di Platone, Aristotele, Pitagora e Cicerone oltre ai testi biblici
e agli scritti dei padri della Chiesa. Si curavano anche studi legati alla
tradizione medio orientale, apprezzando quanto di nuovo queste scuole
di pensiero elaboravano e producevano materialmente come, per esempio,
l'astrolabio, il primo strumento capace di misurare l'altezza a distanza.
Insomma, chi studiava a Chartres apparteneva a quella che potremmo
definire una comunit internazionale di dotti(7). Fulberto era conosciuto
dai suoi allievi come il venerabile Socrate e il XII secolo vide
la sua scuola raggiungere lo zenith, il punto pi alto della sua espressione.
Gli insegnanti, maestri illustri, portavano i nomi di Bernardo di
Chartres, Gilberto de la Pore, Thierry di Chartres e Giovanni di Salisbury,
studiosi rinomati in tutta la Francia, capaci col loro carisma di attirare
allievi da tutti gli angoli del Continente(8).
A buon titolo, si pu affermare che la gloriosa scuola di Chartres segn
la boa di separazione fra i Secoli Bui e le prime radici che si svilupparono
nel Rinascimento, perch  proprio con le carismatiche figure
di Bernardo di Chiaravalle e di Abelardo da Parigi che la ferrea diga
del monopolio della cultura, fino a quel momento prerogativa esclusiva
del clero, incomincia a incrinarsi per aprirsi al mondo, verso l'esterno.
Fu infatti presso questi saggi che i grandi autori della Grecia classica
vennero poco a poco riscoperti e veicolati nel flusso degli studi filosofici
europei(9). In merito ai grandi pensatori cos si esprimeva Bernardo:
Se qualcuno di noi ha spinto il suo ingegno oltre il loro, non  per merito
di una maggiore acutezza della nostra visione, ma soltanto perch
grazie a loro siamo stati sollevati ad altezze prodigiose di pensiero. In
realt, noi siamo soltanto dei nani che posso scorgere lontano perch
stanno sulle spalle di giganti(10).
La diffusione della conoscenza dei classici greci, delle scienze matematiche,
geometriche e delle conquiste intellettuali degli antichi insegnate
a Chartres penetr nella consapevolezza culturale dell'Europa del
tempo in un moto alquanto singolare. Quando le antiche, originarie
scuole nestoriane erano state bandite dall'Europa, avevano trovato possibilit
di rifugio in terre che sarebbero state dominate dall'Islam. Come
 noto, l'Islam teneva in modo particolare alla cultura e incentivava, con
grande apertura di vedute, ogni genere di studi. Non solo venivano recuperati
dalla notte dei tempi trattati e manoscritti filosofici, letterari e matematici,
ma anche, con grande interesse, le opere di natura scientifica.
Era cos capitato che - quasi paradossalmente - la riscoperta delle radici
della cultura classica da parte dell'Europa era avvenuta pi attraverso
i Mori di Spagna che non per merito di una sua propria iniziativa. I grandi
classici non vennero tradotti dal greco antico, ma dall'arabo, per opera
dei grandi saggi e studiosi ebrei che potevano vivere senza essere perseguitati
nei territori e nelle nazioni governate dall'Islam.
Viene spontaneo domandarsi: quale fu il percorso lungo il quale venne
traghettata questa conoscenza dalla Spagna a Chartres? Credo che il
collegamento sia intuibile: per il tramite delle dinastie Rex Deus. Una
prova che corrobora questa ipotesi si trova quando veniamo a sapere
che sotto le apparenze di quelle che erano dette le sette arti liberali -
vale a dire grammatica, dialettica, logica, musica, matematica, geometria
e astronomia - Fulberto in realt tracciava i sette gradini dell'iniziazione
esoterica secondo la tradizione delle scuole egiziane, quella
stessa strada iniziatica che era stata intrapresa e conservata da tempo
dalle ventiquattro famiglie ma'madot dell'antico Israele e dalle dinastie
Rex Deus, sparsesi in tutta Europa(11). Veniamo cos a sapere che Bernardo
di Fontain non era stato il primo membro delle genealogie del Rex
Deus a occupare un posto ecclesiastico importante grazie al quale insegnare
senza timori le antiche conoscenze, ma che prima di lui gi sotto
le direttive di Fulberto, le scuole misteriche di Chartres praticavano un
percorso iniziatico eretico, abilmente camuffato per sfuggire alle persecuzioni
della Chiesa.
Se, all'epoca, qualcuno si fosse chiesto: Da dove arriva la civilt?,
la scuola neoplatonica di Chartres avrebbe risposto in coro che essa deriva
e scaturisce dalla parola eterna del Nous o mente divina e che si
 manifestata tramite l'animus mundi o anima del mondo, per rendersi
visibile alla realt della materia(12). In questo modo
l'antico, ma considerato eretico, concetto della sacra gnosi veniva paludato sotto vesti accettabili
persino dalla Chiesa di Roma. Una delle opere pi straordinarie
che dobbiamo alla scuola di Chartres si intitola Cosmographia e
porta la firma di Bernardo Sylvester. Si tratta di un'opera in cui si esalta
la creativit che regna nell'universo, dimostrando che era stato dal
caos primordiale che l'ordine era andato a definirsi scaturendo dall'essenza
eterna. Cos scrive Bernardo: Il tempo sembra una ruota che gira
nell'eternit e l'eternit si esprime tramite il tempo. Tutto ci che si
muove ed esiste  soggetto al tempo, ma  nell'eternit che tutto si contiene
e nasce nella vastit del tempo infinito ed  nella stessa eternit
che ogni cosa si risolve(13). Indubbiamente, in ogni suo particolare, la
cattedrale di Chartres ci ricorda proprio questi concetti.
La cattedrale romanica di Fulberto
Quando nel 1020 un devastante incendio aveva distrutto l'antica chiesa,
Fulberto si era subito messo all'opera per stilare un programma di ricostruzione,
sorretto finanziariamente da quegli stessi principi e nobili
che erano i primi sponsorizzatori della sua scuola teologica. Fra questi
ricordiamo il re Roberto, il sovrano capetingio di Francia, e gran parte
della nobilt delle famiglie Rex Deus del Nord della Francia, come per
esempio il duca di Aquitania(14). Fulberto non fece tempo a vedere completata
la nuova cattedrale, che venne inaugurata dal suo successore,
Thierry di Chartres nel 1037, otto anni dopo la sua morte. A questo punto
della storia, il personaggio centrale, carismatico della scuola iniziatica
di Chartres diventa uno che era stato fra i suoi allievi, un altro membro
illustre di una famiglia Rex Deus, Bernardo(15), il quale continu l'insegnamento
iniziatico, basandolo soprattutto sugli scritti del discepolo
prediletto, Giovanni l'Evangelista, il Divino. In questo modo la tradizione
e l'insegnamento da tempo sostenuto segretamente dalle dinastie Rex
Deus aveva incominciato a diffondersi nella societ e nella cultura dell'Europa
del tempo, arrivando a esercitare un'influenza enorme, assai
pi consistente di quanto si sia in genere propensi a ritenere.
La chiesa romanica voluta da Fulberto era larga e lunga quanto l'attuale
cattedrale, venuta in un secondo tempo. Nel secolo successivo alla sua
morte, i maggiorenti della cattedrale decisero di arricchire ulteriormente
il corpo di fabbrica con un fronte occidentale che riflettesse la crescente
importanza di quel centro di pellegrinaggio e, quando un altro incendio
aveva raso al suolo tutti gli edifici che si affacciavano nei pressi di questo
lato della chiesa, il vescovo Goffredo di Lves diede il via a un'iniziativa
storica(16). Decise che il rinnovato aspetto esteriore della cattedrale
avrebbe assunto i connotati del nuovo stile architettonico, il gotico, gi
sviluppato a St. Denis, a Parigi sotto la supervisione dell'abate Suger.
Dapprima era stata innalzata una grandiosa torre sul fronte nord occidentale,
cui ne era seguita una simile sul versante sud occidentale. Fra
queste due strutture imperanti era quindi sorta la facciata che oggi possiamo
ammirare, comprensiva del Portale dei re, con il triplice ingresso
gotico sormontato da archi acuti. Questa nuovissima facciata venne
realizzata lievemente discosta dal precedente corpo di fabbrica romanico
voluto da Fulberto e a esso unita tramite una struttura vestibolare di
collegamento. Lo studioso francese Lanore ha dimostrato, grazie a una
serie di studi pubblicati sulla Revue de l'Art Chrtien, che alcuni degli
scultori che avevano creato il magnifico portale reale erano giunti a
Chartres nel 1145 direttamente dall'opera di St. Denis(17).
Si trattava di un gruppo di artisti straordinari, che stavano portando in
giro per l'Europa un movimento che avrebbe informato tutto il XII secolo
e oltre. Nel caso di Chartres, con la loro arte essi espressero anche,
in forma velata, i segreti iniziatici dell'omonima scuola. Con l'esaltazione
della figura della Vergine Maria nel potente simbolismo della
nuova facciata occidentale della cattedrale, essi contribuirono in modo
formidabile a riportare in auge il principio dimenticato dell'Eterno
Femminino, gi comparso nelle liriche e nelle ballate dei trovatori nell'eretica
terra della Linguadoca. Ma - fatto forse ancora pi importante
- questi artisti, guidati dalle sapienti direttive dei membri illustri delle
famiglie Rex Deus, furono i veri artefici della definizione di una delle
caratteristiche pi peculiari del secolo: la riscoperta e la trasformazione
della mitologia pagana(18). Il professore americano di mitologia Joseph
Campbell parla di questo periodo come di un momento in cui il mito
ebbe a cambiare la propria funzione, spostando la societ da un immobilismo
ingessato verso una forza nuova, rivoluzionaria
e radicale(19).
Questa innovazione, radicale e rivoluzionaria,  facilmente sperimentabile
quando si osserva il fronte occidentale della cattedrale di Chartres
con il suo triplice ingresso. Nascosti, seppure evidenti, ma intuibili
soltanto dagli iniziati compaiono gli spunti vitali, quei concetti che
adombrati dal simbolismo ridondano nel triplice portale e dove la mano
dell'eresia ha lasciato in eredit ai posteri e a chi era in grado di intendere
un messaggio ben differente e lontano da quello canonico. Assai
bizzarramente si concretizzavano le parole del Vangelo di Marco,
quando leggiamo: Poich non v' nulla che sia nascosto se non in vista
d'esser manifestato; e nulla  stato tenuto segreto se non per essere
messo in luce(20). Come vedremo, la scultura era la forma
artistica prediletta per esteriorizzare e concretizzare il
linguaggio gnostico della
tradizione da parte della cosiddetta Compagnonnage in Francia e delle
numerose gilde massoniche e fratellanze varie diffuse un po' ovunque.
La facciata occidentale, un tempo gi ingresso della chiesa romanica
dell'XI secolo di Fulberto, si spalanca su tre grandi entrate. Al centro si
trova la porta principale, cerimoniale, che l'autore francese Charpentier
indica come la Porta della Fede Mistica(21). Sopra, il timpano  dominato
dalla figura di Ges, scalzo nella gloria del trono, la mano destra benedicente
mentre la sinistra regge un libro, una Bibbia. Per sottolineare
la sua condizione divina, Ges  sormontato da un nimbo, un alone,
contenente una croce. Ecco qui uno dei primi riferimenti che balzano
subito all'occhio e che possono essere colti soltanto da un iniziato: la
croce che sta dietro il capo di Cristo  una croce templare, la cosiddetta
croix cleste, la croce della conoscenza universale o della gnosi. Un'aureola
conferma e ribadisce lo stato di divina sovranit di Ges. Attorno
alla sua figura assisa stanno le superbe sculture dei quattro evangelisti.
Accanto alla mano destra benedicente del Cristo compare un angelo che
rappresenta san Matteo; sotto si nota un leone alato, simbolo di san Marco.
A livello della spalla sinistra di Cristo spicca una grande aquila, a
raffigurare il prediletto fra gli apostoli, il divino, ispirato san Giovanni,
mentre accanto c' un bue alato a raffigurare san Luca. Sopra il timpano,
nell'archivolto, sono scolpiti degli angeli, le bestie e i ventiquattro anziani
dell'Apocalisse che tributano gloria e onore a Colui che sta in trono,
Colui che vive in eterno e per sempre. Nell'architrave che sta sotto
il timpano compaiono i dodici apostoli, seduti a gruppi di tre e, a ciascuna
estremit, due altre figure: i profeti Enoch ed Elia.
La porta di destra  conosciuta come il Portale della Nascita. Il timpano
 dominato dalla figura di Maria, l'incarnazione cristiana della Grande
Madre divina, assisa in trono, il figlioletto in grembo, fra le pieghe
della veste, in un'iconografia che ricorda la Vergine Nera della cripta di
Notre-Dame Sous Terre(22). La figura seduta di Maria, regina dei cieli, 
affiancata da quella di due angeli. Attorno a loro, all'interno dell'archivolto
o nelle curve degli archi, dopo la rappresentazione dei due
segni zodiacali dei Pesci e dei Gemelli, compaiono i simboli delle sette
arti liberali e dei grandi saggi che le avevano riportate alla coscienza storica
e culturale della tradizione europea. Osservando il portale, da destra
verso sinistra, dopo i due segni astrali, la dialettica  rappresentata da
Aristotele, la retorica da Cicerone, la geometria da Euclide, la matematica
da Boezio, l'astronomia da Tolomeo, la grammatica da Donato e la
musica da Pitagora.
La figura di Pitagora offre un altro spunto segreto, in quanto egli non
era stato soltanto il filosofo celebre per la teoria della
musica e dell'armonia delle sfere celesti, ma anche il primo personaggio che la tradizione
della cultura europea aveva riconosciuto, oltre a ogni dubbio, come
un iniziato ai misteri dell'antico esoterismo egizio. Per questo la
sua scultura era da intendersi come un simbolo della corrente occulta
iniziatica; in effetti un'inclusione alquanto bizzarra e fuori luogo, se
considerata inserita in un contesto simbolico esclusivamente cristiano.
Quasi opposta diametralmente alla figura di Pitagora, ma collocata un
po' pi in alto troviamo un'altra allusione dal sapore eretico: la scultura
di due cavalieri che stanno dietro un escarboucle, lo scudo normanno a
forma di mandorla. Una presenza evidente che sembra essere la benedizione
ufficiale all'Ordine dei Cavalieri Templari, un'icona ritenuta eretica
dalla Chiesa romana. Sotto il timpano si scorgono due architravi. Nel
primo si vede la presentazione di Ges al Tempio, mentre nel secondo,
quello inferiore, leggendo da destra a sinistra, si vedono le
scene dell'Annunciazione, della Nativit e l'annuncio ai
pastori. Nel suo insieme,
l'intero complesso d'ingresso tradisce il credo neoplatonico professato
dai maestri della scuola esoterica, nell'unit di tutta la conoscenza insegnata
da Ges, ma mediata dalla madre nelle vesti di Sapientia, vale a
dire la gnosi, o conoscenza segreta, che promana direttamente da Dio(23).
La figura precristiana di Pitagora con il suo tintinnabulo rappresenta non
soltanto il principio dell'iniziazione, ma anche il rinnovato slancio verso
la paganit e la riscoperta della letteratura antica, cos come sostenute
dai maestri della scuola di Chartres, nella convinzione intima che l'universo
si fondasse su numero, peso e misura(24).
Il terzo ingresso, a sinistra e a nord del portale principale, chiamato da
Charpentier il Portale del Tempo o delle Et, presenta nel timpano la
scultura simbolica dell'Ascensione di Ges, affiancato e accompagnato
da due angeli. Nell'architrave sottostante si vedono degli angeli che
sembrano discendere in Terra per annunciare ci che sta scritto: Questo
Ges che  stato tolto da voi e assunto in cielo, verr nella medesima
maniera che l'avete veduto andare in cielo(25). Nell'archivolto che fa da
corona alla scena dell'Ascensione di Ges, compaiono i segni dello zodiaco,
accompagnati dalle rispettive attivit stagionali dell'anno. Si tratta
di un soggetto ben rappresentato anche nelle facciate occidentali sia di
Notre-Dame di Parigi che di Notre-Dame d'Amiens. A Chartres godono
di una posizione molto evidente, il che significa che erano soggetti da
esaltare e non da nascondere.
Le colonne che coronano tutti e tre gli ingressi del Portale del Re sono
decorate con sculture di personaggi biblici, ritratti ancora in stile romanico.
In origine erano raggruppate secondo uno schema 3-4-5e5-4
- 3; delle originarie ventiquattro figure ce ne sono rimaste
soltanto diciannove(26). Le due figure che si trovano all'estrema sinistra di chi osserva
sono attribuite a scultori della scuola di Etampes, il gruppo tutto a destra
 riconosciuto come opera dei gi citati maestri di St. Denis: mentre
la paternit delle figure centrali, di qualit decisamente superiore,  stabilita
nei maestri scalpellini e artisti di Chartres. Queste figure, come dire,
colonnari rappresentano i re e le regine di Giuda, la linea genealogica
ideale di Ges. Sono scolpite in modo mirabile, con i simboli del loro
stato e le vesti modulate in mille pieghe. Inevitabilmente, gli occhi di
chi osserva vengono fatalmente attratti dai volti di questi personaggi dai
quali traspare la classica serenit dell'iniziato, un senso esteriore di pace
e tranquillit.
A decorazione dei capitelli delle colonne che sorreggono i tre ingressi
del Portale Reale corre un fregio continuo nel quale si sviluppano trentotto
storie della vita di Maria, la madre di Ges. Sebbene realizzato con
arte, questo fregio continuo esercita un fascino speciale non tanto nel
particolare quanto nel suo insieme, tenuto anche conto che in alcune
parti le scene sono diventate pressoch indistinte, mutilate dal tempo e
dalle devastazioni degli uomini. Anche per questo l'ordine delle diverse
scene , almeno a prima vista, piuttosto confuso. Tendenzialmente
quando si cerca di interpretare le immagini o le storie di una scultura o
di un fregio come in questo caso, si procede da sinistra verso destra, ma
qui, a Chartres, non  cos. Non  da escludere che le scene siano state
scolpite procedendo con ordine, tuttavia, chiss per quale motivo, non
sono poi state ordinate. La prima parte della sequenza inizia all'altezza
del portale centrale e termina a sinistra. In modo analogo, la seconda sezione
parte di nuovo dal centro ma termina a destra. Il segmento pi importante,
dal nostro punto di vista,  quello finale che inizia con la scena
dell'ultima Cena, visibile sulla parte frontale del capitello della colonna
che divide la porta centrale e la scena della Vergine collocata alla
sua sinistra, accanto alla parte terminale del fronte occidentale. L'Ultima
Cena - soggetto facilmente riconoscibile -  seguita dalla scena in
cui Pietro mozza l'orecchio a Malco. Accanto, ma non secondo una sequenza
cronologica, si vede Giuda che tradisce Ges con il bacio indicatore
che consente agli sgherri di riconoscerlo e arrestarlo. Poi, sempre
secondo un ordine scomposto, segue l'ingresso trionfale di Ges a Gerusalemme
in groppa all'asino; infine arriva la scena della sepoltura di
Ges cui segue la sequenza delle pie donne.
Questo straordinario fregio, posto cos in vista in una posizione primaria
proprio sopra l'ingresso principale della cattedrale, trattiene in s
qualcosa di misterioso. Analizzarlo  impresa complessa e difficile, a
causa del disordine con cui le scene si succedono e per la mancanza di
coesione cronologica fra le stesse. Per non  questo che intendo sottolineare.
Ci che voglio dire  che fra le oltre 200 figurine che
animano il fregio nelle trentotto scene importanti della vita
di Ges e di sua madre,
non esiste la rappresentazione del vero momento topico, vale a dire
la Crocifissione. E pensare che questa cattedrale, come la maggior
parte,  dedicata alla grazia di Cristo, il quale, stando all'insegnamento
della Chiesa,  morto in croce sul Calvario per la redenzione dei nostri
peccati! Credo che davanti a tanto, chi, come noi, immagina che il caotico
disordine col quale le scene del fregio in questione sono state rappresentate
sia frutto di un intervento deliberato appositamente per
confondere le idee e trasmettere in realt un messaggio sottile e segreto,
possa essere non solo compreso ma anche perdonato.
Un concetto eretico, che viene ripetuto in modo evidente in altre parti
della chiesa. Perch, mentre le immagini di Cristo in varie situazioni si
succedono e si moltiplicano - come nella colonnina centrale che separa
le porte dell'ingresso meridionale; nel timpano della porta di destra, fra
le figure di Giovanni e della Madonna; affiancato da due angeli nella
porta di sinistra detta dei Cavalieri oppure nelle tante altre scene della
sua vita sulla facciata a settentrione - non se ne rintraccia neppure una
databile tra il XIII e il XIV secolo che riprenda la Crocifissione o anche
soltanto vi alluda!(27). Non c' dubbio che questa deliberata omissione 
frutto di un'impronta templare. La sola raffigurazione della Crocifissione
di Ges compare in una vetrata, risalente al XII secolo, che si apre
sulla facciata occidentale, la grande finestratura detta della Passione e
Resurrezione del Cristo.
Questa mancanza, quasi deplorevole verrebbe da dire, di una sola
scultura che commemori il cuore centrale del dogma cristiano, fu
senz'altro qualcosa di voluto, di intenzionale. Siamo al cospetto di un
riflesso della tradizione templare, secondo il quale Ges sarebbe tornato
in vita, ma non risorto. Questo messaggio, sottile ma fondamentale,
derivato dall'insieme dei riferimenti esoterici e dal simbolismo segreto
che troneggia sul fronte occidentale della cattedrale di Chartres, indica
una cosa in specifico, un punto fondamentale: la cattedrale trattiene segreti
trascritti in codice, richiede una visione occulta, del tutto improponibile
per chi non  addentro ai misteri e leggibile in modo corretto
solo da chi ha la conoscenza dell'iniziato.
Nel 1194, sebbene i mastri costruttori stessero realizzando capolavori
eterni in ogni angolo d'Europa, a Chartres superarono se stessi. Una
volta presa la decisione di ricostruire la facciata occidentale della cattedrale,
le due grandi torri e il portale reale stabilirono una linea di base
da cui organizzare il resto della costruzione. La realizzazione del corpo
centrale e delle navate si sarebbe dunque concretizzata partendo dal
fronte ovest, poggiando sulle fondamenta della precedente basilica romanica
e per tutta la sua estensione, cos da ricomprendere anche la
cripta della cattedrale di Fulberto. Sul lato orientale della nuova costruzione
la preesistente cripta sarebbe stata rinforzata con una serie di robusti
costoloni gotici al fine di sopportare il tremendo peso aggiuntivo
costituito dal nuovo ambulatorio e dalle cappelle absidali disposte radialmente.
Su questo stesso fronte, il fabbricato non avrebbe potuto
espandersi oltre a causa della conformazione geologica del terreno, che
discendeva in una scarpata piuttosto ripida verso il corso del sottostante
fiume Eure. Una volta portati a termine gli abbellimenti e le decorazioni
del fronte occidentale, le attenzioni dei costruttori si sarebbero
quindi spostate sulle pareti laterali nord e sud e sul grande transetto
centrale, collocato fra la navata principale e il coro(28).
Nel corso degli anni si sono versati fiumi di inchiostro e spese montagne
di parole per cercare di definire con esattezza al genio di quale costruttore
o architetto poter assegnare la meraviglia della cattedrale di
Chartres. Chi fu colui che diresse i lavori della ricostruzione, portandoli
a compimento nel relativamente breve arco di soli trentacinque anni?
La risposta  articolata, perch, contrariamente a quel che di norma accade
nella realizzazione delle architetture moderne d'oggi, nel caso di
Chartres non si deve quasi certamente parlare di un solo artefice. Al
contrario - stando a quanto sostiene lo studioso Eric Gill - questo vero
capolavoro dell'arte gotica sarebbe stato progettato da diversi costruttori,
succedutisi nel tempo a seguire le opere, con idee architettoniche
di volta in volta adeguate alle richieste del clero imperante e al servizio
del lucroso commercio legato ai pellegrini che andavano numerosi a visitare
la cattedrale. Le decorazioni erano dettate dalla dottrina emergente
in quegli anni. Gill afferma: La sola differenza fra un ingegnere
progettista d'oggi e un architetto costruttore medievale sta nel fatto che
quest'ultimo governava e dirigeva una pletora di lavoratori, artigiani e
artisti che condividevano, tutti quanti, il suo entusiasmo realizzativo e
ne comprendevano appieno il linguaggio creativo e architettonico (essendo
cresciuti tutti nella stessa atmosfera e nutriti con gli stessi convincimenti)
e anche perch nessuno era esentato da compiti importanti
e di responsabilit...(29).
Passando dalla mirabile facciata occidentale al porticato del transetto
settentrionale, se si pone attenzione all'analisi critica ci si rende conto
di alcune anomalie architettoniche e progettuali. La pi evidente  il
gruppo di sostegni di rinforzo gotici costituito da archi acuti e pinnacoli
istoriati che si distacca dagli archi romanici delle finestrature della
cripta, anche se, ovviamente, i punti di squilibrio cui si  fatto cenno sono
ben pi numerosi. L'architetto australiano John James ha trascorso
alcuni anni a Chartres cercando di studiare a fondo ogni pietra raggiungibile
della cattedrale e dalla sua analisi  emerso che l'intera costruzione
 ricchissima di posizionamenti non corretti, neppure di difficile
percezione per un occhio clinico. I combaciamenti delle pietre terminali
delle varie strutture sono sempre approssimativi; raramente le ogive e
gli ovali che costellano finestre e archi risultano fra loro identici; le
strutture di finestre, colonne, pilastri e pinnacoli sono tutte e sempre diverse
fra loro e tanto vale anche per i motivi e gli elementi decorativi.
Pilastri e rinforzi della navata principale sono possenti e immensamente
solidi, mentre quelli del coro sono leggerissimi ed eleganti. Questo
disegno, apparentemente caotico, sembra quasi compendiarsi nel momento
in cui ci si applica alla considerazione dei portici e delle finestre
dei transetti sul fronte a nord e sud. James  stato in grado di verificare
che per arrivare al termine della costruzione ci sono volute almeno
trenta campagne di lavori, condotte da non meno di nove diverse compagnie
di costruttori(30). Tuttavia, il vero miracolo consiste nel fatto che,
malgrado tutta questa apparente confusione e disorganizzazione costruttiva
siano quanto mai tangibili e visibili, l'effetto che la cattedrale
genera in chi l'osserva  profondamente mistico e suscita un forte senso
di unit e coesione.
Esaminando le sculture che decorano i porticati dei transetti sul fronte
nord e sud non possiamo non condividere il commento di Viollet
le Due, quando scrive: La quantit di intelligenza,
conoscenza, maestria
ed effetti, ed esperienza pratica che venne impegnata nella realizzazione
di questi due porticati di Chartres, sarebbe a mio avviso bastevole
per decretare la gloria imperitura di un'intera generazione di artisti(31).
Questi manufatti non stabiliscono soltanto la gloria di un manipolo di
grandi scultori, ma inneggiano in modo eloquente ai dogmi della Chiesa
e anche ai loro contenuti esoterici, sottolineando in modo inequivocabile
la continuit esistente fra la tradizione iniziatica dell'antico Egitto
e gli insegnamenti di Ges. Inoltre, troviamo due importanti esempi
di sculture di grande interesse esoterico, che passano in genere sotto silenzio,
disposte sulle colonne che sostengono il baldacchino del porticato
settentrionale. Si tratta di due sculture che nascondono un messaggio
da trasmettere.
La prima  una singolare rappresentazione dell'Arca dell'Alleanza che
viene trasportata da un carro. La Bibbia ricorda come questa
preziosa reliquia venisse trasferita sempre ricorrendo all'uso di lunghe
aste di legno e non su un carro e dunque viene spontaneo immaginare
che questa raffigurazione abbia a che vedere non con tempi biblici,
quanto con momenti storici pi recenti. Questa scultura, unita a una leggenda
esoterica di antichissima data, ha spinto Trevor Ravenscroft e me
a scrivere in un nostro libro:
In origine i primi Cavalieri Templari avevano trovato alloggiamento in quelle
che nell'antichit erano state le celebri stalle di re Salomone, nelle fondamenta del
Tempio distrutto. Era l che la gloriosa Arca dell'Alleanza aveva trovato rifugio e
riparo, sottratta alla furia distruttrice delle legioni romane di Traiano. Ugo di
Payns, fraterno amico di Chretien di Troyes, era stato il prescelto al recupero dell'Arca
e al suo trasferimento in Europa, dove sarebbe poi stata ospitata e segretamente
occultata nella cattedrale di Chartres(32).
Qualche anno dopo la pubblicazione di questo nostro commento, gli
storici della Massoneria, Christopher Knight e Robert Lomas hanno
rintracciato delle valide indicazioni per corroborare e confermare il nostro
pensiero e le nostre conclusioni. Essi affermano che i Templari
giunti a Gerusalemme avevano ritrovato l'Arca dell'Alleanza e anche
una serie di preziosi documenti, alcuni forse duplicati di quelli che sono
stati trovati a Qumran, presso il Mar Morto. I due autori sono convinti
che anche questo materiale sarebbe finito a Chartres(33) e in altri
luoghi custoditi dalle famiglie Rex Deus. Dopo la terribile e brutale
soppressione dell'Ordine Templare, tutti questi documenti sarebbero
stati raccolti e trasferiti in gran segreto presso la cappella di Rosslyn, in
Scozia, che - stando a Knight e Lomas - sarebbe stata costruita appositamente
per custodire questi oggetti, considerati i pi preziosi manufatti
e documenti della storia del mondo(34). In questo senso esisterebbe un
forte collegamento fra due dei pi importanti e sacri luoghi della tradizione
esoterica europea (Chartres e Rosslyn).
Questi due mirabili edifici sarebbero stati dunque innalzati per conseguire
la stessa finalit. Dal punto di vista esoterico, si tratta di due luoghi
di culto cristiano decorati in modo ridondante e ricchi di infinite allusioni
al sapere dell'iniziazione gnostica. Oltre a questa maschera di
facciata e ai segreti custoditi in una loro lettura a livello di simbologia
esoterica, queste due chiese condividono anche un altro aspetto.
Come si  detto, sono state costruite per contenere delle reliquie preziose.
Ambedue esternamente sono a dir poco accecanti e questo venne
realizzato apposta per sviare e distogliere l'attenzione dal loro autentico
scopo, quello di fungere da contenitore. Esiste, ovviamente, una
profonda e mistica differenza fra il contenitore e il contenuto, perch 
ci che vi  segretamente occultato che vale infinitamente di pi. In origine,
il primo luogo di ricovero era stato la cattedrale di Chartres, dopo,
quando la furia del papa e del re di Francia aveva cancellato l'Ordine
del Tempio, il compito era passato alla cappella di Rosslyn.
Altre sculture dimostrano quanto sia importante e fondamentale applicarsi
con grande attenzione quando si analizzano cattedrali e chiese del
calibro di Chartres e Rosslyn. Alla base di alcuni pilastri che sostengono
il baldacchino del portico settentrionale di Chartres  scolpita la cosiddetta
croix fleury racchiusa all'interno di un cerchio. Questa croce e
altri motivi decorativi, risalenti all'inizio del XIII secolo, sono piuttosto
insoliti e, di norma, sempre collegabili a luoghi e a edifici posti sotto il
patronato di una delle famiglie Rex Deus. Questa particolare croce era
l'emblema dell'Ordine cavalleresco del Fleur-de-Lys (giglio), considerato
una gemmazione pressoch diretta di un precedente Ordine, quello
della Mezzaluna fondato dal re Renato d'Angi. L'adesione al moderno
Ordine del Giglio avviene per inviti e, in teoria, si tratta di un organismo
aperto a tutti coloro che godono di una buona posizione. Viceversa, per
poter rivestire una qualche carica al suo interno  necessario vantare
una discendenza accertata da determinate famiglie e lignaggi, tutte appartenenti,
per via ereditaria, alle case Rex Deus. Dunque anche in questo
caso specifico, un simbolo dall'aspetto apparente del tutto innocuo
nasconde in realt un messaggio segreto, vale a dire che le famiglie Rex
Deus segnalavano la loro immanenza sin dagli inizi del XIII secolo.
I transetti nord e sud della cattedrale sono disposti fra loro in modo tale
da dare vita a una serie interconnessa di temi simbolici. La creazione
e il peccato originale sono celebrati nell'archivolto esterno dell'ingresso
centrale del portico settentrionale, mentre sul timpano compaiono la
morte, l'assunzione e l'incoronazione della Vergine Maria, intesa come
regina dei cieli. Questo ingresso, conosciuto come Portale degli Iniziati,
 affiancato da due file di statue di dimensioni considerevoli, composte
ciascuna da cinque soggetti che, stando all'interpretazione canonica
cristiana, raffigurano alcuni fra i temi fondamentali di cui gi abbiamo
parlato nei precedenti capitoli: l'eredit spirituale del cristianesimo
presente nel giudaismo dell'Antico Testamento e la prefigurazione
della vita di Cristo, esposti con la tecnica del tipo e del suo corrispettivo
(Antico e Nuovo Testamento). Tuttavia, questi stessi simboli possono
essere soggetti a un'altra lettura, a una differente interpretazione pi
diretta ed esplicita, vale a dire quella che vede nel giudaismo biblico, e
di conseguenza nel cristianesimo, una diretta discendenza dall'Egitto.
Questo dimostrerebbe la continuit intercorsa tra il messaggio gnostico
dell'iniziazione egizia tramite l'Israele biblico, indicando nella figura
di Ges una componente integrale e fondamentale di questa corrente di
pensiero e insegnamenti.
La figura posta all'estrema sinistra rispetto all'ingresso principale 
quella di Melchisedec, il sacerdote di Gerusalemme a cui il patriarca
Abramo pagava le decime(35). Melchisedec tiene in mano un calice
al cui interno, stando a quanto scrive una delle guide pi autorevoli
di Chartres, Malcolm Miller, ci sarebbero del pane e
del vino(36). Accanto
al sacerdote spicca la figura di Abramo che ha davanti il figlio
Isacco, legato e pronto per essere sacrificato. Una mano paterna
 appoggiata sul capo del ragazzo che sta per essere immolato al
Padre Celeste in atto di obbedienza, prefigurazione del sacrificio di Ges,
il Figlio di Dio, sul Golgota. Sopra la testa di Melchisedec compare
il bassorilievo di un angelo, mentre il volto di Abramo  girato in quella
direzione, a indicare che il suo sguardo  rivolto proprio verso l'essere
celeste che sta scendendo dal cielo per comunicargli il
messaggio di Dio stesso, ossia che il sacrificio di Isacco non  necessario,
dal momento che lui, Abramo, ha ampiamente dimostrato di essere
obbediente al volere divino. Accanto al patriarca compare la figura di
Mos che stringe nelle mani le Tavole della Legge e un vincastro attorno
al quale si avvolge una serpe bronzea, uno strumento terapeutico
col quale era in grado di guarire coloro che venivano morsi da
serpenti velenosi, profetizzando l'operato di Ges che con il
suo sacrificio avrebbe sanato le ferite spirituali dell'umanit, come si legge nel
Vangelo di Giovanni: E come Mos innalz il serpente nel deserto,
cos bisogna che il Figliolo dell'uomo sia innalzato(37). Accanto a Mos
c' la statua del fratello Aronne con un agnello e un coltello sacrificale,
anche in questo caso prefigurazione dell'agnello pasquale. Aronne, da
parte sua, era l'antenato ancestrale della dinastia ebraica dei Cohen, i
sacerdoti di Israele. La statua del re Davide completa questa serie di figure
poste a sinistra della porta principale del porticato nord della cattedrale.
Davide  ripreso con una lancia in mano e, come fa notare qualcuno,
con sul capo una corona di spine, di nuovo prefigurazione del sacrificio
redentivo di Ges(38).
L'interpretazione esoterica di queste stesse statue presenta un andamento
diverso, una versione in linea perfetta con quella che  la comprensione
moderna e attuale della storia del popolo di Israele, dal tempo
di Abramo fino a quello del re Davide; una storia che sottolinea la
natura gnostica e iniziatica ininterrotta della spiritualit
ebraica, ereditata da Ges. Melchisedec, lungi dall'avere nel calice del pane e del vino,
nella mano sinistra avrebbe una coppa dalla quale spunta una pietra.
La pietra mistica caduta dal cielo, simbolo del Santo Graal, di cui ci occuperemo
nel prossimo capitolo. Nella sua qualit di re di Salem era indubbiamente
un egiziano, dal momento che in quel tempo Salem era
una provincia egizia.
L'interpretazione esoterica della figura di Abramo  simile a quella canonica
proposta dalla Chiesa, ponendo soltanto una maggiore enfasi
sull'importanza del messaggio che Dio invia per mezzo dell'angelo,
che  diverso. Dal punto di vista della corrente occulta della spiritualit
il sacrificio umano  qualcosa di vietato non solo per Abramo ma per
tutti coloro che da lui discenderanno, in ogni tempo e sempre, e non si
deve dimenticare che Ges era un ebreo devoto nonch un rabbi.
Nell'Antico Testamento pi e pi volte si descrive il dispiacere di Dio
quando qualcuno viola questo precetto. L'intera tradizione mistica giudaica
rinforza questo principio quando - e gi l'abbiamo ricordato - il
profeta Ezechiele preconizza che il giusto non avr da soffrire per i
peccati degli altri. Egli non morir: L'anima che pecca  quella che
morr. Il figliolo non porter l'iniquit del padre e il padre non porter
l'iniquit del figliolo(39). Pertanto, in questa luce, che pensare del sacrificio
dell'innocente profeta Ges, che si lascia uccidere per i peccati
dell'umanit? Non solo non rispetta la regola imposta ad Abramo, ma
contraddice anche le parole del profeta Ezechiele.
Ancora una volta, siamo richiamati al messaggio che costituisce il
cuore del credo spirituale segreto e sotterraneo delle dinastie Rex Deus:
Ges  venuto per rivelare non [il corsivo  mio] per redimere. E ci
che  venuto a rivelare  un percorso iniziatico di grande antichit e suprema
potenza, che esige da chi lo abbraccia una vita fondata, in modo
fermo e risoluto, su principi di dirittura morale, fratellanza, verit e giustizia.
La figura di Mos che stringe il vincastro del suo incarico indica
in modo chiaro che egli era un faraone e non un trovatello e che, al pari
del fratello Aronne che gli sta accanto e tutti i nobili reali egizi, era un
iniziato al tempio dei misteri. Un'altra possibile interpretazione esoterica
del bastone che ha il serpente avvolto tutto attorno potrebbe rifarsi al
mastro scalpellino, iniziato massonico, che lo realizz per ricordare il
wouivre, la parola che i druidi usavano per indicare le energie telluriche
del potere iniziatico.
La statua del re Davide completa e chiude questa serie che, sia a livello dei singoli personaggi ripresi sia su un piano globale, sottolinea l'eredit
egizia, il potere iniziatico della spiritualit della terra del Nilo e il
ruolo da questa giocato nella nascita e nello sviluppo del misticismo
giudaico nelle sue forme rituali di adorazione. Non per nulla questo ingresso
 detto Portale degli Iniziati, una definizione perfetta che 
riuscita a superare secoli di ostracismo da parte della Chiesa che ancora
oggi continua a considerare la tradizione del sapere iniziatico alla stregua
di un'eresia imperdonabile.
La serie di statue che si presentano sulla parte destra del Portale degli
Iniziati comprende, partendo da sinistra verso destra di chi osserva, il
profeta Isaia, Geremia, Simeone, Giovanni il Battista e san Pietro. Isaia
 colui che profet: Poi un ramo uscir dal tronco di Jesse e un rampollo
spunter dalle sue radici(40). Jesse (Isai) era il padre di Davide e
dunque un antenato diretto di Ges. Geremia, profeta della Passione di
Cristo,  raffigurato con una croce. Simeone, invece, tiene Ges in
braccio. Quando Maria e Giuseppe conducono Ges al Tempio perch
venga circonciso, Simeone lo prende in braccio e preconizza a Maria la
sua Passione, dicendole: ...e a te una spada trapasser l'anima(41).
Segue la figura di Giovanni il Battista, vestito con la classica rozza
pelle di cammello, i piedi nudi che schiacciano un dragone, simbolo
della vittoria del bene sul demonio. In mano, Giovanni tiene l'agnus
Dei, l'agnello di Dio che ha fra le zampe anteriori la croce, prefigurazione
del sacrificio di Ges sul Golgota, l'orifiamma, lo stendardo allungato
sormontato dalla croce, a simboleggiare la vittoria e il prevalere
di Cristo sulla morte. Accanto a Giovanni ecco la statua di san Pietro.
Indossa il pettorale con le dodici pietre, simbolo della sua eredit sacerdotale,
e in mano stringe le chiavi del regno. Accanto a lui la statua del
profeta Elia che, mentre sta per essere rapito in cielo,  ripreso nell'atto
di porgere il suo mantello a Eliseo.
Sotto il profilo della spiritualit iniziatica, le figure importanti di quest'altra
serie di statue sono quelle di Giovanni il Battista e del profeta
Elia. In termini esoterici, Giovanni, nelle sue vesti di
maestro e ierofante di Ges, rappresenta il ponte umano fra la conoscenza sacra o gnosi,
simboleggiata dal dragone alato, e Ges, rappresentato Dall'agnus Dei,
un simbolo importantissimo fra i Cavalieri del Tempio. Nella tradizione
sufi, Elia e Giovanni il Battista sono riuniti nell'unica figura mitologica
di El Khidir, a cui la tradizione riconosce una traccia esoterica verso
l'illuminazione che, stando al mitologo e poeta Robert Graves,
predaterebbe di alcuni millenni l'avvento dell'Islam(42). Ne consegue che in
questi due personaggi si ritrova la confluenza fra due delle pi antiche
e rinomate tradizioni iniziatiche spirituali del mondo. Ovviamente,
questa associazione presenta delle ramificazioni piuttosto complesse,
perch - come avremo modo di vedere meglio pi avanti - la dottrina
proposta da El Khidir chiama in causa la sorgente primigenia del Sufismo,
evocando la figura di Tammuz, il dio babilonese risorgente, e il
mitologico san Giorgio, in questa prospettiva due figure solo
apparentemente diverse, bens un solo soggetto mitologico semplicemente paludato
con abiti e corredi differenti.
L'ingresso centrale del portico meridionale della cattedrale  dominato
dalla figura assisa di Ges, le mani alzate e benedicenti, le palme
delle mani bucate coi segni delle stimmate, richiamo indiretto alla Crocifissione.
Il tema  ulteriormente rinforzato dai due angeli che gli stanno
ai lati, che portano gli strumenti del suo sacrificio. Nell'architrave
sottostante compare la scena del Giudizio Finale, dove i santi e i dannati
sono separati e si avviano, rispettivamente, sulla strada della felicit
eterna e della dannazione perenne. Risulta singolare che
questa scena, che nelle altre grandi cattedrali occupa, troneggiando, la
facciata occidentale, quella pi importante, nel caso di Chartres sia invece
relegata nel porticato di un fronte laterale.
La figura centrale dell'insieme  Ges nell'atto di predicare. Poggia i
piedi nudi su un dragone e un leone che, mentre nella tradizione iconografica
della Chiesa sono il diavolo che viene sconfitto, in quella gnostica
raffigurano invece la fonte del sacro sapere. In due file, composte
da sei figure ciascuna, poste ai lati dell'ingresso sono ripresi i dodici
apostoli, ciascuno, quando il caso, corredato con gli strumenti del proprio
martirio: Giacomo, il fratello di Ges, una mazza; Pietro, che ha le
chiavi del regno, una croce come sant'Andrea. Altri quattro hanno delle
spade: Simone, Giuda, Filippo e Tommaso. La giovanile immagine
di san Giovanni presenta un calice, forse il Santo Graal. Giacomo il
Grande  associato alla conchiglia pettine, legata per tradizione al bordone
dei pellegrini che si recavano al santuario di Santiago di Compostela,
mentre Bartolomeo  raffigurato con un coltello spezzato. E cos
nel porticato meridionale della cattedrale si ritrovano simboli e personaggi
consacrati dalla tradizione della storia della Chiesa, anche se, dal
punto di vista esoterico, si fa riferimento al messaggio che Ges venne
non per redimere bens per rivelare, insegnare, condurre.
 Note.
1. Eric Gill, Work and Property.
2. Louis Charpentier, The Mysteries of Chartres Cathedral, London, rilko, 1972, p. 81 (trad. it.
I misteri della cattedrale di Chartres, Torino, Arcana, 1972).
3. Giulio Cesare, De bello gallico, IV.
4. mile Male, Notre-Dame de Chartres, Paris, Flammarion, 1983, pp. 8,9.
5. John Baldock, The Elements of Christian Symbolism, Shaftesbury, Element Books, 1997, p. 32.
6. Colin Ward, Chartres, th Making of a Miracle, London, Folio Society, 1986, p. 7.
7. Ivi,p. 8
8. Clervale, Les Ecoles de Chartres au Moyen Age, Paris 1895.
9. T. Ravenscroft - T. Wallace-Murphy, The Mark ofthe Beast, London, Sphere Books, 1997,
pp. 73,74 (trad. it. Il potere occulto della lancia del destino, Roma, Newton & Compton, 2003).
10. Citato da Giovanni di Salisbury nell'opera Mtalogique, III, 4, Patristica Latina, volume CX-
Cix, paragrafo 900.
11. T. Ravenscroft - T. Wallace-Murphy, The Mark of th Beast, cit., p. 75.
12. William Anderson, The Rise of th Gothic, London, Hutchinson, 1985, p. 23.
13. Winthrop Weatherbee, Bernardus of Chartres, p. 90.
14. Colin Ward, Chartres, th Making of a Miracle, cit., pp. 8,9.
15. T. Ravenscroft - T. Wallace-Murphy, The Mark ofthe Beast, cit., pp. 74,75.
16. Colin Ward, Chartres, th Making of a Miracle, cit., p. 9.
17. Citato da mile Male, Notre-Dame de Chartres, cit., p. 6.
18. William Anderson, The Rise of th Gothic, cit., p. 67.
19. Joseph Campbell, The Masks ofGod: Creative Mithology, London, Souvenir Press, 2001, pp.
3-9 (trad. it. Mitologia primitiva, Milano, Mondadori, 1985).
20. Marco 4: 22.
21. Louis Charpentier, The Mysteries of Chartres Cathedral, cit., p. 81.
22. T. Ravenscroft - T. Wallace-Murphy, The Mark ofthe Beast, cit., pp. 73.
23. Ian Dunlop, The Cathedrals Crusade, London, Hamish Hamilton, 1982, pp. 29-32.
24. William Anderson, The Rise ofthe Gothic, cit., p. 93.
25. Atti degli Apostoli 1,11.
26. Malcolm Miller, Chartres Cathedral, Andover, Pitkin Pietorials, 1992, p. 5.
27. Louis Charpentier, The Mysteries of Chartres Cathedral, cit., p. 165.
28. Colin Ward, Chartres, The Making of a Miracle, cit., p. 63.
29. Eric Gill, Work and Property, citato da Colin Ward in Chartres, th Making ofa Miracle, cit.,
p. 22.
30. Colin Ward, Chartres, th Making ofa Miracle, cit., pp.
25,26 e John James, The Master Masons of Chartres, London, D. S. Brewer, 1991.
31. Viollet Le Due, Dictionaire Raisonn.
32. T. Ravenscroft - T. Wallace-Murphy, The Mark ofthe Beast, cit., pp. 52.
33. Christopher Knight - Robert Lomas, The Hiram Key, London, Macmillan, 1996, pp. 271,
272 (trad. it. La chiave di Hiram. Milano, Mondadori, 1997).
34. Questo argomento costituisce il principio portante del libro di Knight e Lomas.
35. Genesi 14: 20.
36. Malcolm Miller, Chartres Cathedral, cit., p. 18.
37. Giovanni 3,14.
38. Malcolm Miller. Chartres Cathedral, cit., p. 20.
39. Ezechiele 18: 17-21.
40. Isaia 11: 1.
41. Luca 2: 33.
42. Tratto dall'introduzione a firma di Graves del libro di Idris Shah, The Sufis, London, Jonathan
Cape & Co., 1969.


Capitolo 11.
Il mistico interno della cattedrale di Chartres

La prima volta in cui, passando attraverso il grande Portale dei Re, ho
messo piede all'interno della cattedrale di Chartres mi ci sono voluti alcuni
istanti per abituare la vista all'inaspettato cambio di luce. Fuori era
una bella giornata di sole, ma una volta dentro sono stato letteralmente
trafitto. Mi si  spalancata davanti una luminosit speciale, improvvisa,
dalle sfumature opalescenti bluastre e rubino che, riflettendosi sui fasci
di colonne e pilastri li rendeva come vibranti di energia vitale. Le grandi
vetrate trasformavano la luce solare esterna in un caleidoscopio indistinto
di colori che si andavano a mescolare con le tonalit naturali della
pietra e le ombre che i grandi pilastri proiettavano sul pavimento e
nell'aria, dando vita a un'atmosfera pulsante di luce dai sottili colori.
Le vetrate della cattedrale di Chartres non reagiscono alla luce nello
stesso modo dei vetri normali, perch mano a mano che la luce del sole
nell'arco del giorno attiva le loro varie e diverse gradazioni  come se i
raggi che vi passano attraverso si trasformassero e il vetro stesso diventasse
di per s una fonte preziosa di luce straordinaria.
Queste grandi vetrate furono create dai mastri vetrai ricorrendo a tecniche
e a conoscenze scientifiche frutto della tradizione gnostica riscoperta
dai Cavalieri Templari durante il loro soggiorno in Terra Santa(1).
Infatti, la prima menzione storica accreditata in cui si parla della creazione
di vetri di questo tipo fa capo all'attivit di adepti gnostici, come
per esempio il grande poeta persiano Omar Khayam, e data l'inizio dell'XI
secolo.
Louis Charpentier afferma che furono proprio i laboratori di artigiani
persiani a creare questi vetri secondo formule alchemiche. Da qui, il
segreto della loro composizione era poi stato diffuso ad altri gruppi di
iniziati fino a raggiungere l'Europa grazie ai nove Cavalieri Templari
- i fondatori dell'Ordine - che avevano trasmesso questa preziosa conoscenza
ai Cistercensi. Questo vetro speciale era fatto per neutralizzare
o, meglio, filtrare i raggi di luce e le particelle luminose dannose
per la naturale e innata capacit dell'uomo di dedicarsi
all'attivit spirituale(2). Il filtraggio selettivo dei raggi
solari crea una frequenza luminosa
che ha il potere di armonizzarsi alla perfezione con le vibrazioni
naturali caratteristiche delle cellule corporee umane, amplificando al
massimo l'effetto dell'energia iniziatica(3).

Le vetrate di Chartres.

Nelle grandi vetrate della cattedrale di Chartres si contano 179 gruppi
di vetri legati a piombo, per una superficie complessiva di oltre 2000
metri quadrati del pi straordinario e glorioso vetro che il mondo abbia
mai veduto. Le sole parti vetrate non autentiche sono quelle che, gioco
forza, hanno dovuto rimpiazzare i vetri originali andati distrutti o rimossi
per varie cause. Per esempio, quelli fatti sostituire nel XVIII secolo dai preti della cattedrale per consentire una maggiore luminosit sull'altare
maggiore, oppure quelli andati distrutti durante la Rivoluzione
francese. La quasi totalit dei vetri di Chartres risale al XIII secolo, con
la sola eccezione delle quattro vetrate originarie, miracolosamente
scampate all'incendio del 1194(4). L'autentico miracolo di questi vetri -
oltre alla loro misteriosa qualit -  quello di essere riusciti a scampare
alle terribili minacce del tempo e dell'uomo: hanno superato indenni la
guerra dei cent'anni, la Rivoluzione francese e due guerre mondiali e
oggi si presentano avvolti nel mistero agli occhi di chi li osserva. Tuttavia
il loro scopo era semplicissimo, se stiamo a quanto scriveva l'abate
Suger di St. Denis: Le pitture sui vetri devono esserci per il solo motivo
di mostrare alla gente semplice, che non  in grado di leggere le Sacre
Scritture, in che cosa deve credere. Ma, come sappiamo, Suger si
dilettava sia nella didattica che, soprattutto, nelle arti magiche e, quindi,
non pu fare a meno di aggiungere: ...per trasformare ci che  materiale
in qualcosa di immateriale e sottile(5).
Soffermarci in queste pagine su una descrizione completa delle vetrate
della cattedrale di Chartres esula dalle finalit di questo libro; se
qualche lettore avesse desiderio di approfondire questo mistero e le meraviglie
tecnologiche dei tempi medievali, consiglio di leggere uno dei
pregevoli testi scritti sull'argomento da Malcolm Miller. Questo autore
ha dedicato circa trent'anni della sua vita allo studio della cattedrale ed
 senza alcun dubbio la suprema autorit del mondo anglosassone in
merito ai vetri di Chartres.
Le vetrate pi straordinarie della cattedrale sono i tre grandi rosoni
che si affacciano sul fronte occidentale e sui transetti a nord e a sud del
grande fabbricato. Disseminati un po' ovunque, si riscontrano molti altri
rosoni di dimensioni decisamente pi piccole, come, per esempio,
quelli che sovrastano le coppie di finestre allungate nella navata principale,
nei due transetti e nel coro. Poi ci sono le tantissime finestre ogivali
del fronte occidentale e dei due transetti che sommate a tutte le altre
fanno salire, come gi detto, al riguardevole numero di 179 le finestre
della cattedrale. Tutti questi vetri esercitano la loro sottile filtrazione
alchemica sulla luce in ingresso, massimizzando l'effetto iniziatico
della vibrazione tellurica che si diffonde all'interno della chiesa.
La geometria sacra gioca il suo ruolo nella composizione delle vetrate,
soprattutto nei grandi rosoni del fronte ovest e dei due transetti. L'architetto
John James  rimasto esterrefatto quando ha preso in considerazione
gli incredibili e ingarbugliati schemi geometrici del grande rosone
occidentale. Scrive:
Si tratta di un fantasmagorico e straordinario tour de force, dove cinque diversi e
separati sistemi di proporzioni ritmiche sembrano pulsare all'interno della grande
ruota... Troviamo le figure di un triangolo, un quadrato, un esagono e un gran numero
di stelle a dodici e ventiquattro punte, che sembrano essere state create secondo
questo ordine naturale. Si scorge un ottagono che si sviluppa in otto punti
che si ripetono per tre volte per dare forma a uno straordinario gioiello che quasi
offusca la vista. Poi, la figura finale  una stella infinita a ventiquattro punte, all'interno
della quale si pu viaggiare lungo ciascuna sua linea componente senza
che mai, anche solo per un tratto, si torni sulla stessa sezione e questo fino a raggiungere
nuovamente il punto esatto da cui si  partiti(6).
Questa vetrata unica, forse la pi bella e ammirata di tutta Europa, venne
installata nel 1215.  collocata sul fronte occidentale per raccogliere
i raggi del sole e presenta la raffigurazione del tema del Giudizio Universale.
La figura centrale  quella di Ges che mostra le piaghe della
Crocifissione.  circondato, tutto attorno, da tre serie concentriche composte
da dodici cerchi ciascuna. I cerchi della serie pi interna sono bellissimi
e mostrano forme ellittiche in cui sono rappresentate otto coppie
di angeli raggruppate due a due, a cui si intercalano gli ovali dei quattro
evangelisti(7). La serie di cerchi che sta al centro mostra gli apostoli, anche
in questo caso raggruppati a coppie; mentre nella serie pi esterna si
possono riconoscere scene tratte dall'Apocalisse
di Giovanni(8), colui che
 considerato il supremo iniziato agli insegnamenti di Cristo.
Il rosone del transetto settentrionale, quello che sovrasta il
Portale degli Iniziati ed  conosciuto come la Rosa di Francia, venne
donato dalla regina Bianca di Castiglia, la madre del re di Francia Luigi
IX, in seguito canonizzato come san Luigi. Bianca aveva tenuto la
reggenza del trono di Francia fra il 1126 e il 1236. Il rosone data 1230.
Se lo si fissa con attenzione, a un tratto sembra che incominci addirittura
a ruotare. Ecco che cosa ne pensa Colin Ward: Questa vetrata  una
sorta di esplorazione delle propriet del quadrato iscritto in un cerchio
e d origine a una spirale non vista che sembra collegarsi ai fori nella
struttura in pietra. Questo  lo schema di crescita che si manifesta nella
Natura(9).
In questo capolavoro non c' soltanto la geometria sacra. Ecco che cosa
scrive Fulcanelli: La rosa di per s rappresenta l'azione alchemica
del fuoco e della sua durata.  esattamente questo ci che gli antichi artigiani
intendevano creando le vetrate a rosone: dare il senso del movimento
della materia accelerata dal fuoco elementare, cos come si pu
osservare nella vetrata che sta sopra l'ingresso nord della cattedrale di
Chartres...(10).
Nel rosone posto a settentrione, l'attenzione di chi osserva si focalizza
sulla figura della Madonna col Bambino che sta proprio nel centro, circondata
da una serie di quattro pannelli rotondi dove compaiono delle
colombe a raffigurare lo Spirito Santo e altri otto decorati con angeli
assisi in trono. Anche in questo caso, come per il rosone occidentale,
siamo al cospetto di una mirabilia artistica, un insieme di immagini che
spinge letteralmente l'occhio dell'osservatore a posarsi sulla figura della
Vergine. Attorno a questa prima fascia vi sono altri pannelli
quadriformi in cui sono raffigurati gli antenati di Maria, i dodici re di Giuda.
Ancora attorno spiccano delle forme a quadrifoglio con gigli su
sfondo blu scuro, richiamo ai sovrani capetingi francesi che si dicevano
discendenti dal lignaggio ma'madot e, tramite questo, dalle case regali
d'Egitto. Infine, nell'ultima fascia di questo grande rosone ecco i dodici
profeti minori di Israele(11).
La vetrata a rosone che troneggia sul fronte meridionale venne donata
alla cattedrale da un altro munifico e grande protettore appartenente alla
dinastia Rex Deus, Pierre Mauclerk, conte di Dreux, e dalla moglie,
Alice di Bretagna, altro membro di spicco di una grande casata appartenente
alle schiatte segrete. La figura centrale del rosone  quella di
Ges, disceso nuovamente in terra per il Giudizio Universale.  circondato
da quattro coppie di angeli, separate dai simboli dei quattro evangelisti,
i quali a loro volta sono attorniati dai ventiquattro anziani dell'Apocalisse(12),
ripresi in cerchi e semicerchi. Tutti nella mano sinistra
stringono uno strumento musicale, mentre nella destra presentano delle
fiale dorate di preziose essenze profumate(13). Per quello che  stato
possibile ricostruire dai dati storici a disposizione, questo rosone e le
ogive vetrate che gli stanno sotto, dove sono raffigurati Pierre, Alice, i
loro figli e gli stemmi araldici delle case di Dreux e Bretagna, dovrebbero
essere stati installati fra il 1224 e il 1228. In quest'ultimo anno,
Pierre Mauclerk si era ribellato a Bianca di Castiglia. Certamente, uno
dei motivi del grave contendere consisteva nel fatto che la regina Bianca
era molto devota alla Chiesa romana, cosa che l'aveva fatta allontanare
dall'autentico percorso iniziatico lungo il quale invece si erano incamminate
tutte le dinastie Rex Deus. A questo punto  evidente che le
finestre ogivali che stanno al di sotto sia del rosone a nord che di quello a sud andrebbero studiate ed esaminate con una maggiore attenzione
critica, perch ancora una volta ci potremmo trovare al cospetto di un
messaggio eretico in codice, camuffato sotto le spoglie di un simbolismo
cattolico accettato e canonico.
Anche sotto il rosone posto a nord nel transetto si trovano delle finestrature
ogivali di grande interesse. In quella centrale si vede sant'Anna,
la madre della Vergine, che presenta una stranissima caratteristica:
ha la pelle scura ed  contornata da un'aureola che, secondo quanto mi
ha raccontato il sacerdote che mi ha accompagnato nella visita della
cattedrale, veniva sempre assegnata soltanto a
Maria Maddalena(14).
Stando alla tradizione Rex Deus, Maria Maddalena avrebbe avuto la
pelle scura. Nella testimonianza di Rabano Mauro (776-856), arcivescovo
di Magonza, il cui trattato originale dal titolo Vita di Maria Maddalena
venne riscoperto nel XV secolo presso l'Universit di Oxford,
Maria Maddalena sarebbe stata un membro eccellente della casa reale
Asmodea di Israele(15). Inoltre, un sovrano capetingio, Luigi XI, che govern
la Francia fra il 1461 e il 1483 dichiarava apertamente la discendenza
del suo lignaggio proprio da Maddalena(16). Per questo non sarebbe
poi cos strano ritrovare a Chartres una rappresentazione di Maria
Maddalena, sotto le mentite spoglie di sant'Anna, a occupare la vetrata
centrale delle cinque ogive che sovrastano il Portale degli Iniziati.
D'altro canto, ogni dubbio in merito sembra essere fugato da un particolare
ulteriore: la figura misteriosa  ritratta con uno stemma che presenta
il fiore del giglio, simbolo indiscusso della casa reale di Francia
che affermava di discendere proprio dalla Maddalena.
Le ogive che fiancheggiano questa su entrambi i lati sono una fiammeggiante
litania degli iniziati regali dell'Antico Testamento. La teoria
 guidata da Melchisedec, il re dei giusti, il cui insegnamento ebbe a
ispirare Kibeiri e i suoi eredi spirituali, i sacerdoti druidi, oltre che gli
Esseni. Fra Melchisedec e la presunta sant'Anna si trova Aronne, il fratello
di Mos, anche lui membro di spicco della famiglia reale d'Egitto
e iniziato ai misteri egizi del Tempio. A destra di sant'Anna, si scorge il
diretto antenato di Ges, il re Davide, mentre, a completamento della
teoria dei personaggi, al suo fianco si erge la figura del figlio, il saggio
Salomone, colui che aveva fatto erigere il grandioso Tempio di Gerusalemme,
il re-sacerdote la cui saggezza super la sapienza di tutti gli
Orientali e tutta la sapienza degli Egiziani(17). Anche qui, in queste ogive
vetrate, ci troviamo di fronte a cinque figure perfettamente canoniche
e riconosciute dalla dottrina della Chiesa le quali tuttavia, secondo
modi e aspetti diversi, possono essere latrici di eresie sottili e subliminali:
una (Anna-Maddalena) esaltando il fatto che Ges era sposato e
aveva dato corso a una dinastia; le altre quattro mettendo in risalto la
saggezza della tradizione iniziatica, cos aborrita dalla Chiesa romana.
La Madonna che tiene in braccio il Bambino compare nella vetrata
ogivale di centro che sta sotto il grande rosone della facciata meridionale
della cattedrale. In questo caso  affiancata da due coppie di altre
vetrate in cui sono raffigurati i quattro profeti maggiori dell'Antico Testamento,
ciascuno portante sulle proprie spalle uno dei quattro evangelisti.
Nani che si ergono sulle spalle di giganti, questo il messaggio
esoterico da cogliere? Osservando, come solito, da sinistra verso destra,
si scorge dapprima Geremia che porta in spalle san Luca; quindi
viene Isaia con Matteo, Ezechiele che sorregge Giovanni il Divino e,
infine, Daniele, cui tocca san Marco. Secondo Malcolm Miller questa
serie di immagini sarebbe la perfetta illustrazione simbolica delle parole
di Ges, quando dice: Non pensate che io sia venuto per abolire la
legge e i profeti; io sono venuto non per abolire, ma per compire(18).
Il segno del munifico donatore  indicato dallo stemma araldico che si
nota in basso in ciascun vetro e, guarda caso, compare sempre la sagoma
a quattro petali, tipica caratteristica distintiva delle famiglie della
tradizione Rex Deus. In pratica, lo stesso simbolo usato dai Cavalieri
Templari nel loro stendardo di battaglia, il Beauseant, poi passato nel
simbolismo del pellegrinaggio iniziatico, e infine quello stesso disegno
che ritroviamo nei tappeti rituali massonici utilizzati nelle logge di tutto
il mondo da parte della Fratellanza.
Questi disegni simbolici non solo riportano alla cattedrale di Chartres,
ma anche a un altro sito mistico di grande rilevanza nell'alveo della tradizione
Rex Deus, mi riferisco alla cappella di Rosslyn, in Scozia, dove
ritornano, anche in questo caso sui vetri, come segno distintivo dei donatori
che li fecero montare sul finire del XIX secolo(19). Tutto attorno al
transetto meridionale si trovano ancora altre finestre, fra cui quelle volte
a oriente risultano liberamente decorate con le croci rosse dei Crociati,
la maggior parte delle quali presentano un evidente richiamo templare.
Grazie a chiss quale miracolo, le tre grandi finestre che si trovano al
di sotto del rosone occidentale riuscirono a scampare alla tremenda distruzione
apportata dall'incendio del 1194. Si tratta degli unici pezzi
autentici completi del XII secolo e, oltre a questo, sono resti importanti
per almeno altri due aspetti. In primo luogo ci fanno conoscere l'arte e
l'abilit di artisti di straordinario valore, creatori che sapevano disporre
della loro arte vetraria con mirabile maestria; in secondo luogo, trattandosi
quasi certamente di artisti gi impegnati dall'abate Suger per la
fabbrica di St. Denis, abbiamo la possibilit di lanciare un seppur fugace
sguardo su quelle che potevano essere le sue autentiche convinzioni
religiose. Nelle tre vetrate superstiti sono raffigurate scene della vita
degli antenati di Ges e, in tutti i casi, siamo di fronte ad aspetti e a
messaggi all'apparenza perfettamente canonici e riconosciuti dalla dottrina
tradizionale della Chiesa.
Guardando, sulla destra, si scorge la vetrata dal disegno pi celebre,
quello che riprende l'albero genealogico di Jesse. Non vi  dubbio che
il motivo sia stato ispirato proprio da Suger, poich riprende alla perfezione
quello che gi compariva nella cattedrale, da lui voluta, di St. Denis.
Alla base della vetrata si scorge Jesse che dorme, mentre dal suo seme
si diparte un albero gigantesco, composto dalle figure dei re e culminante
con quella della Vergine Maria. Sopra a tutto e a tutti si staglia
l'immagine di Ges, seduto nella gloria e circondato da sette colombe
Bianche simbolo dello Spirito Santo. Ciascun fianco di questa finestra
allungata ogivale  decorato con figure di profeti, coloro che nei vari
tempi avevano preannunziato l'arrivo del Messia: Poi un ramo uscir
dal tronco di Isai (Jesse) e un rampollo spunter dalle sue radici e lo
spirito dell'Eterno riposer su di lui(20). Sebbene non sia possibile, con
assoluta certezza, affermare che anche i soggetti delle altre due vetrate
ogivali siano stati ripresi da St. Denis,  comunque cosa assai probabile
che anche in questi due diversi temi si sia esercitata l'influenza dell'abate
Suger(21).
La finestra centrale  dominata da una grande immagine della Vergine,
circondata da una serie alternata di medaglioni quadrati e rotondi, in
cui sono rappresentate scene della vita di Ges. I colori predominanti
sono il rosso fiammeggiante e il blu. Nella terza finestra, quella che sta
a sinistra del rosone, il tema ripreso  quello della Passione, Crocifissione
e Resurrezione di Cristo. In questi vetri, come in quelli dell'albero
di Jesse, il colore dominante  il blu, un blu che viene da definirsi soprannaturale,
capace di suscitare un'atmosfera misticheggiante, del tutto
consona ai contenuti delle scene ritratte.
La vetrata della Passione riveste un'importanza speciale, perch certamente
venne commissionata dal Suger e costituisce uno degli aspetti
teologicamente e clericalmente pi allineati alla canonicit
della Chiesa fra i tanti presenti a Chartres, qualcosa, per
dirla in breve, che si discostava
parecchio da quello che era il messaggio occulto che la scuola
misterica del posto, fautrice del grande Portale dei Re, voleva trasmettere.
Per questo non risulta cosa strana il fatto che questa sia la sola e
unica raffigurazione della Passione realizzata negli oltre duecento anni
di tempo occorsi per la ricostruzione della cattedrale. Queste meravigliose
vetrate, i cui temi sono strettamente aderenti alla dottrina della
Chiesa, non a caso sono posizionate in bella evidenza, per potere essere
facilmente ammirate, distraendo l'occhio da chi osserva dalle tante altre
allusioni metaforiche e simboliche sparse ovunque nella chiesa. Anche
sotto questo aspetto Chartres pu considerarsi una vera rarit: non esiste
al mondo un altro luogo di tale vistosa importanza che contenga, codificato
nella sua costruzione, un messaggio occulto, iconografico ed
eretico cos importante e che, ci malgrado, non sia incorso nei rigori
della censura delle autorit ecclesiastiche della Chiesa.
Se le tre finestre sul fronte occidentale di cui si  detto sono l'unica
parte vetrata completa originale dell'antico edificio, altri quattro pannelli
datati 1180 trovano collocazione nella struttura di una finestra del XIII
secolo che si apre nel deambulatorio meridionale della chiesa. Si tratta
della celebre finestra battezzata Notre-Dame de la Belle Verrire, un
manufatto mirabile, in cui si vede la Vergine Maria assisa con il Bambino
sulle ginocchia, circondata tutto attorno da angeli. Al di sotto, in altri
pannelli vitrei, si scorge la storia del miracolo di Cana, della trasformazione
dell'acqua in vino, accanto alle tre tentazioni patite da Ges. Le figure
della Vergine e del Bambino presentano un chiaro influsso bizantino;
fanno venire alla mente le immagini delle icone russe e greche, ma il
colore continua a strabiliare nelle fantastiche tonalit del blu e del rubino
luminescenti, a dimostrazione di un'arte vetraria unica e segreta dei
grandi vetrai della scuola francese(22). Secondo lo studioso Louis Charpentier,
Notre-Dame de la Belle Verrire e le tre altre vetrate del XII secolo
del fronte occidentale, sarebbero opera delle stesse mani artistiche
che avevano lavorato cos proficuamente all'opera di St. Denis(23).
Una gran parte delle vetrate riporta, infine, personaggi e figure che
non hanno nulla a che vedere con le storie bibliche o evangeliche che i
vetri raccontano: si tratta delle immagini e dei simboli distintivi dei donatori,
vale a dire coloro che con la loro munificenza offrivano alla cattedrale
un aiuto concreto. Quarantadue finestre portano gli emblemi
delle diverse gilde presenti nella citt; altre quarantaquattro sono dono
della casa reale di Francia e della nobilt del posto(24), quasi tutte famiglie
appartenenti alla tradizione Rex Deus; sedici soltanto donate dal
clero e quattordici da persone e donatori rimasti sconosciuti e anonimi.
Fra le grandi famiglie di importanza rilevante vanno ricordate i Montmorency,
i de Montfort, i Courtney, i Clement - marescialli di Francia
- Filippo, conte di Boulogne, i conti di Dreux ed il re di Castiglia(25).

Il wouivre e la sacra collina.

Il colle sul quale venne costruita la cattedrale di Chartres era un luogo
sacro gi da molto tempo prima dell'avvento della cristianit. Era sacro
addirittura prima ancora che giungessero i druidi, che lo trasformarono
in meta di pellegrinaggio, conservatasi tale per sempre. Ma, viene da domandarsi,
che cosa spingeva la gente a visitare questo luogo nell'era pagana?
Che cosa aveva indicato ai druidi, e ad altri ancora prima di loro,
che si trattava di un posto sacro? Indubbiamente, quella forza, quel potere
che si identifica nel genius loci, vale a dire lo spirito di un posto, che
si rendeva manifesto da una coincidenza di segni e fattori, tutti indicanti
la presenza di forze cosmiche, correnti telluriche potentissime, in altre
parole, un complesso di energie a cui i druidi diedero nome di wouivre.
Questa particolare forza o spirito tellurico si manifesta in determinate
circostanze soprattutto in presenza di corsi d'acqua sotterranei, dai quali
si sprigiona una forza magnetica, o nei punti della crosta terrestre in cui,
per la presenza di faglie e fratture, diversi tipi di roccia si mescolano fra
loro, oppure ancora, stando agli antichi, in luoghi dove gli di avevano
dato segno della loro immanenza. Fra questi ultimi siti, particolare rilievo
avevano assunto Delfi, il Monte del Tempio a Gerusalemme e, per
l'appunto, la collina di Chartres. Questi, in genere, i luoghi dove le forze
telluriche pi potenti - manifestazione palpabile dello spiritus mundi o
spirito della terra - pu essere avvertito, sentito. Lo spiritus mundi racchiude
in s un'energia cos prepotente da essere capace di ridestare
l'uomo alla vita dello spirito. Questa situazione speciale era gi riconosciuta
ampiamente dai sacerdoti druidi, quando la collina di Chartres era
conosciuta come la Collina della Forza o la Collina degli Iniziati(26).
Questo tipo di energia - simboleggiata metaforicamente dalla colonna
sulla quale  ripresa la Vergine del Pilastro -  cos sacra e potente da
non potere essere distrutta e neppure disturbata da una qualsivoglia influenza
materiale e il colle sacro da cui si sprigiona non potr mai essere
toccato.  forse per questo che la cattedrale di Chartres  l'unica in
cui non riposano re di Francia, n cardinali o vescovi(27). Insomma, una
collina che ha da restare immacolata, sacra, come il Monte del Tempio
a Gerusalemme, la cosiddetta Virgo intacta, un nume quanto mai adatto,
nella scia della dea druidica Virgo paritura e della Vergine Benedetta
a cui la cattedrale  dedicata.
La presenza attiva dello spiritus mundi nel sito di Chartres  stata riconosciuta
sin dai tempi preistorici ed era di certo nota all'iniziato padre
Fulberto, dal momento che il lay-out della chiesa venne disteso proprio
sopra una serie di canali e corsi d'acqua sotterranei per esaltarne
l'effetto. Non siamo in grado di sapere se questi canali vennero realizzati
da Fulberto, ma sia la chiesa da lui voluta che quella attuale godono
certamente di questa particolarit, capace di amplificare l'energia
tellurica presente. Blanche Mertz, che ha investigato a lungo su questo
aspetto, descrive una rete di almeno quattordici canalizzazioni sotterranee,
poste sotto le fondamenta della cattedrale, dalla caratteristica disposizione
a ventaglio, che verrebbe da immaginare come opera dell'uomo,
considerata la quasi perfetta regolarit della realizzazione. La
Mertz sostiene, inoltre, che il numero 14 sarebbe segnalato all'esterno
dalle sette colombe Bianche che circondano la Vergine Nera che si trova
nella cripta, ancora in stile romanico, realizzata da Fulberto, ciascuna
munita di un doppio becco.
La Madonna Nera, Notre-Dame Sous-Terre, ossia Nostra Signora del
Sottosuolo, moderna replica della vergine druidica, occupa il posto d'onore
sull'altare della cripta sotterranea. Secondo la Mertz, questo 
esattamente il punto in cui l'energia tellurica  maggiormente esaltata
per la presenza di una grande ansa nel corso d'acqua che scorre sotterraneo,
a sua volta ulteriormente potenziato dalla convergenza dei numerosi
canali che, a ventaglio, qui andrebbero a convogliarsi(28). Questa
risonanza interna fa s che, in superficie, siano parecchi i punti speciali
in cui la forza tellurica sfocia, provocando in un essere umano la capacit
di avvertire un'espansione eterica, ossia un autentico stato di grazia,
un'energia prodigiosa, senz'altro conosciuta e riconosciuta dagli
artisti e dagli artigiani che realizzarono la magnifica costruzione.
Lo stesso coro - con i suoi confini cos ben definiti dai pi tardi maestri
d'opera - sembra costituire una volta di protezione per tutti coloro
che intendano godere dei benefici dell'iniziazione e della santit. Questa
trasformazione totale dello spirito dell'uomo non sarebbe in grado
di svilupparsi e manifestarsi in un luogo qualunque, ma proprio, solo e
soltanto, nei posti carichi di energia tellurica. La Mertz scrive: ...in
corrispondenza del centro del coro, dove curiosamente concorrono
quattordici canali d'acqua sotterranei, trovasi un punto preciso, equidistante
dalla estremit pi elevata della volta gotica e il flusso acqueo
sottostante, coincidenza che induce in chi osserva la struttura l'impressione
di una straordinaria leggerezza(29).
Quando nel 1997 ho avuto il piacere di incontrarmi con l'iniziato francese
Frederic Lionel, sono venuto a sapere che, oltre al coro, ci sono
numerosi altri punti all'interno della cattedrale che concentrano un livello di energia decisamente rilevabile, capace di innescare processi di
sviluppo spirituale intensi. Uno, per esempio, si trova nel punto di congiunzione
fra il transetto e la navata. Non  accessibile in quanto proprio
sulla sua proiezione  oggi installato un solido altare d'argento. Un
altro punto saliente, in pratica sulla stessa verticale, si trova nella cripta
sotto terra. Investigando tramite rabdomanzia l'incrocio navata-transetto
ho scoperto che il punto di energia che una volta si manifestava dove
ora si erge l'altare, si  lievemente discostato di una breve distanza lungo
l'asse di orientamento di nordovest e oggi sfocia accanto a un grosso
pilastro che sta all'inizio del transetto settentrionale.
Questi punti iniziatici non sono, ovviamente, i soli rintracciabili all'interno
della grande cattedrale di Chartres, li ho citati perch sono
senz'altro i pi evidenti e potenti. Un altro, che sta al pari di questi, si
trova esattamente di fronte alla statua della Vergine del Pilastro
sul versante settentrionale del deambulatorio. La Vergine  vestita secondo
la tradizione, con una veste pesante e ornata, configurata nella
forma di un triangolo(30). Se ci si posiziona proprio di fronte al pilastro sul
quale sta la statua della Madonna  facile avvertire in modo netto il potenziale
di energia che vivifica quel punto preciso, un posto benedetto
da Dio, in cui  inevitabile sentirsi crescere dentro la sensazione di trovarsi
sulla soglia di una trasformazione dello spirito. Una Madonna Nera
che possiede questo stesso potere iniziatico sta, in una postazione
pressoch equivalente, sul lato meridionale del deambulatorio ed  una
nostra conoscenza, la Notre-Dame de la Belle Verrire. Ma non basta, ne
troviamo una terza, la Notre-Dame Sous-Terre,
nella cripta(31), un luogo
speciale che, stando a quanto raccontato dalla guida che mi ha accompagnato
nel tour all'interno della cattedrale, era utilizzato un tempo come
camera dedicata ai processi di illuminazione e iniziazione esoterica.
L'antica fonte di origine celtica che si trova all'interno della cripta, la
cosiddetta Fontana della Forza o dei Forti, sgorga dalla falda acquifera
a 37 m di profondit al di sotto del pavimento del coro. L'apice della
volta gotica della cattedrale si innalza nel cielo pressappoco per questa
stessa altezza, circa 37 m al di sopra del livello del pavimento(32), dando
perfetta risonanza al motto ermetico che dice: Cos in alto cos in basso.
Ne consegue, pertanto, che non dobbiamo pensare a una coincidenza
quando constatiamo che il punto focale nel bel centro del coro si
viene a trovare esattamente a met fra questi due estremi, perch  indubbio
che questa accuratezza faceva parte del modo in cui i grandi
maestri costruttori erano soliti realizzare le loro opere, alla ricerca di un
equilibrio e di un'armonia cosmica perfetti.

Il labirinto.

Senza dubbio il simbolo esoterico pi evidente e straordinario di tutta
la cattedrale di Chartres risulta comunque essere il celeberrimo labirinto. Questo gigantesco disegno circolare, composto di pietre
chiare e scure, occupa circa un terzo dell'intera superficie pavimentale
della navata centrale della chiesa; peccato che sia normalmente nascosto
dalle file di banchi di preghiera disposti per accogliere i fedeli. La
guida locale afferma che chi, per penitenza, percorreva il labirinto a
piedi nudi oppure ginocchioni si guadagnava un'indulgenza, vale a dire,
tanto per intenderci, una specie di buono sconto da utilizzare nel
caso che, alla fine della vita, fosse finito in purgatorio. Percorrere il labirinto
in tutta la sua estensione costituiva anche un sostitutivo del pellegrinaggio
e raggiungerne il centro era come approdare nel cuore della
citt santa di Gerusalemme. Si tratta di spiegazioni che non mi convincono,
non solo perch disegni di labirinti simili sono stati trovati anche
fra i disegni rupestri dell'uomo preistorico, ma soprattutto perch
mi sembra per lo meno stravagante immaginarli costruiti apposta per
ottenere un'indulgenza papale o come surrogati di un faticoso, periglioso
pellegrinaggio in Terra Santa.
La prima volta che ho avuto l'opportunit di vedere questo meraviglioso
labirinto completamente esposto alla visione dei visitatori  stato
nei primi anni Novanta in compagnia di un caro collega, Ray Peake.
Pi tardi, quello stesso giorno, sulla strada che ci conduceva al porto di
Roscoff, ci eravamo fermati alcune ore per partecipare a una festa folcloristica
in un piccolo paesino bretone. A un tratto, nel bel mezzo dei
festeggiamenti, colui che li dirigeva aveva detto che era giunto il momento
della danza. Sul palco erano comparsi alcuni suonatori, muniti di
strumenti musicali caratteristici: un antico tamburo, un flauto, una specie
di cornamusa che non avevamo mai visto, una chitarra. La musica
era ammaliante, stranamente familiare, tuttavia lontana e altrettanto
stranamente diversa, straniera. A un tratto ci rendemmo conto che erano
armonie arabe: lente, esili, ritmiche e, sotto certi aspetti, persino
ipnotiche. La danza era stata aperta dal sindaco del borgo e dalla sua
consorte. Il ballo, piuttosto sensuale, prevedeva una stretta piuttosto
forte, i corpi ravvicinati che si muovevano in pose e movenze flessuose
e invitanti. Dopo qualche istante, alla prima si erano aggregate altre
coppie di danzatori: gli abitanti del villaggio, contadini, bambini, giovani
e vecchi, insomma, tutti. Ciascuno sembrava occupare una posizione
precisa all'interno di un disegno o schema segreto o, per lo meno,
sconosciuto a chi non era del posto. Mi ci era voluto un po' di tempo
per rendermi conto che, in realt, la disposizione delle coppie era fatta
in modo da ricalcare alla perfezione l'andamento del labirinto della cattedrale.
Ci a cui avevamo assistito altro non era che una danza rituale
della tradizione sufi con la quale i danzatori disegnavano le volute di un
labirinto, uno strumento per compiere un salto nella dimensione della
consapevolezza spirituale.
Sono anche venuto a sapere che, in effetti, il labirinto serviva pi che
altro allo svolgimento di un certo rituale, legato proprio a una danza ritmata.
Chi la rappresentava lo doveva fare a piedi nudi, calpestando le
pietre dal diverso colore che formano il labirinto in modo da venirsi a
trovare a diretto contatto con il pavimento che agiva come un accumulatore
energetico in grado di convogliare le correnti telluriche. Nei tempi
medievali era il vescovo in persona che guidava la danza lungo lo
svolgersi del labirinto, nel corso delle feste legate agli equinozi, quando
le energie della Terra pulsano con maggiore vigore. Il semplice atto
di percorrere e attraversare il labirinto compiuto da un gruppo di devoti,
secondo il ritmo armonico di una danza cadenzata, permetteva di
sintonizzarsi sulle frequenze delle correnti telluriche e di esaltarne le
prestazioni e i benefici effetti.
Quando avevo avuto l'occasione di trovare il labirinto libero da ogni
ingombro, non avevo esitato a percorrerlo tutto per ben tre volte, aggregandomi
a tre diversi gruppi di visitatori organizzati. Ricordo che la
mattina, la prima volta, ero capitato in mezzo a un gruppo di turisti
americani facenti parte della Fondazione Edgar Cayce, e poi avevo ripetuto
il percorso altre due volte nel pomeriggio, traendone una forte
impressione. Prima con un gruppo del Plymouth Natural Health Center
ci si era mossi con delle candeline in mano e ne avevo ricavato sensazioni
profonde; dopo, invece, era stato di nuovo con un gruppo di turisti
americani fra i quali c'era un distinto signore vietnamita che aveva
percorso tutto il tragitto con passi eseguiti secondo i princpi del Tai
Chi.
Sia prima che dopo il percorso, mi sono preoccupato di verificare tramite
rabdomanzia le potenzialit del luogo; ebbene, il flusso di energia
che ho avuto modo di registrare nel centro, una volta terminato il breve
pellegrinaggio si  sempre rivelato fortemente amplificato rispetto al
momento della partenza. Per questo non esito a immaginare come possano
essersi sentiti coloro che anticamente compivano questo rituale nei
modi (danzando) e nei tempi gusti (gli equinozi). D'altro canto, nel mio
piccolo, io stesso ho avuto modo di sperimentare un forte senso di rinnovata
spiritualit interiore e una sensazione di divina armonia. In altre
parole, esistono due modi diversi per compiere un viaggio spirituale:
c' chi lo concepisce e meglio concretizza nell'atto del pellegrinaggio,
ci sono altri invece che lo vivono percorrendo il labirinto. Nel primo caso
si intraprende un vero e proprio viaggio nello spazio e nel tempo, attraversando
un territorio sacro; nel secondo caso, ci si muove sul posto,
osservando per ritmi e concentrazione interiore, spirituale e fisica, con
lo scopo di raggiungere il centro, che immoto
sta ad attendere(33).
Il labirinto, dunque, costituisce la struttura simbolica pi evidente di
tutta la cattedrale di Chartres e certamente deve avere avuto anche un
profondo significato esoterico per coloro che costruirono cos mirabilmente
l'intero complesso. Perch, come abbiamo visto, non si tratta solo e semplicemente di un gigantesco simbolo, ma  anche uno strumento,
un mezzo straordinario per indurre alterazioni nello stato della consapevolezza
umana. Una delle pi attente osservazioni dei molti studiosi
che si sono occupati della cattedrale di Chartres  che se si proietta
il grande rosone centrale che domina la facciata ovest della chiesa questo
va a combaciare in modo perfetto in dimensioni con il grande labirinto(34).
Perch? Che cosa conoscevano? Per ora non lo sappiamo: i
grandi costruttori medievali continuano a difendere i loro segreti.
Credo sia agevole dedurre dal materiale presentato e da ci di cui si 
parlato in questi ultimi due capitoli che la cattedrale di Chartres non si
limita a essere soltanto una gigantesca preghiera di pietra che si innalza
verso il cielo, ma  anche un vero e proprio inno alla spiritualit, un libretto
di istruzioni all'iniziazione dell'uomo, regole incise e scolpite
nella pietra, mascherate e sovente nascoste sotto le mentite spoglie di
un simbolismo cristiano del tutto canonico e accettato. Qualunque sia il
proprio credo personale, eretico o cristiano osservante, ritengo di poter
dire che la straordinaria iconografia di Chartres  sempre in grado di attivare
una sorta di trasformazione magica che si allinea, pertinente, al
sentire di chiunque, che si tratti di una persona forte, debole o piena di
necessit spirituali.
L'amico e collega Gordon Strachan nel suo bel libro dedicato a Chartres
pone un paio di interrogativi: La cattedrale possiede una sua propria
aura, un corpo sottile di luce che entra in risonanza con gli uomini?
Se s, in che modo questa energia influisce su di noi?. Se posso esprimere
il mio personalissimo pensiero, credo di dover rispondere s in
tutti e due i casi. Negli ultimi decenni si  approfondito molto il mistero
del singolare allineamento della cattedrale di Chartres. La maggior
parte delle cattedrali e delle chiese cristiane, infatti, sono allineate verso
est. Chartres fa eccezione ed il suo allineamento forma un angolo di
47 gradi verso nord con questa direzione. Anche in questo caso non possiamo
attribuire questo particolare all'opera di Fulberto e alla sua scuola
iniziatica, perch, come abbiamo visto, si trattava di una posizione gi
acquisita come luogo sacro di antichissima eredit. Le diverse piante
delle successive chiese che si sono succedute nei secoli sulla sacra collina
di Chartres si sovrappongono in modo perfetto, da quelle preistoriche
a quella medievale che oggi ammiriamo, come tante bamboline
matrioska del folclore russo. Un allineamento speciale, quasi certamente
frutto delle intuizioni dei nostri antenati del Neolitico, se si considera
che si discosta soltanto di tre gradi dal sito di Stonehenge e di soli
cinque dalla linea precisa che segna il solstizio d'estate.
Nella navata occidentale del transetto a sud, si pu osservare un blocco
di pietra posizionato su di un'asse diversa rispetto agli altri; una pietra
decisamente pi chiara di tutte le altre pietre grigie che la circondano. Vi
 conficcato un piccolo tenone dorato. Ebbene, ogni anno il 21 giugno,
giorno del solstizio d'estate, un raggio di sole colpisce un piccolo forellino,
appositamente ricavato, della vetrata dedicata a sant'Apollinare e,
una volta entrato nella chiesa, va dritto dritto a colpire con assoluta precisione
quel tenone dorato. Perch? A quale scopo? Non sono in grado
di rispondere. So solo che potrebbe essere un accorgimento particolare
che aveva a che fare con l'allineamento di questa mirabile costruzione.
 Note.
1. Louis Charpentier, The Mysteries of Chartres Cathedral. Research into Lost Knowledge,
1972, p. 139 (trad. it. / misteri della cattedrale di Chartres, Torino, Arcana, 1972).
2. Ivi, p. 141.
3. Blanche Mertz, Points of Cosmic Energy, Saffron, Daniel & Co., 1995, p. 105.
4. mile Male, Notre-Dame de Chartres, Paris, Flamraarion, 1983, p. 153.
5. Colin Ward, Chartres, th Making of a Miracle, London, Folio Society, 1986, pp. 33,34.
6. John James, The Master Masons of Chartres Cathedral, London, D. S. Brewer, 1991.
7. Malcolm Miller, Chartres Cathedral, Andover, Pitkin Pictorials, 1992, p. 22.
8. Colin Ward, Chartres, th Making of a Miracle, cit., p. 54.
9. Ivi, p. 55.
10. Fulcanelli, Les Demeures Philosophales, Paris, Jean-Jacques Pauveit, 1964 (trad. it. Le dimore
filosofali, Roma, Edizioni Mediterranee, 1988).
11. Colin Ward, Chartres, th Making ofa Miracle, cit., p. 55; Malcolm Miller, Chartres Cathedral,
cit., pp. 19,22.
12. Malcolm Miller, Chartres Cathedral, cit., p. 26.
13. Apocalisse 5. 8.
14. T. Wallace-Murphy - M. Hopkins, Custodians ofTruth, Boston, Red Wheel/Reiser, 2005.
15. T. Wallace-Murphy - M. Hopkins - G. Simmans, Rex Deus, Shaftesbury, Element Books,
2000, pp. 74,75 (trad. it. Il codice segreto del Graal, Roma, Newton Compton, 2006).
16. Laurence Gardner, The Bloodline of th Holy Grail, Shaftesbury, Element Books, 1996, p.
116 (trad. it. La linea di sangue del Santo Graal, Roma, Newton Compton, 2006).
17. I Re 4: 31.
18. Matteo 5,17, come citato da Malcom Miller, Chartres Cathedral, cit., pp. 24,26.
19. T. Wallace-Murphy, The Templar Legacy and th Masonic Inheritance within Rosslyn Chapel,
Edinburgh, The Friends of Rosslyn, 1994, p. 39.
20. Isaia 11: 1-2.
21. mile Male, Notre-Dame de Chartres, cit., p. 156.
22. Colin Ward, Chartres, th Making of a Miracle, cit., p. 54.
23. Louis Charpentier, The Mysteries of Chartres Cathedral, cit., p. 140.
24. mile Male, Notre-Dame de Chartres, cit., p. 157.
25. Ivi,p. 160.
26. Louis Charpentier, The Mysteries of Chartres Cathedral, cit., p. 25.
27. Jacques Bonvin, Vierges Noires, Paris, Editions Dervy, 2000, p. 126.
28. Blanche Mertz, Points of Cosmic Energy, cit., pp. 110,111.
29. Ivi, p. 110.
30. Yves Delaporte, Les Trois Notre Dames de Chartres, Chartres, Editions Houvet, 1965, p. 11.
31. Ibid.
32. Louis Charpentier, The Mysteries of Chartres Cathedral, cit., p. 121.
33. John Baldock, The Elements of Christian Symbolism, Shaftesbury, Element Books, 1997, p. 6.
34. Colin Ward, Chartres, th Making of a Miracle, cit., p. 40.


Capitolo 12.
La venerazione della Madonna Nera.

Il diffuso culto della Chiesa cattolica romana nei confronti
della marianolatria ricevette un impeto a dir poco straordinario dalla venerazione
accordata alla Vergine nella cattedrale di Chartres, sebbene in realt
le origini di questo culto avessero radici antichissime e pagane e sorgessero
dalla celebrazione di una molteplice variet di dee madri. La
principale Madonna Nera venerata a Chartres,Notre-Dame Sous-Terre,
 indubbiamente una variazione sul tema della druidica Virgo paritura
gi descritta da Cesare nel quarto libro del
De Bello Gallico(1). Questa
Vergine Nera iniziatica e le altre due che le fanno compagnia a Chartres
non sono i soli esempi di questo tipo di Madonna: se ne trovano a centinaia
sparse in ogni angolo d'Europa, e soprattutto in Francia, Germania,
Italia e Svizzera. Non ne mancano anche in Spagna, lungo la via
che i pellegrini battevano per recarsi a Santiago di Compostela. Fra
queste la pi rinomata era quella di Montserrat, nei pressi di Barcellona,
la montagna che si dice abbia ispirato Wagner per la stesura del
Parsifal. Se  vero che esempi di miracolose Madonne Nere si trovano
ovunque in Europa, stranamente non ne riscontriamo in Polonia o nel
cattolicissimo Messico, dove pur Nostra Signora di Czestakova da una
parte e Nostra Signora di Guadalupe sono assurte a vere e proprie icone
simboliche del culto popolare(2).
Le statue della cosiddetta Vergine, o Madonna Nera hanno assunto
una forma standardizzata di rappresentazione iconografica a partire dal
XII secolo, offrendoci l'immagine della Madre di Dio ieraticamente assisa
sul trono della saggezza, con canoni e modi che ne avevano quasi
fatto un dogma immutabile. La Vergine era l'indubbio simbolo della
saggezza impersonificata. Col finire del XIII secolo, tuttavia, le raffigurazioni
avevano incominciato a cambiare, a subire delle modificazioni
e la Vergine aveva preso ad apparire non pi come distaccata, assisa nel
suo trono inaccessibile, ma aveva assunto toni e sfumature decisamente
pi umane, pi terrene, di una madre attenta e premurosa(3).
Nella tradizione canonica e ufficiale dell'insegnamento della Chiesa
non si rintraccia alcun passaggio scritturale n evangelico che in qualche
modo - pur aiutandoci con l'immaginazione - possa offrirsi come
base per il culto dell'Eterno Femminino, sia che lo si intenda sotto le
specie della sapienza divina, della Madre di Dio o della Regina dei Cieli(4).
A questo punto, sorgono spontanee alcune domande: per quale motivo,
nel corso dei secoli, i santuari consacrati alla Vergine Nera hanno
attratto cos tanti pellegrini, ricchi e poveri, umili e nobili che fossero,
popolani o sovrani, compresi, fra i molti, i re Luigi IX, Luigi XI, Filippo
il Bello? Perch, poi, questa immagine che rappresenta la regina della
luce e della illuminazione spirituale trovava sovente collocazione sotto
terra, nelle cripte di chiese e cattedrali?(5).
Non sono pochi i ricercatori moderni - come, per esempio, Jacques
Huynen - attratti dagli aspetti iniziatici di questo culto particolare. Una
delle prime associazioni che vengono fatte in proposito  quella che,
nel XII secolo, lo collega al mondo dell'alchimia e all'Ordine, poi condannato
per eresia e perseguitato, dei Cavalieri Templari(6). Ovviamente,
 impossibile ipotizzare la nascita di un culto simile in seno alla corrente
canonica della tradizione della Chiesa di Roma, e anche se alcuni
studiosi allineati hanno disperatamente cercato di dimostrarne le origini
fra il V e il VI secolo, i loro sono stati sforzi lodevoli quanto inutili e
poco convincenti. La realt  che questo tipo di statue e di rappresentazioni
della Vergine non hanno incominciato a comparire in numero
consistente che verso la fine dell'XI secolo, continuando a diffondersi
almeno fino alla fine del XIII(7).
Bernardo di Chartres, nel suo trattato dal titolo Liber Miracolorum
Sancti Fidis, scritto fra il 1013 e il 1020, descrive un suo viaggio a Conques fatto nel 1013 e non fa alcun cenno alla presenza di una Vergine
Nera nella cripta della chiesa. Ritengo che questa sia una prova piuttosto
evidente di come il culto non si sia sviluppato prima del XII secolo
quando, secondo fonti storiche, si diffuse ampiamente grazie all'incoraggiamento
di un vero pilastro della tradizione Rex Deus, Bernardo di
Chiaravalle(8).

Un culto dalle origini pre cristiane?

I principali santuari in cui si venera una Madonna Nera sono tutti collocati
in luoghi gi ritenuti sacri prima del diffondersi del cristianesimo,
al punto che  quasi palese come la venerazione della Vergine non
abbia fatto altro che sovrapporsi e rimpiazzare quello di forme di venerazione
pi antiche, semplicemente traslando il culto dalla immagine
della Grande Madre Terra a quello imposto dalla religione cristiana. Di
norma, le statue delle Madonne Nere trovano collocazione all'interno
di una cripta e quando anche alcune, nel corso del tempo, sono state rimosse
dalle loro postazioni originarie, hanno comunque sempre trovato
sistemazione negli angoli pi tetri e oscuri della chiesa che le possedeva.
In realt, le cripte che ospitavano queste particolari Madonne
- come, tanto per fare un esempio, quelle delle chiese di Chartres, St.
Quentin e Issoire - fungevano e fungono da cassa di amplificazione e
risonanza per le energie telluriche, proprio come accadeva ancora pi
anticamente per le grotte sacre dell'era precristiana(9). La scrittrice francese
Marie Durand-Lefbvre sostiene che esiste una continuit sia iconografica
che di culto fra le divinit femminili pagane e le Vergini Nere(10);
ipotesi pienamente condivisa da un altro autore francese, mile
Saillens(11). La venerazione della Vergine Nera costituisce una delle chiavi
mistiche del linguaggio simbolico del Medioevo; si tratta dell'esternazione
medievale di una tradizione che si spinge molto indietro fino
nella preistoria, alla figura archetipale della Grande Madre, simbolo
universale della vita e della rinascita spirituali(12).
Il noto autore scozzese, Ean Begg, il primo a portare all'interesse dei
lettori anglosassoni il mistero del culto della Madonna Nera, riferisce
che molto sovente nelle leggende e nelle tradizioni a essa associate ritorna
il mito del ritrovamento: la statua della Vergine ritrovata, quasi
casualmente, all'interno di una foresta oppure nascosta in luoghi particolari,
dove gli animali si rifiutavano di passare. Sovente, quando la
statua veniva recuperata e ricoverata in un posto sacro, in una chiesa,
miracolosamente essa spariva per tornare nel posto occulto e segreto
dove era stata trovata e allora proprio l, in quel preciso punto, la devozione
dei fedeli innalzava una cappella votiva in suo onore. Il culto 
anche immancabilmente collegato con luoghi rinomati per i poteri di
guarigione delle salutari acque che sgorgano nei pressi. Siti privilegiati
risultano essere le vicinanze di vulcani inattivi, confluenze di corsi
d'acqua e cos via, insomma luoghi dove le correnti telluriche e l'energia
della Terra sono pi facilmente avvertibili(13). Secondo Begg, la teoria
che l'immagine della Madonna Nera e del Bambino si baserebbe
sull'iconografia risalente all'antico Egitto, della dea Iside e del suo figlioletto
Horus,  qualcosa di ormai assodato e in merito al quale i ricercatori
al di sopra delle parti concordano pienamente(14).
L'antico e originario culto di Iside contemplava cerimonie di tipo iniziatico
e i riti dei misteri di cui nulla sappiamo, questo anche perch si
trattava di conoscenze proibite e assolute non concesse ai non iniziati:
chi le diffondeva in modo improprio veniva messo a morte e l'ingresso
nei templi in cui si celebravano tali misteri era concesso solamente agli
adepti. La dea Iside era la riconosciuta patrona dei navigatori e per questo
il suo culto si era diffuso in tutta la vasta area del Mediterraneo, al
punto che sin dal II secolo a.C. si era saldamente imposto in tutta Italia
e in Sicilia. In Gallia questa diffusione si era verificata per i contatti con
i mercanti alessandrini e in breve il culto di Iside si era saldamente affermato
nei centri principali e pi importanti. Ben prima dell'avvento
dell'era cristiana, la venerazione di Iside aveva toccato tutto il Nord
Africa, la Spagna e la Gallia(15). Un altro eminente storico di questo particolare
culto, Charles Bigame, afferma che molte statue di Iside portavano
incisa una scritta simile a quella ereditata dalla Vergine di Chartres,
ossia Ecco la Vergine Partoriente(16). In aggiunta, si deve ricordare
che tutte e tre le pi importanti divinit femminili dell'antico Oriente,
ossia Iside, Cibele e Diana efesina, erano rappresentate con la carnagione
scura e, come  ben noto, il loro culto era di gran lunga precedente
al tempo del dominio romano(17).
La storia di Notre-Dame de Puy  un esempio lampante dell'ormai accettata
ipotesi egizia dell'origine delle Madonne Nere. La statua, purtroppo,
 andata distrutta nel 1794, quando, in piena Rivoluzione francese,
fu bruciata assieme con altri oggetti e manufatti religiosi. Tuttavia
i racconti del tempo che ci parlano di questa distruzione sono sintomatici.
Quando la folla inferocita aveva gettato la statua nelle fiamme un
grido si era levato: Morte all'Egitto(18).
Un'altra fonte credibile di attribuzione egizia all'origine di questa venerazione
la possiamo trovare nella leggendaria storia di santa Sarah, la
nera serva egizia di Maria Maddalena che l'aveva accompagnata nel
periglioso viaggio che le aveva portate sulla costa della Provenza, in un
sito ancora oggi conosciuto col nome Les Saintes Maries de La Mer. La
venerazione di santa Sarah aveva poi dato origine al culto di una Vergine
Nera, molto amata dagli zingari, anche se alcuni autori credono di riconoscere
pure in questo episodio un aspetto del culto isiaco(19).
Come  noto, questo appropriarsi da parte della Chiesa dei luoghi sacri
e delle ritualit pagane era una tecnica applicata in ogni angolo dell'antica
Europa pagana.  evidente che anche la venerazione della Madonna
Nera  nata in questo modo. Ecco ci che scrive, in merito, lo
studioso Ean Begg: ...nei vasti imperi orientali, l'iperdulia accordata
alla Vergine Maria, un gradino appena sotto la venerazione di Dio ma
superiore a quella dedicata ai santi, altro non era che la continuazione
del culto pagano della gnosi e della Grande Madre(20).
Assai stranamente, la Chiesa di Roma, che avrebbe approfittato volentieri
e con grande slancio dei notevoli contributi finanziari che le sarebbero
derivati dallo sfruttamento commerciale dei pellegrinaggi in questi
particolari siti di devozione, si  tenuta in disparte, avendo sempre mostrato
una sorta di allergia nei confronti delle Madonne Nere. Ovviamente,
viene da chiedersi: perch questo atteggiamento di distacco, quando
la marianolatria ha da sempre occupato un ruolo fondamentale nella fede
cattolica romana? Perch, al contrario, non accettare di buon grado quello che invece risultava una manifestazione popolare di grande venerazione,
non solo a livello locale, regionale, ma nazionale e persino internazionale?
Insomma, perch la Chiesa su questo argomento ha sempre nicchiato,
con un atteggiamento ambiguo e per nulla chiaro? Quando ho posto
queste domande al parroco di Limoux, in Linguadoca, nella cui chiesa
si trova una Vergine Nera, Notre-Dame de Marceillon, l'uomo, che fino
a un attimo prima era allegro e loquace, si  rabbuiato all'istante e improvvisamente
ha perso il gusto di raccontare. Viceversa, quando Ean
Begg ha fatto una domanda simile a un prete greco ortodosso di Pelion,
chiedendogli il perch di una Madonna Nera dipinta su un'icona, questi
non ha avuto alcuna esitazione e ha prontamente risposto: Qui da noi,
in Grecia, ne puoi trovare di tutti i colori dell'arcobaleno; si tratta di un
particolare a cui non facciamo caso, di nullo
significato(21).
Abbastanza singolarmente, anche gli storici che in genere si cimentano
nelle analisi pi approfondite dei colori dell'arte, spingendo la loro
ricerca a livelli a volte parossistici, non sembrano affatto interessati al
perch di una pigmentazione scura per il volto di queste Madonne, tanto
meno interessati si rivelano i teologi, che evitano l'argomento come
la peste. E invece la questione  importante, perch, come  intuibile, la
discussione sulle origini del colore scuro di queste immagini della Vergine
ci indirizza ad affondare la ricerca in filoni quanto mai interessanti
come l'ormai assodata scaturigine pagana della maggior parte del
credo e delle pratiche cristiane, l'affascinante vicenda dei Cavalieri
Templari, la cruenta, ignobile crociata contro i Catari e altre questioni
eretiche. Dunque il colore scuro delle Madonne Nere viene semplicemente
ignorato o attribuito al sovrapporsi della patina del tempo, al fumo
di milioni di candele arse nei secoli oppure all'estro singolare di
qualche artista bizzarro(22).
Jean Toumiac ha provato a considerare la questione con un occhio prospettico,
quando scrive: Vergini Nere, Vergini Bianche, le prime misteriose
e segrete, le seconde illuminanti, radiose. Le une complementari
delle altre. Credo non ci voglia per davvero molto a intuire che ambedue
sono la raffigurazione dell'Eterno Femminino, ovvero della Grande Madre
primordiale(23).
La maggior parte dei devoti e dei cristiani praticanti - sia uomini di
chiesa che laici - che continuano a venerare questi antichi simboli medievali
semplicemente accettano il fatto che le origini e la colorazione
scura delle Vergini Nere costituiscono un mistero per il quale non c'
alcuna spiegazione e in questo convincimento non smettono certo di
venerarle nella pi assoluta serenit e nella speranza che continuino a
compiere miracoli.

La Madonna Nera e Maria Maddalena.

Narra la leggenda che un giorno, quando era bambino a Fontaine, Bernardo
di Chiaravalle era stato il protagonista di un evento miracoloso:
aveva bevuto tre gocce di latte scaturite dal petto della Vergine Nera di
Chtillon(24), Forse, un'altra indicazione in merito al disagio mostrato dalla
Chiesa verso questo argomento potrebbe derivare proprio dalle parole
pronunciate da Bernardo. Quando aveva stilato la Regola dell'rdine
dei Templari, aveva stabilito un preciso e specifico requisito cui i Cavalieri
non avrebbero dovuto sottrarsi: Obbedienza a Betania e alla Casa
di Maria e di Marta(25). Per dirla in parole semplici, rendere e riconoscere
obbedienza alla dinastia fondata da Maria Maddalena e Ges. Basandosi
su queste osservazioni, non pochi studiosi hanno azzardato l'ipotesi
che tutte le grandi cattedrali di Notre-Dame, finanziate o costruite dai
Templari, non fossero dedicate a Maria, la madre di Ges, bens a Maria
Maddalena e al figlio da lei avuto da Ges, un'idea che, vista dal punto
di vista della Chiesa cattolica,  un'eresia
insopportabile(26).
Da qui la conseguente e successiva venerazione da parte dei Templari
della Maddalena sotto le vesti di Madonna Nera; un culto cos diffuso
che Ean Egg ha rintracciato oltre cinquanta chiese dedicate a Maria
Maddalena dove si trovano anche - guarda caso - statue o icone di Vergini
Nere(27). I primi gnostici cristiani accordavano a Maddalena una reverenza
particolare, perch ritenevano che il vero discepolo prediletto
di Ges fosse proprio lei, la compagna alla quale egli avrebbe trasmesso
il pi elevato e alto sapere segreto(28). Nella tradizione esoterica occidentale,
Maddalena  simbolo della saggezza divina; in quella nazorea,
viene figurata in abiti scuri o neri proprio come la dea egiziana Iside,
con sul capo la corona di stelle di Sofia, mentre il suo bambino indossa
quella della regalit suprema(29).
Stando al celebre iniziato del XX secolo Rudolf Steiner, il simbolismo
 una chiave che pu essere letta fino a nove diversi livelli, a seconda
della condizione iniziatica del soggetto e bisogna onestamente ammettere
che il caso delle Madonne Nere rientra senza dubbio in questo tipo
di interpretazione complessa. Al livello pi semplice, quello essoterico,
la Madonna  la madre di Ges; al secondo livello Maria assisa in trono
 simbolo della sapienza. In termini esoterici questo stesso simbolo
pu rappresentare la Maddalena che tiene in grembo il figlio di Ges; a
un livello pi profondo, come nella tradizione egizia, il nero  emblema
del sapere, della saggezza. Troviamo ancora un'altra antica tradizione
che fa risalire le origini delle Madonne Nere all'Egitto nel culto della
Maddalena di Orlans, dove la Vergine Nera  meglio conosciuta come
santa Maria Egiziaca. Il re Luigi IX di Francia, illustre membro della
schiatta dei Rex Deus, era uno dei pi ferventi devoti del culto della
Madonna Nera ed  storicamente provato che ebbe a visitare per lo meno
una ventina di santuari a essa dedicati. Inoltre - come gi prima precisato
- egli considerava Maria Maddalena come una delle illustri antenate
della casa regale di Francia(30). Ne consegue che si pu tranquillamente
affermare che i Cavalieri Templari veneravano Maddalena come
simbolo della sapienza divina, la Sophia, incarnata nell'immagine della
dea Iside che porta in braccio Horus il suo figlioletto, paludando questi
personaggi sotto le apparenze di una Vergine Nera e del suo bambinello
Ges.
A un altro livello esoterico ancora, Iside era venerata come colei che
introduce alla Luce(31) o, meglio ancora, l'emblema concreto dell'illuminazione.
In termini puramente pagani, la vergine Nera potrebbe rappresentare
la Madre Terra o la dea egizia Anna, da sempre raffigurata nella
mitologia egizia vestita di nero(32). Siamo al cospetto, con questa dea, di
una sorta di anticipazione della tarda raffigurazione cristiana della
sant'Anna dalla pelle scura, cos come l'abbiamo vista raffigurata nella
vetrata della cattedrale di Chartres? Ean Begg, che ha dedicato molti anni
della sua vita allo studio del mistero delle Madonne Nere nell'Europa
cristiana, afferma che questa ricerca porta in s un seme eretico, in grado
di stupire anche i pi smaliziati degli inquisitori
cristiani(33). Un commento
che, visto alla luce della tradizione Rex Deus,  assolutamente
corretto.

Centro di pellegrinaggio.

Come si sa, i Templari - ordine per il quale san Bernardo di Chiaravalle
in persona aveva redatto la Regola - mostravano una venerazione
speciale nei confronti della Vergine e in ogni commenda si trovava
sempre una raffigurazione della Madre di Dio assisa in gloria, sotto forma
di una statua, in tutto simile a quelle dedicate alle Vergini Nere(34).
Erano i Templari i protettori dei pellegrini che si mettevano in pio cammino
alla volta del santuario di Santiago di Compostela, azione caldamente
incoraggiata dallo stesso Bernardo. L'itinerario era letteralmente
costellato di commende templari, ostelli benedettini e cistercensi, chiese
o cappelle votive dedicate alla Vergine Nera. Uno dei quattro grandi
siti sacri francesi si trovava a Vzelay. Inizialmente si trattava di un
centro votato al culto di Maddalena, poi divenuto santuario di una Madonna
Nera. Era stato da qui che Bernardo di Chiaravalle aveva esortato
i cavalieri a partire per la seconda crociata. Quando era stato canonizzato,
a san Bernardo era stato assegnato come giorno celebrativo il
20 di agosto, lo stesso gi dedicato a sant'Amadour, il leggendario fondatore
di Rocamadour, guarda caso - non certo per combinazione - forse
il sito sacro pi potente e rinomato di devozione alla Madonna Nera
di tutta la Francia(35).
Il pellegrinaggio pi rinomato, quello che portava il devoto al santuario
di Santiago di Compostela, dirottava fiumane di persone da tutta
Europa verso la Spagna. A un tratto questa forma devozionale era diventata
cos diffusa che, parlando in termini di numeri, coloro che si recavano
a Campostela compiendo il cosiddetto Camino Santiago - la
rotta tracciata nel Codex Callextinus - superavano di gran lunga quelli
che invece sceglievano come meta Roma o Gerusalemme. In questo
mescolarsi di persone e di incontri, il grande flusso di pellegrini che visitavano
la Spagna e la Terra Santa aveva agio di entrare in contatto con
la civilt dei Mori e degli Ebrei(36). Contatti che erano pressoch all'ordine
del giorno in regioni come la Sicilia e la Provenza, luoghi dove il
temporaneo e parziale dominio arabo aveva gettato un ponte culturale
di reciproca comprensione e studio fra le due religioni rivali. Il mitologo
inglese Robert Graves osserva come le Madonne Nere della Sicilia e
della Provenza venissero cos chiamate in onore di un'antichissima tradizione,
secondo la quale la sapienza era raffigurata
dal colore scuro(37).
Il grande poeta sufi e mistico musulmano Mohyiddin ibn Arab ha
scritto nel suo Trattato sulle categorie dell'iniziazione. Per quegli uomini
che sono in confidenza con Dio... il volto del sufi  un volto scuro,
nero... come quello della sulamita nel Cantico
dei Cantici(38). L'antico
mistico sufi Mevlana Jalaluddin Rumi afferma: Nel misticismo islamico,
il nero radiante  il colore della luce divina per eccellenza, una
luce che  inaccessibile e incomprensibile ai pi(39).
E cos nella misteriosa venerazione della Vergine Nera possiamo ancora
una volta rintracciare un punto di incontro delle tradizioni misteriche
ed esoteriche delle tre pi grandi religioni rivelate della Terra: cristianesimo,
islamismo e giudaismo. Come a dire un glorioso esempio
del sublime, straordinario paradosso dell'unit del divino, sebbene percepita
sotto spoglie apparenti diversissime. Come la scuola di studi
esoterici di Chartres ebbe il pregio di far rientrare nel flusso della cultura
occidentale europea del Medioevo la letteratura dei classici greci,
cos certamente accadeva in altri monasteri come quelli di Citeaux e
Cluny, dovendo esserci monaci versati nella conoscenza dell'arabo e
dell'ebraico, anche grazie al fluire di scambi culturali e di materia prima
documentale in arrivo dalla non lontana Spagna. Etienne Harding,
terzo abate di Citeaux, era solito lavorare in stretta collaborazione con
gli studiosi talmudici per la compilazione dei suoi testi in ebraico, da
lui utilizzati per aggiornare la versione latina
della Bibbia(40).
Dopo quanto si  detto, Ean Begg non esita a osservare: ...coloro che
sottolineano l'aspetto nascosto e iniziatico legato al culto della Madonna
Nera sono nel giusto nel momento in cui si oppongono all'ortodossia
imperante nel Medioevo(41). Se  vero che l'apparente eresia che si
cela sotto la questione delle Vergini Nere presenta sfaccettature variegate
e piani di lettura e interpretazione complessi, ma al contempo mostra
una chiara scaturigine delle sue origini,  anche altrettanto innegabile
che il messaggio di cui si faceva portatore  in gran parte scomparso.
Scomparso ma non perduto, perch si  preservato sotto un'altra
forma, quella sintetica e salda del linguaggio
dei simboli(42).
Tutte queste statue si comportano come un ricevitore-amplificatore
per le vibrazioni divine che discendono da Dio. Energie telluriche che
emanano dal mondo dell'invisibile e sono rese manifeste in quello del visibile.
Un fenomeno indubbio, attivo ancora oggi, se  vero che proprio
nei santuari delle Madonne Nere continuano a verificarsi dei fatti prodigiosi(43).
L'immagine, il simbolo della Vergine Nera innesca un legame
fra il cuore, l'intimo del fedele e la presenza del divino, grazie alla carica
allusiva e simbolica che sussiste nella statua stessa, unitamente alle
forze telluriche peculiari del posto, per fungere come mezzo di mediazione.
Questo straordinario mistero non fa che riproporre ci che
troviamo nella Bibbia come una delle caratteristiche dell'Arca dell'Alleanza,
un enigma che nel misticismo giudaico viene sintetizzato con
una sola parola per indicare la sapienza celeste: Shekina.
In questo senso, dunque, la Vergine Nera  simbolo di un potere vibrante,
totale ed esoterico. Non pu essere appreso per il tramite dell'intelletto,
del raziocinio, perch sarebbe troppo facile, ma deve essere
sperimentato e pertanto pu essere assimilato solamente da coloro che
riescono a viverlo nella purezza del cuore. Per mistici e iniziati e per
tutti coloro che si trovano in un effettivo stato di grazia, la Vergine
Nera parla un linguaggio universale che permette di comprendere l'incomprensibile
ed  allo stesso tempo, paradossalmente, il punto d'incontro
di opposti e contrari(44). Ed  forse proprio per questo che quando
la Madonna Nera viene ricordata e onorata nel suo proprio giorno festivo,
in certi santuari a lei dedicati  uso accendere delle candele votive
di colore verde. In alcune chiese la sua figura  presentata vestita di
verde. Il colore verde, come ci spiega la Chiesa, viene utilizzato nei paramenti
sacri a seconda del diverso momento dell'anno liturgico; invece
per la corrente occulta della spiritualit esso sta a indicare la trasformazione
della coscienza su di un livello superiore, pi elevato. In altre
parole, per dirla molto pi semplicemente,  il colore dell'iniziazione.
Un concetto in linea con la tradizione cabalistica della piet divina,
quando le due colonne dell'albero sephirotico consentono all'iniziato
di scorgere la terza colonna, quella che riconduce ogni cosa nella giusta
ed equilibrata armonia e che  raffigurata proprio nel colore verde.
Questo verde  forse un riflesso indiretto dello smeraldo di cui parlano
gli alchimisti? La luce delle candele verdi  quella pi adatta per consentire
allo spirito di essere illuminato lungo il sentiero della sua iniziazione?
Concedetemi ancora di rammentare, in chiusura di capitolo, che
il verde smeraldo  anche la pietra caduta dal cielo dentro la coppa,
quella che viene celebrata a Chartres nel bassorilievo di Melchisedec e
che ritorna con insistenza nel ciclo leggendario del Santo Graal(45).
 Note.
1. T. Wallace-Murphy - M. Hopkins, Custodians ofTruth, Boston, Red Wheel/Weiser, 2005.
2. Jacques Bonvin, Vierges Noires, Paris, Editions Dervy, 2000, p. 17.
3. Ivi, p. 18.
4. Ean Begg, The Cult ofthe Black Virgin, London, Arkana, 1985, p. 93.
5. Roland Barman, La Vierge Noire, Vierge lniziatique, Paris, Flammarion, 1995, pp. 19,20.
6. Jacques Huynen, L'enigma des Vierges Noires, Paris, Laffont, 1972.
7. Jacques Bonvin, Vierges Noires, cit., p. 16.
8. Ivi, p, 21.
9. Ivi, pp. 127,128.
10. Marie Durand-Lefbvre, Etudes sur l'Origine des Vierges Noires, Paris 1937.
11. mile Saillens, Nos Vierges Noires, Leurs Origines, Paris 1945.
12. Jacques Bonvin, Vierges Noires, cit., p. 13.
13. Ean Begg, The Cult of th Black Virgin, cit., p. 73.
14. Ivi, p. 14.
15. Jacques Bonvin, Vierges Noires, cit., p. 101.
16. Charles Bigame, Considrations sur le culle d'Isis chez les Eduens, testo citato da Fulcanelli
nella sua opera Le Mystre des Cathedrales, p. 75.
17. Ean Begg, The Cult ofthe Black Virgin, cit., pp. 17,18.
18. Paul Olivier, L'Ancienne Statue de Notre-Dame de Puy, Puy, 1921.
19. Victor Belot, La France des Plgrinages, Paris, Verviers, 1976.
20. Ean Begg, The Cult ofthe Black Virgin, cit., p. 19.
21. Ivi.p. xrv.
22. Ivi, p. 2.
23. Jean Toumiac, nella prefazione al libro di Roland Berman, La Vierge Noire, Vierge Iniziatique,
cit.,p.7.
24. David Elkington, In th Name ofthe Gods, London, Green Man Press, 2001, pp. 105,106.
25. Graham Hancock, The Sign and th Seal, London, Hodder & Stoughton, 1992, p. 334 (trad.
it. Il mistero del Santo Graal, Casale Monferrato, Piemme, 1995).
26. T. Wallace-Murphy - M. Hopkins, Custodians ofTruth, cit.
27. Ean Begg, The Cult ofthe Black Virgin, cit., p. 103.
28. Ivi, pp. 14, 15.
29. T. Wallace-Murphy - M. Hopkins, Rosslyn: Guardian ofthe Secrets ofthe Holy Grail, Shaftesbury,
Element Books, 1999, p. 105 (trad. it. Sulle tracce del Santo Graal, Roma, Newton
Compton, 2006).
30. Ean Begg, The Cult ofthe Black Virgin, cit., pp. 15,16.
31. T. Wallace-Murphy - M. Hopkins, Guardian of th Secrets ofthe Holy Grail, cit., p. 62.
32. Ivi, pp. 181,182.
33. Ean Begg, The Cult ofthe Black Virgin, cit., p. 13.
34. Jacques Bonvin, Vierges Noires, cit., p. 107.
35. Ean Begg, The Cult ofthe Black Virgin, cit., p. 26.
36. Roland Berman, La Vierge Noire, Vierge lniziatique, cit., p. 33.
37. Robert Graves, Mammon and th Black Goddess, London, Cassell, 1965, p. 162.
38. Frase citata da Roland Berman, La Vierge Noire, Vierge Iniziatique, cit., p. 69.
39. Mevlana Jalaluddin Rumi, citato in Dictionaire des Symboles.
40. Roland Berman, La Vierge Noire, Vierge Iniziatique, cit., p. 35.
41. Ean Begg, The Cult ofthe Black Virgin, cit., p. 137.
42. Jacques Bonvin, Vierges Noires, cit., p. 13.
43. Ivi, pp. 134, 135.
44. Roland Berman, La Vierge Noire, Vierge Iniziatique, cit., pp. 30,31.
45. Ivi, pp. 90,95,96.


Capitolo 13.
Il Graal, i trionfi dei Tarocchi
e l'annientamento dei Templari.

Wolfram von Eschenbach, il Templare autore della prima completa saga
graaliana, affermava che il Graal era simboleggiato da una pietra di
luce, dal cielo portata in Terra da una schiera di angeli(1).
A proposito dei
Cavalieri del Graal ha scritto: Essi vivono per una pietra, e questa pietra
 pura e preziosa; non sapete come  chiamata? Gli uomini la chiamano
Lapis Exulis... se solo la osservi... resterai giovane per sempre e
vivrai in eterno. E questa stessa pietra, gli uomini chiamano anche il
Graal.
La pietra del Graal, la fonte dell'eterna giovinezza, era denominata allostesso modo, Lapis Exulis, dall'alchimista Arnaldo di Villanova, che
la diceva anche pietra filosofale, con questo gettando un ponte di collegamento
fra l'alchimia e la leggenda del Santo Graal(2).
Il Graal viene descritto come qualcosa in grado di assumere forme
svariate: calice, coppa, pietra caduta dal cielo, pietra dentro una coppa
o catino magico(3). A dispetto della forma, comunque,  sempre in grado
di ridonare la vita ai morti o di garantire il dono della salute a chi  malato
o ferito. Nelle leggende celtiche precristiane, il Graal appare come
il grande calderone, dalle caratteristiche magiche(4).
La leggendaria saga del Graal venne trasformata in una versione cristianizzata
di antichi racconti dall'ispirato genio di Wolfram von
Eschenbach(5) e Chrtien de Troyes. Questi due autori, mescolato in un
solo filone racconti pagani, folclore celtico, misticismo giudaico, tradizione
del Rex Deus e simbolismo alchemico e cabalistico, riuscirono a
creare una leggenda cristiana, magica e coerente, in cui si esalta la venerazione
della pi sacra delle reliquie: la coppa usata da Ges nel corso
dell'Ultima Cena, quella stessa che, stando alla tradizione, venne poi
utilizzata da Giuseppe di Arimatea sul Golgota, ai piedi della croce, per
raccogliere alcune gocce del suo sangue prezioso. Sin da
queste primissime battute, questa leggenda  gi di per s
contraddittoria, perch,
stando al costume funerario in uso presso gli Ebrei del tempo della Crocifissione,
chiunque avesse maneggiato o toccato un cadavere, per essere
ligio alla legge, era obbligato a un prolungato periodo di purificazione,
un precetto che veniva senz'altro osservato da qualunque pio
ebreo, specie nel giorno della vigilia di Pasqua. Inoltre, era perentorio e
tassativo deporre o inumare il cadavere nella sua completezza e con il
sangue che ancora conteneva, al fine di garantirgli la vita anche nell'aldil.
Una pratica, questa, tuttora in voga presso gli Hassidim, con il divino
assoluto divieto di asportare o prelevare del sangue da qualsiasi
defunto.

Rex Deus ed il Graal.

Il professor Walter Johannes Stein ha scritto in merito alle famiglie
della dinastia Rex Deus gi circa mezzo secolo or sono, vale a dire molto
prima che i segreti di queste genealogie cominciassero a rivelarsi al
mondo e con circa una trentina di anni d'anticipo rispetto all'opera di
Baigent, Leigh e Lincoln intitolata The Holy Blood and th Holy Grail.
Infatti, nelle pagine conclusive del suo prezioso lavoro - The Ninth
Century: World History in th Light of th Holy Grail - Stein tratteggia
con grande cura gli alberi genealogici delle dinastie graaliane da Carlo
Magno fino ai sovrani capetingi, alla casa reale delle Fiandre e a uno
dei suoi rami pi illustri, quello di Goffredo da Buglione, poi divenuto
Protettore del Santo Sepolcro(6).
A dire il vero, la gente di ogni angolo dell'Europa e anche oltre ben
conosceva le leggende e le tradizioni che da secoli accompagnavano le
dinastie Rex Deus, ma da tempo ne aveva dimenticate le autentiche origini.
La creazione e la diffusione delle storie legate alla ricerca del
Graal costituirono il vero capolavoro creato dalla tradizione Rex Deus;
un nuovo, inedito genere letterario appositamente voluto per far conoscere
a tutto il mondo gli insegnamenti iniziatici di Ges, anche al di l
degli stretti confini delle famiglie dirette discendenti storiche dei sommi
sacerdoti del Tempio di Gerusalemme.
Ecco cos nuovamente comparire nel XII secolo, collegato alle dinastie
Rex Deus, il germe dell'eresia, pronto a sbocciare e a espandersi nella
citt di Troyes. Il primo romanzo del Graal prese a circolare attorno al
1190, sotto la forma di un racconto epico senza fine, col titolo Perceval
o Le Conte del Graal, scritto da un certo
Chrtien de Troyes(7). Chrtien,
parente di Ugo di Payens(8), primo Gran Maestro dell'Ordine
dei Templari, era un prete, abile traduttore e scrittore di buona fama. Tre dei suoi
precedenti lavori erano gi stati dedicati a Maria, contessa di Champagne,
figlia del re Luigi VII di Francia e di
Eleonora d'Aquitania(9) e, stando
alla tradizione, anche l'ultimo, Le Conte del Graal, avrebbe dovuto
essere un omaggio a lei dedicato. Ma proprio in quel momento, la nobildonna
aveva deciso di ritirarsi dal mondo a seguito della morte del marito,
Enrico conte di Champagne, da poco rientrato dalla Terra Santa, e
cos Chrtien era stato praticamente costretto a cercarsi un nuovo protettore.
La scelta era caduta su un altro illustre membro della dinastia Rex
Deus, Filippo d'Alsazia conte di Montdidier, parente stretto dei primi
sovrani cristiani di Gerusalemme(10).
La saga di Chrtien si diffuse nel contesto di un'Europa che, per dirla
in termini moderni, era una sorta di grande stato di polizia, dove chiunque
fosse stato anche soltanto sospettato di essere spiritualmente e religiosamente
diversamente orientato avrebbe corso il serio pericolo di
essere spedito al rogo. Per secoli le famiglie Rex Deus erano state costrette
a mimetizzarsi per poter sopravvivere. Cos, se in apparenza le
storie del Graal narravano ai profani una lunga e pericolosa ricerca per
la conquista della pi preziosa fra tutte le sante reliquie, in realt, codificato
in quelle pagine, celato sotto la forma dell'allegoria, si nascondeva
un ben diverso messaggio. I romanzi del Graal raccontavano l'ardimentosa
avventura di un eroe, Perceval, soggetto a ogni genere di tentazioni
e sottoposto a ogni tipo di sofferenze, aspetti, questi, che replicavano
almeno in parte gli autentici pericoli connessi a un lungo e periglioso
pellegrinaggio. La facciata, comunque, ben si confaceva alle attese
del tempo e della comune conoscenza, vista la venerazione, tipica
del periodo, verso le sacre reliquie e pertanto, almeno al principio, queste
narrazioni venivano accettate, sebbene non con grande slancio, dall'imperante
gerarchia del tempo, ecclesiastica e non. Ma anche questa
accettazione stiracchiata era destinata a protrarsi per poco, perch presto
le saghe graaliane incominciarono a essere intese come una guida
allegorica alla ricerca alchemica(11), un vademecum eretico che conduceva
lungo la via dello spirito, alla ricerca dell'illuminazione.
L'autentica ricerca del Graal
I romanzi di Chrtien e Wolfram racchiudono allusioni cifrate che fanno
riferimento a un sistema di credenze eretico, che si opponeva, in
contraddizione e contrasto, al potere monolitico e oppressivo della
Chiesa del tempo medievale. La figura del re del castello del Graal - il
Re Pescatore -  emblematica: essendo gravemente ferito, serve il suo
regno ormai desolato in modo imperfetto, n pi n meno come avevano
fatto coloro che, nel tempo, avevano usurpato e contraffatto gli autentici
insegnamenti di Ges, vale a dire la Chiesa cristiana, che annichiliva
la vita di tutti coloro - i fedeli - che al contrario sosteneva di
servire. Questo regno in rovina avrebbe potuto essere recuperato solo
nel momento in cui fosse sopraggiunto qualcuno con il cuore tanto puro
da poter vedere il Santo Graal e sanare definitivamente la ferita del
Re Pescatore. Perch solo quando il vero insegnamento di Ges fosse
riuscito a trionfare sul dogma cieco, sulla corruzione e sulla mala fede,
i cieli si sarebbero potuti manifestare in terra.
Il mio primo partner letterario - il defunto amico Trevor Ravenscroft
- ha scritto un libro capolavoro che si intitola The Cup of Destiny(12) al fine
di rivelare alle nuove generazioni che in realt le saghe graaliane celano,
all'interno del loro racconto simbolico, dei riferimenti che puntano
dritto a un unico sentiero iniziatico, quello del recupero dell'autentico
insegnamento di Ges. Trevor non era il solo a pensarla in questo
modo. Anche uno dei pi illustri studiosi di mitologia, il compianto
professor Joseph Campbell, scrivendo sull'importanza del mito del
Graal, cita un passaggio del Vangelo di Tommaso in cui sta scritto:
Chi berr dalla mia bocca diventer come me
e io sar lui(13). Campbell
giunge a concludere che questa affermazione rappresenta la fase
ultima ed estrema dell'illuminazione spirituale che pu scaturire da una
trionfante cerca del Graal(14).
Ne consegue, dunque, che la cerca del Graal non  ci che sembra, dal
momento che nasconde un programma segreto, un progetto appositamente
elaborato per diffondere una verit eretica, eludendo gli sguardi
inquisitori del clero imperante. Per dirla in altre parole, le saghe narrate
da Chrtien e da Wolfram non erano altro che guide in codice all'iniziazione(15).
Scrive Trevor Ravenscroft:
In apparenza, Parzival pu essere letto come un romanzo medievale, ricco di avventure
di dame e cavalieri che si muovono sullo sfondo dell'intensa vita delle
corti feudali; viceversa, letto in profondit, esso sembra velare un ben preciso sentiero
che conduce allo sviluppo dello spirito, al raggiungimento di livelli superiori
di coscienza e a altre dimensioni temporali(16).
D'altro canto, per quale motivo un cavaliere cristiano, per quanto devoto,
avrebbe dovuto mettersi alla ricerca del Graal quando - ammesso
fosse realmente intenzionato a perseguire un autentico
percorso di salvezza spirituale - gli sarebbe stato
sufficiente partire, con atto volontario, per la Terra Santa? Per la fede cristiana, questa decisione gli avrebbe
garantito l'assoluzione da tutti i peccati, quelli gi commessi e quelliancora da compiere, prenotandogli, a morte avvenuta, un posto sicuro
nei cori celesti. Il cavaliere templare che cadeva sul campo di battaglia
aveva il paradiso assicurato, bypassando in un sol colpo il purgatorio,
perch, allora, avrebbe dovuto mettersi alla ricerca del Santo
Graal? Che cosa aveva di cos speciale il Graal? Reliquie di ogni genere
abbondavano nell'Europa del tempo e alcune erano considerate preziose
perch relative addirittura a Ges stesso. Senza dimenticare che
assistendo regolarmente alla santa messa e comunicandosi in una delle
tante chiese e cattedrali cristiane sparse un po' ovunque, il nostro cavaliere,
per il miracolo della transustanziazione, avrebbe avuto accesso
diretto al corpo e al sangue del Salvatore. Un percorso decisamente meno
pericoloso, se solo si fa eccezione per l'imbarazzo e il rischio legati
alla confessione delle proprie malefatte.
Il mito e la leggenda sono stati alimentati per millenni al fine di diffondere
presso il grande pubblico, e in maniera che risultasse accettabile,
allegorie spirituali e verit scomode. Gli ingenui studiosi che hanno cercato
di dare ragione del mito e del racconto etichettandoli come narrazioni
fantasiose destinate ai piccoli ignorano il fatto che le tradizioni
tribali e nazionali, come tutte le forme di religione compreso il cristianesimo,
hanno generato le proprie saghe mitologiche proprio per rafforzare
il loro sistema di convinzioni e credenze. Grazie all'opera di Joseph
Campbell e di altri ricercatori come lui, siamo per riusciti a recuperare
appieno il vero senso della mitologia(17). I miti, come il simbolismo
che del mito costituisce un aspetto fondamentale, possono essere
interpretati a vari, diversi livelli e, se affrontati nel modo giusto, possono
costituire importanti tappe di avvicinamento alla verit. Scrive
Campbell, in proposito: Il mito  la penultima verit, perch l'ultima
non pu essere espressa a parole(18). Gli fa eco lo studioso
indiano Ananda Coomeraswamy che dice: Il mito rappresenta
l'approccio pi riuscito
alla verit estrema che possa essere espresso tramite la parola(19).
Mentre quel genio poetico che risponde al nome di Kathleen Raine ha
detto: I fatti non sono la verit del mito, bens  il mito che  la verit
dei fatti(20).
Santo Graal sarebbe la corruzione di santo gradale, dove alla parola
gradale andrebbe associato il concetto di graduale ascesa spirituale o
l'immagine di un progressivo sentiero iniziatico. All'inizio degli anni
Ottanta  stata proposta una nuova ipotesi interpretativa: Santo Graal o,
meglio, il Sangraal, come scritto in francese, altro non sarebbe che la
corruzione e contrazione delle parole sang real,
sangue reale(21). Questa
teoria  venuta per la prima volta a conoscenza del pubblico e dei lettori
di lingua inglese con la pubblicazione nel 1982 del best seller The
Holy Blood and th Holy Grail. Si tratta del primo libro scritto in inglese
in cui si affermava a chiare lettere che Ges era sposato e aveva dato
origine a una dinastia. Inutile ricordare che il libro venne accolto con
boati di protesta; accusato di blasfemia ed eresia da una parte; lodato
come brillante e provocatorio dall'altra. Ancora oggi, come si suol dire,
si vende come il pane.
Le storie del Graal sono sempre andate incontro a delle reazioni contraddittorie,
varie. Appena dopo la sua prima comparsa, l'epica graaliana
venne vista come qualcosa di irritante da parte della Chiesa cattolica
romana, un organismo sempre pronto a eliminare, senza troppi complimenti,
quei gruppi di fedeli che anelavano ad avere un approccio pi diretto
al mondo del divino e della luce.  interessante osservare che nelle
storie originali sia Perceval che Parzival ricevono il suggerimento
decisivo per rintracciare il Graal da un
santo eremita laico(22).
Non  pertanto difficile intuire come la saga dei racconti del Graal nella
sua forma originale rappresentasse una certa turbativa per il potere e
la gerarchia ecclesiale. Tuttavia, questi racconti avevano raggiunto una
tale prodigiosa diffusione che sopprimerli non sarebbe stato atto lungimirante,
e cos la Chiesa aveva adottato quella stessa strategia, quella
stessa formula che gi gli antichi padri avevano applicato e perfezionato
per il confezionamento dei Vangeli: creare una nuova versione a suo
uso e consumo alla quale garantire la massima diffusione. Grazie all'assiduo
e scrupoloso impegno di un gruppo di monaci letterati era cos
venuta alla luce una versione purificata e censurata delle
storie graaliane, redatta nella pi completa conformit alla
dottrina della Chiesa
del tempo. Questa nuova, inedita versione ufficiale divenne nota come
ciclo vulgato(23). Da qui, altri autori attinsero per scrivere ulteriori,
successive versioni, come Morte d'Arthur (1469) di Thomas Mallory,
sigillo definitivo di collegamento fra il ciclo arturiano e le saghe del
Santo Graal. E cos la Santa Madre Chiesa aveva brillantemente risolto
il problema suscitato dal messaggio eretico insito in origine nelle prime
versioni dei racconti redatti da Chrtien e Wolfram. E lo aveva fatto,
mirabilmente, una volta per tutte, con un lavoro destinato a durare nel
tempo, tanto da ispirare ancora qualche secolo dopo, la penna e l'immaginazione
fantasiosa di illustri artisti vittoriani come lord Alfred
Tennyson e la scuola dei pittori preraffaeliti.
L'eresia racchiusa nella versione originale della saga
graaliana era facilmente intuibile da un lettore attento e
iniziato, dal momento che il
codice di scrittura non era particolarmente sofisticato. Faccio un esempio.
Wolfram von Eschenbach, parlando di se stesso, dice di non essere
capace n di leggere n di scrivere. Annota:
Ma proseguo con la storia, chi da me s'attende questo, or non pensi che sia un libro.
Non mi intendo io di lettere, questa via gi in molti prendono. Questa serie di
avventure senza guida dotta seguita. Prima che Io chiami libro, mi si veda senza
un panno, come siedo ognor nel bagno, ricoperto
sol da frasca!(24).
Trevor Ravescroft commenta il brano con queste parole:
La questione della presunta condizione di illetterato di Wolfram von Eschenbach
si rivela nella sua simpatica ironia nell'ultima frase di questo enigmatico passaggio...
la foglia di fico (frasca)  da sempre simbolo dell'iniziato occulto che ha sviluppato
facolt intuitive e percettive superiori, entrando in una dimensione pi
elevata di consapevolezza(25).
E cos l'ammissione di non essere un uomo di lettere si rivela in realt
come un modo allusivo di segnalare che egli era in grado di vedere nel
regno dello spirito e di leggere scritti segreti. Wolfram prosegue affermando
che la fonte principale delle sue informazioni  un certo Kyot di
Provenza, da lui incontrato a Toledo, in Spagna. All'inizio del XIII secolo, quando Wolfram scrive, Toledo era una citt importante, un autentico
luogo illuminato, dove studiosi della tradizione esoterica islamica convivevano
liberamente con quelli delle accademie di studi ebraici e con
i fedeli alle dinastie Rex Deus che difendevano gli autentici
principi insegnati
da Ges, nella loro veste di principali divulgatori della corrente
esoterica all'interno della cristianit(26). Forti collegamenti erano anche
stabiliti con i trovatori che cantavano la saga del Graal e i gruppi di poeti
sufi che, nell'ambito della corrente esoterica islamica, conducevano la
stessa ricerca iniziatica. Non a caso,  proprio all'interno della storia del
Sufismo che riscontriamo le prime e pi complete annotazioni relative
alla trasmissione della conoscenza spirituale da maestro a iniziato. Il suo
mistico fondatore, El Khidir, era conosciuto come il verdeggiante, essendo
il verde il colore riconosciuto dell'iniziazione.
Il poeta inglese Robert Graves parla dei Sufi in questo modo: Si tratta
di un movimento simile a un'antica fratellanza spirituale, le cui origini
non sono mai state individuate o datate, sebbene l'impronta delle caratteristiche
del Sufismo si possa trovare, vastamente diffusa, nella letteratura
a partire almeno dal secondo millennio prima del
nostro tempo(27).
L'insegnamento sufi in Europa aveva raggiunto il suo zenith con la
scuola misterica di Spagna nel IX secolo. Poggiando su questa solida base,
questa dottrina aveva incominciato poco a poco a diffondersi e a permeare
tutta l'Europa cristiana, un processo che aveva trovato un forte
momento di esaltazione con la nascita dell'Ordine Templare. I Cavalieri
Templari avevano intrecciato frequenti contatti con i Sufi, tanto che alcune
delle loro pratiche segrete, come per esempio l'obbedienza assoluta
e disinteressata, erano state mediate proprio dal proficuo e continuo
contatto con il movimento del misticismo orientale. La saga graaliana di
matrice tedesca diffondeva anche un'altra forma di eresia: la libera tolleranza
religiosa fra cristiani e musulmani(28). In Parzival, Wolfram descrive
i Cavalieri del Graal vestiti con delle tuniche decorate con delle
croci rosse, lo stesso modo di vestire dei Cavalieri Templari.
Contrariamente a tutti gli altri cavalieri compagni di crociate, i Templari
avevano da sempre mostrato una grande tolleranza e un profondo
rispetto nei confronti della cultura dell'Islam. La cavalleria, per esempio,
era stato uno dei concetti che i Templari non conoscevano e che,
mediati dagli infedeli saraceni, avevano trasferito nella cultura europea.
Ma non basta. I Cavalieri del Santo Graal avevano introdotto in
Occidente anche molte conquiste che noi oggi chiameremmo progressi
tecnologici come, per esempio, l'uso del telescopio, i principi della navigazione
con l'orientamento stellare, lo strumento finanziario conosciuto
come la nota di cambio al portatore(29), considerevoli avanzamenti
nel campo della medicina e della chirurgia, la respirazione artificiale
bocca a bocca e, soprattutto, la piena libert di poter accedere al
mondo della conoscenza e delle idee, senza intralci e remore. Al pari
dei Catari, anche i Templari erano influenzati dalle dottrine cabalistiche,
sufi e islamiche e seguivano l'autentico sentiero iniziatico tracciato
da Ges e dal fratello, suo erede spirituale, Giacomo il Giusto(30).
La prima raccolta di leggende dedicate a re Art - redatta da Goffredo
di Monmouth attorno al 1136, diciotto anni dopo la fondazione ufficiale
dell'Ordine dei Templari - e quelle del Santo Graal, composte qualche
decade dopo, in principio erano filoni separati e distinti, ma non ci
volle molto tempo per far s che diventassero inestricabilmente collegate
e intrecciate fra loro. Il substrato di incontro era costituito da alcuni
temi comuni, condivisi dalle due saghe, come gli ideali della cavalleria
e il concetto di una ricerca spirituale sempre in divenire, costretta in un
mondo brutale, vicino alla realt dei molti che quelle storie ascoltavano
o dei pochi che avevano la capacit di leggere. Secondo alcuni autori e
studiosi questi due distinti filoni letterari - il ciclo arturiano e la saga
del Santo Graal - in origine avrebbero condiviso una fonte, uno spunto
comune, andato irrimediabilmente dimenticato. Noi sappiamo per certo
che essi erano legati fra loro da una sorgente ispirativa comune ma
segreta: gli insegnamenti e la tradizione delle occulte ed eretiche famiglie
appartenenti al gruppo delle dinastie Rex Deus.
Uno studioso odierno della mitologia graaliana, Malcolm Godwin, mi
pare si sia avvicinato molto alla chiave autentica del problema, quando
scrive:
La leggenda del Graal, pi di qualsiasi altro mito della tradizione occidentale, ha
trattenuto in s quella vitalit magica che la segnala come una leggenda vivente,
in grado di stimolare sia la fantasia che lo spirito. Nessun altro mito  cos ricco di
simbolismo intrinseco, cos diverso e, al tempo stesso, sovente cos contraddittorio
nel suo significato. E nel suo centro sta un segreto che ha sostenuto il forte, mistico
richiamo esercitato dal santo Graal per oltre nove secoli, mentre altri miti e
racconti leggendari sono scivolati impietosamente nel dimenticatoio e sono stati
cancellati dalla memoria dell'umanit(31) [il corsivo  mio].
Ma l'eresia pi smaccata e suprema della saga originale dei racconti
del Graal  che Parzifal o Perceval, l'indiscusso protagonista delle avventure
alla ricerca del sacro calice, si proclama discendente di Giuseppe
di Arimatea. Una linea di sangue che, vista alla luce della diretta discendenza
dei lignaggi Rex Deus dai ventiquattro sommi sacerdoti del
Tempio di Gerusalemme, era ovviamente molto significativa. Ma questa
dichiarazione di origine rivelava anche altri aspetti imbarazzanti per
la gerarchia della Chiesa. Uno dei suoi dogmi asseriva, con l'autorit e
l'imperio conferitigli dal fatto di essersi autonominata custode della
verit divina rivelata, che Ges aveva indicato Pietro come suo successore,
con queste parole: Tu sei Pietro e su questa pietra edificher
la mia chiesa...(32). Affermare, invece - diversamente da quanto dalla
Chiesa disposto - che lo stesso Ges aveva riconosciuto in Giuseppe di
Arimatea e non in Pietro il custode del Santo Graal, non poteva di certo
essere cosa gradita alle alte sfere ecclesiastiche. Per alcuni studiosi
questo  un chiaro e tangibile segno che starebbe a indicare a livello
simbolico una successione apostolica alternativa(33).
In definitiva, dunque, la Chiesa aveva ottime motivazioni per non vedere
di buon occhio le sin troppo popolari storie scritte da Chrtien de
Troyes e da Wolfram von Eschenbach ed  quasi certamente per questo
che il simbolismo del Graal all'interno delle decorazioni artistiche delle
chiese compare raramente. Tutto il contrario di ci che invece accadeva
al di fuori dei luoghi sacri, dove il simbolismo del Graal non la fa padrone
assoluto soltanto nelle mirabili opere pittoriche dei preraffaeliti di
epoca vittoriana, ma compare anche rigoglioso e ripetuto nel contesto di
un altro mezzo strategico della, chiamiamola cos, propaganda messa in
atto dalle famiglie dinastiche del Rex Deus, un veicolo che incominci a
diffondersi con grande celerit nella consapevolezza della cultura europea,
molti decenni dopo la brutale soppressione dell'Ordine Templare,
sotto la forma di un curioso mazzo di carte da gioco: i Tarocchi.

La fine dei Templari.

All'inizio del IV secolo il potere, la ricchezza e l'influenza dell'Ordine
dei Templari si erano fatti cos assoluti da suscitare un notevole senso di
risentimento presso certe gerarchie e monarchie europee di primo piano.
Il re di Francia, Filippo IV detto il Bello, si trovava in gravi difficolt finanziarie
ed era indebitato fino al collo proprio con i Templari. Da giovane
aveva chiesto di essere ammesso nei ranghi dell'Ordine, ma era
stato respinto. Nel corso di una violenta sollevazione di popolo, ed essendo
alla disperata ricerca di un posto sicuro dove potersi rifugiare, Filippo
aveva trovato accoglienza nella sede centrale dell'Ordine, nel palazzo
del loro Tempio parigino(34). Stupito dall'opulente ricchezza che vi
aveva constatato, da quel giorno Filippo aveva in cuor suo incominciato
a tramare, con lo scopo di impossessarsi di tutti i beni dell'Ordine, meditando
in tal modo di poter estinguere gli immensi debiti contratti con
banchieri e finanziatori. Nella sua mente fertile aveva preso a cullare un
progetto diabolico, che avrebbe dovuto, nelle sue intenzioni, portare al
completo annientamento dei Cavalieri del Tempio.
In quell'epoca di repressioni e di ingiustizie, il mezzo ideale per perseguire
questo suo scopo era rappresentato dall'inquisizione, divenuta
ormai un'organizzazione abilissima nel porre in atto processi fasulli e
torture, ben allenatasi in queste operazioni negli ultimi sei decenni con
la terribile persecuzione attuata contro la presunta eresia dei Catari(35).
Non sarebbe stato difficile per i suoi sgherri dimostrare contatti fra i
Templari e l'Islam e anche fra l'eresia catara e l'atteggiamento sovversivo
e inquietante da sempre tenuto dai membri dell'Ordine.
Il re, pazientemente, aveva preparato ogni cosa con cura e segretezza
e aveva quindi fatto scattare la sua trappola di morte all'alba di venerd
13 ottobre 1307. Alle prime luci del giorno Jacques de Molay, l'ultimo
Gran Maestro dell'Ordine, veniva arrestato assieme con altri sessanta
cavalieri anziani, mentre simultaneamente in tutta la Francia si procedeva
a molti altri arresti(36). Tuttavia, quando gli sbirri del re erano entrati
nella casa madre di Parigi, avevano scoperto, con sommo disappunto,
che i sospettati grandiosi tesori si erano come volatilizzati
senza lasciare traccia, mentre contestualmente a questa sparizione un'intera flotta
templare aveva gonfiato le vele dal porto di La Rochelle diretta verso
una meta sconosciuta. Nella ritualistica massonica francese si riferisce
che la meta della flotta templare sarebbe stata la Scozia, nazione prescelta
come quella pi idonea per mettere al sicuro il tesoro templare(37).
L'estremo, barbarico atto finale legato alla distruzione dell'Ordine del
Tempio, si consum a Parigi nell'le de France, sulla Senna, il 14 marzo
del 1314, quando il Gran Maestro Jacques de Molay e il precettore
della Normandia, Goffredo di Chamey, erano stati pubblicamente arsi
vivi i fuoco lento. Prima di morire, il de Molay aveva lanciato un anatema
accompagnato da una profezia contro il papa e il re francese, preconizzando
che lo avrebbero raggiunto nell'aldil in quello stesso anno,
cosa che, in effetti, si era puntualmente verificata(38).
Una delle accuse pi terribili mosse contro i Templari era quella di
idolatria, l'adorazione di un idolo che veniva chiamato Bafometto.
Idries Shah, autore del libro The Sufis, sostiene che il nome Bafometto
sarebbe la corruzione del vocabolo arabo abufihamet (pronuncia
bufimat) che, tradotto, significa padre della conoscenza.
Eliphas Levi, il
grande - lo scrittore mistico del XIX secolo - avanza l'ipotesi che la parola
andava letta al contrario: tem. ohp. ab. Secondo la sua traslitterazione
ne sarebbe uscito Templi Hominum Pacis Omnium Abbas, vale a
dire Padre del Tempio della Pace Universale fra
gli Uomini(39). Lo studioso
di temi provenzali, Guy Jourdan, sostiene che il reliquiario che
contiene la presunta testa di san Giovanni il Battista conservato nella
cattedrale di Amiens sarebbe proprio la celebre testa-idolo venerata dai
Templari, il Bafometto. Il professor Hugh Sconfield, storico della Chiesa
primitiva, l'uomo che ha scoperto i messaggi segreti nascosti nei rotoli
del Mar Morto ricorrendo all'uso del codice Atbash, applicando
lo stesso procedimento di decodifica alla originaria parola Bafometto,
ne ha tratto Sophia, il nome gnostico della dea della Saggezza(40). La forte
venerazione che i Templari mostravano verso la Madonna Nera sembrerebbe
avvalorare questa ipotesi.
Le reazioni alla dura repressione dell'Ordine Templare variarono a seconda
delle nazioni e dei luoghi. I Cavalieri Templari di Germania si
affrettarono a unirsi a quelli Ospedalieri e all'Ordine de Cavalieri Teutonici.
In Portogallo, i Templari non andarono incontro ad alcuna soppressione,
bens, sotto l'alto patronato della corona, cambiarono soltanto
nome, diventando Cavalieri di Cristo, riconosciuti come l'Ordine cavalleresco
nazionale(41). In Spagna, l'arcivescovo di Compostela invano
aveva tentato di ottenere la grazia, scrivendo un accorato appello al papa,
rammentandogli, fra l'altro, che proprio quegli stessi cavalieri che
lui stava perseguitando erano stati gli alfieri della cristianit nelle durissime
lotte contro i Mori ed erano stati loro, vittoriosi, a riconsegnare
la Spagna alla causa cattolica(42). In Francia e Inghilterra alcuni Templari
si erano aggregati ai Cavalieri Ospedalieri, altri si erano ritirati dalla vita
pubblica, ma la maggior parte di loro era letteralmente svanita nel
nulla(43). Tutti i possedimenti templari erano stati confiscati e, fatte salve
rare eccezioni, erano passati sotto la giurisdizione e il controllo dell'Ordine
degli Ospedalieri.
Nel Medioevo essere processati con l'accusa di eresia era qualcosa di
terribile, che andava anche oltre la morte stessa, per quanto potesse essere
straziante. I condannati diventavano delle non persone, venivano
letteralmente annichiliti, ne veniva cancellata ogni traccia e memoria
e la Chiesa cercava in tutti i modi di eliminare anche i ricordi meno
importanti legati alla loro figura, in modo tale che soltanto presso gli
archivi processuali dell'Inquisizione restassero ancora, segretamente
custodite, tracce di coloro che erano stati condannati perch riconosciuti
nemici della Santa Chiesa. Ci malgrado e nonostante la brutalit
con cui questo bicentenario ordine cavalleresco legato alle dinastie Rex
Deus era stato ufficialmente cancellato dalla faccia della Terra, altri
strumenti, altri e nuovi mezzi si stavano gi approntando per far s che
gli autentici insegnamenti iniziatici di Ges il Nazareno potessero non
andare dispersi.

I Tarocchi.

Il mazzo di carte dei Tarocchi - cos popolare presso gli zingari e gli
improvvisati indovini tanto di moda nella new age - furono inventati
e realizzati non per il gioco, ma per altre finalit: il diffondersi di un
messaggio scomodo, eretico. In principio, erano utilizzati dagli adepti e
dagli iniziati come una guida spirituale portatile, come delle carte flash,
capaci di impartire una fulminea lezione spirituale attraverso il
simbolo grafico che vi era rappresentato e che si collegava in modo inequivocabile
alle autentiche saghe del Graal e del Rex Deus. Le
vere origini di queste carte sono completamente avvolte nel mistero,
una nebbia ulteriormente ispessita dai marchiani errori di valutazione
di quegli studiosi che le ascrivono alla tradizione egizia e ai misteri del
Tempio.
Si ritiene che i Tarocchi abbiano una matrice orientale e che siano approdati
in Europa a un certo momento del XIII secolo. Sin dal loro arrivo
in Occidente, le carte subirono un processo di rimodellizzazione
grazie al quale i simboli orientali vennero soppiantati da altri legati all'iconografia
alternativa, tipica, per esempio, della Chiesa d'Amore
professata dai Catari, dei Cavalieri Templari, della spiritualit cabalistica
giudaica e di un riflesso dell'ermetismo greco(44). Secondo alcuni, i Tarocchi
sarebbero stati introdotti in Occidente dai Templari e Malcolm
Godwin afferma che ...non  da escludere che abbiano appreso a usarli dai loro rivali pagani, i Saraceni(45). Sempre secondo Godwin, l'eterna
ostilit che la Chiesa ha sempre mostrato nei confronti di ogni forma
di gioco con le carte, sarebbe sorta in origine proprio dalle evidenti sfumature
gnostiche e Rex Deus mostrate dai Tarocchi, una volta interpretati
correttamente. Inoltre, la somma gerarchia della Chiesa definiva i
Tarocchi breviario del diavolo(46), oppure i gradini di una scala che
conduce dritto all'inferno(47).
Da un certo punto di vista, in effetti, la Chiesa non aveva tutti i torti
nel contrastare i Tarocchi, poich l'utilizzo di icone visive sotto forma
di carte o tavole didattiche costituiva una delle attivit esoteriche
centrali dei Templari e viene perpetuata ancora oggi presso le confraternite
massoniche di ogni angolo del mondo e presso il rinato Ordine
del Tempio(48). La mia cara amica e collega, la teologa cattolico-romana
Margaret Starbird, descrive i trionfi dei Tarocchi come una sorta di catechismo
virtuale per enunciare le credenze soppresse e in uso presso la
chiesa cristiana alternativa, la cosiddetta Chiesa del Santo Graal, nei
cui articoli di fede sono compresi concetti come il matrimonio e l'unione
di Ges con la sua compagna, la donna che nei Vangeli viene chiamata
Maddalena(49).
La Starbird interpreta i disegni che compaiono sulle carte alla luce di
un riferimento biblico alla casa di re Davide, collegandoli quindi all'eresia
medievale del sangue reale - il sang real - che  la chiave di volta
che ci consente di interpretarli nel loro significato
occulto(50). Continua,
poi, sostenendo che le carte sarebbero direttamente e in modo
inequivocabile connesse alla Chiesa d'Amore dei Catari, oltre che all'eresia
medievale del Santo Graal(51). Nel momento in cui scriveva
queste pagine, pur essendo completamente all'oscuro delle ipotesi storiche
riguardanti le generazioni Rex Deus, Margaret Starbird afferma
con forza che i quattro semi rappresentati nei mazzi dipinti a mano nel
XV secolo (i Grigonneur e Visconti-Sforza), e prodotti in Provenza e
nell'Italia settentrionale, dovevano per forza essere associati all'eresia
medievale che aleggiava ancora attorno a ci che restava di una discendenza
legata al mito del Santo Graal(52). Senza volerlo, dunque, anche la
Starbird non fa che rinforzare e ribadire la validit della tradizione Rex
Deus, specie quando scrive:
Il simbolismo alquanto elaborato dei semi delle coppe che ritroviamo in uno dei
primi mazzi di Tarocchi - quello del XV secolo (datato, in genere, fra il 1440 e il
1480) conosciuto come Visconti-Sforza dal nome delle famiglie committenti - 
molto simile alle numerose immagini medievali che ci sono giunte del Santo
Graal. A proposito delle famiglie coinvolte si tratta delle nobili casate di Provenza
e dell'Italia del Nord, le famiglie ducali alleate degli Angi e di Milano, unite da
vincoli di amicizia, ma anche di sangue e unioni matrimoniali, a quelle del sang
real. Il mazzo di Tarocchi del XV secolo appartenuto alla famiglia Visconti di Milano,
sembra essere uno dei primissimi conosciuti(53).
Indubbiamente, i Tarocchi indicano e insegnano una forma di spiritualit
che  contraria ai dogmi della Chiesa cattolica romana, andando a
toccare temi scabrosi ed eretici come la reincarnazione, il rinnovarsi
dello spirito, la sua rinascita e trasformazione(54).
I trionfi dei Tarocchi sono la rappresentazione simbolica di una forma
di ricerca del Graal sotto l'aspetto di carte flash con le quali un pellegrino,
inizialmente ignaro, va incontro a un cammino iniziatico, dove
 contemplata la morte, il distacco dalle cose del mondo e una
successiva
resurrezione nello spirito della gnosi, al fine di raggiungere la necessaria
purezza per incontrare la dea. Questa  Iside, il trono di sapienza venerata
dai Templari sotto le sembianze della Madonna Nera, rappresentata
nei Tarocchi dalla carta della Temperanza. Stando a Margaret
Starbird, in realt, questa carta avrebbe dovuto chiamarsi
Prudenza, la cui
immagine  ripresa in quella di una donna seduta, intenta a travasare
dell'acqua da un contenitore all'altro, allo scopo di preservarne la purezza.
Secondo la Starbird, questa carta raffigura le acque spirituali degli
autentici insegnamenti di Ges che vengono trasferite all'interno di
un nuovo contenitore per salvarle dalle persecuzioni dell'inquisizione,
una volta che i vecchi contenitori che le avevano custodite fino a quel
momento - l'Ordine dei Cavalieri Templari e la Chiesa dei Catari - erano
stati soppressi e distrutti(55). Perceval, l'eroe indomito
della saga graaliana di Wolfram von Eschenbach,  richiamato a
volte nell'iconografia
di questa carta, nella parte sinistra inferiore, come una valle fra due picchi:
Perc-a-Val.
Parzival  invece simboleggiato dalla carta del Matto. Egli non  nessuno,
uno zero, rappresentato a sua volta dall'uovo, altro simbolo delle
potenzialit di rinascita spirituale attraverso il sentiero
iniziatico dell'illuminazione. In alcuni mazzi di antica
origine, il Matto appare come un
pellegrino che vaga apparentemente senza meta, con un cane che tenta
di mordergli i calcagni. Il cane (dog) nell'antica simbologia di matrice
britannica  l'anagramma della parola dio (god) e sta a indicarne la presenza.
Il giullare, invece, compariva nella carta dell'Adepto o Mago,
in alternativa, il Bagatto. Nella tradizione ermetica, il
personaggio era un
truffatore, un ingannatore sottile, ma anche il messo degli di. A questo
proposito  pertinente notare che nella Linguadoca e nelle zone limitrofe
del Sud della Francia carovane di saltimbanchi, giocolieri e trovatori
costituivano il veicolo di trasmissione degli insegnamenti eretici della
Chiesa d'Amore del catarismo, diffusi sotto gli occhi inquisitori e vigili,
ma non sempre abbastanza, delle gerarchie ecclesiastiche(56).
Per niente sorprendentemente, il trionfo dell'Eremita rappresenta il
vecchio saggio della saga del Graal, colui che indirizza Perceval lungo
la giusta via. Si  detto raffiguri Pietro l'Eremita, il predicatore della
prima crociata, l'impresa che consent alle dinastie del lignaggio Rex
Deus di riappropriarsi del loro antico retaggio, la citt santa di Gerusalemme.
In genere, l'Eremita in una mano tiene una clessidra e sta accanto
a una grande roccia. Il riferimento allusivo non  difficile da cogliere:
il tempo della Chiesa di Roma si  concluso e con esso la sua attestazione
che la vera successione apostolica sia quella di Pietro.
Una carta che non compare nel mazzo francese Grigonneur  quella
della Papessa o del papa donna. L'immagine  in perfetta sintonia con
le usanze della cristianit primitiva e con i costumi della Chiesa catara
che non solo consentivano, ma incentivavano l'ingresso delle donne
nel clero, seguendo in questo la traccia segnata dal ruolo che la tradizione
assegnava a Maria Maddalena, la quale, stando alle testimonianze
gnostiche, sarebbe stata il discepolo prediletto, l'adepto supremo lungo
la via esoterica insegnata da Ges.
Con i reperti venuti alla luce nel corso degli anni Quaranta, all'interno
della cosiddetta biblioteca di Nag Hammadi sono stati ritrovati anche
alcuni testi in cui compare il credo gnostico, per secoli soppresso dalla
Chiesa di Roma. Fra gli gnostici, ci si riferiva a Maria Maddalena come
alla donna che conosceva ogni cosa, poich Ges le aveva rivelato
verit segrete, sulle quali aveva tenuto all'oscuro tutti gli altri discepoli.In un altro mazzo storico di Tarocchi giunto
fino a noi - il mazzo Bempo del 1484 - la Papessa 
raffigurata con un libro che simboleggia la
sapienza. Questa veniva sempre raffigurata sotto forma femminile, secondo
l'antica tradizione greca della Sophia, la dea della sapienza, e secondo
il concetto ebraico di Shekina, la sposa di Yahweh. In questa accezione,
essa  la personificazione della vera Sapienza di Dio e della
Torah. I primi cristiani gnostici veneravano Maria Maddalena, colei
che era amata da Ges, come l'incarnazione
della sapienza(57).
Anche la carta della Torre  una rappresentazione simbolica della
Maddalena, in riferimento al nome Magdala, che significa, per l'appunto,
torre. Alla carta del Papa  normalmente assegnato il numero V,
possibile allusione a Clemente V, responsabile, con Filippo re di Francia,
della soppressione dell'Ordine Templare. L'Imperatore  distinto
col numero IV, altro probabile riferimento al re di Francia Filippo IV,
l'invidioso e ambizioso sovrano che decret la distruzione dell'rdine
del Tempio e con esso dei Cavalieri del Santo Graal(58).
La linea di sangue del Santo Graal - quella delle dinastie Rex Deus -
trova rappresentazione nella carta degli Amanti. Secondo Margaret
Starbird, il disegno che illustra questo trionfo  una chiara allusione alla
sacra genealogia di sangue perch, a suo dire, gli amanti raffigurano
l'autentico ceppo dinastico, la linea che discende direttamente dalla casa
del re Davide. Appena sopra i due amanti danzanti si vedono due cupidi
che stanno puntando le loro frecce verso i due innamorati. Sul petto
di ogni angelo  disegnata una X rossa, uno dei segni tradizionali
usati dai Catari per simboleggiare l'illuminazione, argomento questo
che la stessa Starbird tratta con grande profondit in un'altra sua precedente
opera, The Woman with th Alabaster Jar(59).
Un'altra carta che allude al sangue reale, alla linea dinastica davidica
dell'Israele biblico, ritengo susciti anche l'interesse della Massoneria,
oggi diffusa ovunque nel mondo. Si tratta della Forza, dove si vede una
donna che tiene nelle braccia una colonna salomonica spezzata. Le colonne
Boaz e Joachin - descritte nel testo biblico come erette nel portale
del Tempio di Salomone(60), con Boaz cos nominata da uno degli antenati
del re Davide - nella tradizione esoterica ebraica simboleggiavano
la forza. Un altro aggancio all'idea della linea di sangue reale che si
riscontra in questa carta sta nei capitelli delle due colonne, decorati con
fiori di giglio, emblemi della regalit da tempi ancora precedenti il re
Davide, vale a dire dall'era del faraone Thutmosi III, il quale aveva fatto
erigere simili imponenti colonne a se stanti, al di fuori del Tempio di
Kamak.
I membri dell'Ordine eretico dei Cavalieri Templari compaiono simbolicamente
in almeno due trionfi, quelli detti del Carro e dell'Appeso.
L'auriga che governa il carro indossa un'armatura e porta un'ascia di
guerra; un piede poggia sulla lettera I e l'altro sulla lettera C, le iniziali
latine di Iesu Christi. Secondo la Starbird questa carta fa diretto riferimento
al tesoro riportato alla luce sotto il Monte del Tempio da
parte dei Cavalieri Templari, ma sottolinea anche la natura umana di Ges,
rinnegando quella divina. La carta dell'Appeso ricorda invece le torture
e le persecuzioni ingiuste subite dai Templari, sottoposti a ogni genere
di brutalit da parte degli sgherri dell'Inquisizione(61). Stando invece ad
altri studiosi dei Tarocchi, la figura dell'Appeso
rappresenterebbe quella
del Re Pescatore della saga graaliana.
Qualche pagina fa ho ricordato la profezia lanciata dal Gran Maestro
templare, Jacques de Molay, mentre stava agonizzando sul rogo. Egli
aveva preconizzato che in quello stesso anno anche il papa Clemente V
e il re francese Filippo IV lo avrebbero seguito nell'aldil. Ebbene, il
trionfo chiamato la Morte celebra proprio questo anatema. La carta raffigura
la Morte che, sotto forma di scheletro e armata di una grande falce,
cavalca un asino nero che sta travolgendo le figure dell'Imperatore
e del Papa. La carta del Diavolo raffigura il male come un inquisitore:
le grandi orecchie sono tese per cogliere ogni anelito eretico e le catene
sono pronte a imprigionare e opprimere chiunque.
Dei quattro semi dei Tarocchi, uno simboleggia la casa del
Pendragone, diretto riferimento alle leggende arturiane; un altro il Sud o la casa
delle Lance, riferita alla famiglia dei St. Clair, di cui ci occuperemo ben
presto, intesa come casato di Lothian delle Isole Orcadi, poich i St.
Clair erano sia signori di Roslin, nel Lothian, che conti delle Orcadi. Le
famiglie dei St. Clair erano uno dei rami pi illustri dei ceppi Rex Deus
e hanno svolto un compito straordinariamente attivo nel trasmettere e
diffondere gli autentici insegnamenti di Ges a un pi vasto uditorio.
Uno dei modi pi strabilianti con cui lo hanno fatto  stata la creazione
di un centro di eccellenza mistica che non aveva, n ha, eguali in Europa,
con la costruzione della straordinaria Cappella di Rosslyn.
 Note.
1. Trevor Ravenscroft, The Cup ofDestiny, York Beach, Samuel Weiser, 1982, p. 9.
2. Andrew Sinclair, The Discovery ofthe Grail, London, Century, 1998, p. 77 (trad. it. L'avventura
del Graal, Milano, Mondadori, 1999).
3. Malcolm Godwin, The Holy Grail, London, Bloomsbury, 1994, p. 16.
4. Ibid.
5. Ivi, p. 18
6. Walter Johannes Stein, The Ninth Century: World History in th Light ofthe Holy Grail, London,
Temple Lodge Publishing, 1991, pp. 362,363.
7. Malcolm Godwin, The Holy Grail, cit., p. 18.
8. Trevor Ravenscroft - T. Wallace-Murphy, The Mark of th Beast, London, Sphere Books,
1997, p. 52 (trad. it. Il potere occulto della lancia del destino, Roma, Newton & Compton, 2003).
9. Andrew Sinclair, The Discovery ofthe Grail, cit., p. 27.
10. Ivi, pp. 27,28.
11. Joseph Campbell - Bill Moyers, The Power ofMyth, New York, Doubleday, 1990, pp. 197-
200 (trad. it. Il potere del mito, Parma, Guanda, 1990).
12. Pubblicato anche da Red Wheel/Weiser, Boston 1982.
13. Dal Vangelo apocrifo di Tommaso, James Robinson, The Nag Hammadi Library, London,
HarperCollins, 1990.
14. Joseph Campbell - Bill Moyers, The Power ofMyth, cit., pp. 197-200.
15. Ivi, p. 199.
16. Trevor Ravenscroft, The Cup of Destiny, cit., p. 14.
17. Joseph Campbell - Bill Moyers, The Power of Myth, cit., p. 163.
18. Ibid.
19. Citato da F. Capra nel suo libro The Turning Poinl, London, Flamingo, 1983, p. 410 (trad. it.
Il punto di svolta, Novara, De Agostini, 1995).
20. Citato daTheodore Roszak. Where th Wasteland Ends, London, Faber & Faber, s.d., p. 154.
21. M. Baigent - R. Leigh - H. Lincoln, The Holy Blood and th Holy Grail, London, Jonathan
Cape, 1982, pp. 262-68 (trad. it. Il Santo Graal, Milano, Mondadori, 1984).
22. Andrew Sinclair, The Discovery ofthe Grail, cit., p. 37.
23. Chris Knight - Robert Lomas, The Second Messiah, London, Century, 1997, pp. 114-17
(trad. it. Il secondo Messia, Milano, Mondadori, 1998).
24. Wolfram von Eschenbach, Parzival, Torino, Einaudi, 1993.
25. Trevor Ravenscroft, The Cup ofDestiny, cit., pp. 10,11.
26. Ren Querido, The Mystery ofthe Holy Grail, London, Rudolf Steiner College, 1991, p. 3
27. Dalla Introduzione di Robert Graves al libro di Idries Shah, The Sufis, London, Jonathan Cape
& Co., 1969.
29. Prince Michael of Albany, The Monarchy ofScotland, Shaftesbury, Element Books, 1998, p. 118.
30. Andrew Sinclair, The Discovery ofthe Grail, cit., p. 35.
31. Malcolm Godwin, The Holy Grail, cit., p. 6.
32. Matteo 16: 18.
33. Malcolm Godwin, The Holy Grail, cit., p. 80.
34. Trevor Ravenscroft - T. Wallace-Murphy, The Mark of th Beast, cit., p. 52.
35. David Christie Murray, The Hystory ofHeresy, Oxford, Oxford University Press, 1976, pp.
104-108.
36. Malcolm Barber, The Trial ofthe Templars, Cambridge, Cambridge University Press, 1994,
p. 46 (trad. it. Processo ai Templari: una questione politica, Genova, ECIO, 1998).
37. Prince Michael of Albany, The Monarchy ofScotland, cit., pp. 62-64.
38. Trevor Ravenscroft - T. Wallace-Murphy, The Mark ofthe Beast, cit., p. 53.
39. Tim Wallace-Murphy, The Templar Legacy and th Masonic Inheritance within Rosslyn Chapel,
Edinburgh, The Friends of Rosslyn, 1994.
40. Ean Begg, The Cult of the Black Virgin, London, Arkana, 1985, p. 103.
41. John Robinson. Born in Blood, London, Arrow, 1993, p. 137.
42. Ibid.
43. Ivi, pp. 164-66.
44. M. Hopkins - G. Simmans - T. Wallace-Murphy, Rex Deus, Shaftesbury, Element Books.
2000, p. 148 (trad. it. Il codice segreto del Graal, Roma, Newton Compton, 2006).
45. Malcolm Godwin, The Holy Grail, cit., p. 234.
46. M. Hopkins - G. Simmans - T. Wallace-Murphy, Rex Deus, cit., p. 148.
47. Richard Cavendish, The Tarot, London, Bounty Books, 1986, p. 17.
48. M. Hopkins - G. Simmans - T. Wallace-Murphy, Rex Deus, cit., p. 148.
49. Margaret Starbird, The Tarot Trumps and th Holy Grail, Santa Fe, Baer & Co., 1994, p. x.
50. Ivi, p. XI.
51. Ivi, p. X.
52. Ivi, p. 3.
53. Ivi, p. 5.
54. Malcolm Godwin, The Holy Grail, cit., p. 236.
55. Margaret Starbird, The Tarot Trumps and th Holy Grail, cit., p. 45.
56. Harold Bailey, New Lighl on th Reinassance, New York. Benjamin Bloom, 1967. Si tratta di
un libro che approfondisce l'affascinante tema della diffusione dell'eresia nel Medioevo per il
tramite di trovatori e giocolieri.
57. Margaret Starbird, The Tarot Trumps and th Holy Grail, cit., p. 25.
58. Ivi, p. 27.
59. Margaret Starbird, The Woman with th Alabaster Jar, Santa Fe, Baer & Co., 1993, pp. 124,
129-31 (trad. it. Maria Maddalena e il Santo Graal, Milano, Mondadori, 2005).
60 I Re 7: 15-21; 2 Cronache 3: 15-17.
61. Per una dettagliata descrizione anche iconografica delle torture in uso si veda Peter
Tompkins, The Magic of Obelisks, 1981. pp. 61, 62 (trad. it. La magia degli obelischi, Milano,
Tropea, 2001).


Capitolo 14.
Il simbolismo mistico
della Cappella di Rosslyn.

A circa dieci chilometri a sudovest di Edimburgo si trova la mistica
Cappella di Rosslyn, un sito che ha saputo esercitare un continuo richiamo
per pellegrini di qualsiasi fede per oltre cinquecento anni. Questo
sacro luogo di devozione  un vero e proprio tempio della spiritualit
e del misticismo, quei sentimenti che permeano tutte le grandi religioni
e che, allo stesso tempo, le trascendono. Il piano originario prevedeva
la costruzione di un grande santuario a forma di croce, con un'alta
torre nel mezzo, una chiesa collegiata con un prevosto, sei
prebendari e due cantori. Le fondamenta dell'insieme del complesso in progetto
vennero realizzate nel 1446 e grazie agli scavi condotti sul finire
del XVIII secolo abbiamo la conferma che la navata avrebbe dovuto misurare
circa 27 m. Tuttavia, ci che oggi conferisce alla Cappella di
Rosslyn una notoriet internazionale  la variet, il candore e l'esuberanza
delle infinite e ricche opere scultoree che certamente non hanno
eguali nel mondo. Anche l'occhio pi inesperto non pu fare a meno di
rendersi conto che l'edificio non  stato terminato, se solo si fa eccezione
per il coro, con quella singolare volta a botte che lo contraddistingue.

Il conte William St. Clair.

La Cappella venne fondata dal conte William St. Clair, l'ultimo Sinclair
signore delle Orcadi, lord ereditario di Rosslyn, conosciuto anche
con lo strano titolo di Cavaliere della Conchiglia e del Toson d'Oro.
Descritto dai contemporanei come uno degli Illuminati, un nobil
uomo dai singolari talenti, ma anche come uomo di eccezionali qualit,
molte applicate alle questioni della politica, costruttore di castelli,
palazzi e chiese, il conte William era il patrono protettore del movimento
massonico in Scozia. Vale ricordare che era anche stato appuntato
Gran Maestro di vari ordini, oltre a quello massonico, compresi quelli
di svariate gilde scozzesi.
La cura e la precisione con le quali William si dedic alla realizzazione
della cappella rientrerebbero oggi in quella categoria che definiamo
certificazione di qualit, in quanto lui stesso, in prima
persona, assumeva in modo diretto tutte le decisioni
costruttive necessarie, si occupava
del progetto, dei disegni e di ogni realizzazione in modo assoluto
e unico. Tutti i particolari della cappella furono tratteggiati su tavole di
legno del Baltico, prima di essere trasferiti e riprodotti nella pietra. Ma
il conte non esercitava soltanto un controllo scrupoloso su ogni particolare
costruttivo, seguiva passo passo anche le decorazioni dell'edificio.
La deliziosa armonia dell'insieme, che noi oggi ancora possiamo apprezzare,
testimonia di un piano unitario e organico, scaturito dalla
mente di un uomo eccezionale, dotato inoltre di una straordinaria rapidit
di esecuzione, un regolare ritmo di lavorazione che non lasciava
adito a ripensamenti o a infiltrazioni di nuove, influenze aliene, in grado,
in qualche modo, di contaminare o modificare l'idea originale.
L'assoluta segretezza che ha accompagnato i primi tre secoli di esistenza
della Massoneria rende estremamente arduo provare collegamenti
che la possano avvicinare ad altri movimenti esoterici venuti per
la prima volta alla luce durante il Rinascimento. Tuttavia, le sculture all'interno
della Cappella di Rosslyn offrono spunti per ipotizzare questo
ipotetico legame, per esempio con i Rosacroce, mentre la ricchezza del
simbolismo presente ed affine a quello massonico sembra sfidare quanto
proclamato dalla storia ufficiale della Fratellanza, quando dichiara,
non senza un certo dogmatismo, che il movimento massonico sarebbe
nato soltanto nel XVII secolo.
Alcuni angeli scolpiti nel retro del coro presentano posture che fanno
venire subito alla mente i rituali iniziatici del primo grado massonico.
Accanto a loro, in una posizione analoga, si trova la bellissima scultura
di un angelo decaduto, il ribelle Lucifero, raffigurato a testa in gi, legato
con delle corde. Si tratta di un chiaro riferimento all'inizio del secondo
capitolo dell'Apocalisse di san Giovanni, dove si legge: Ed il
grande dragone fu precipitato, l'antico serpente, che  il diavolo e Satana,
incatenato per millenni. Vi si ricorda, poi, che per i puri di cuore
che si allineano lungo il sentiero dello spirito, Satana  incatenato, senza
potere.
La scultura del Mos cornuto, con le Tavole della Legge, che si trova
nella parte sud della navata, potrebbe costituire un richiamo simbolico
a uno dei tanti riti di matrice ebraica della Massoneria originaria. La testa
di Ermete Trismegisto, collocata all'esterno della parete orientale,
rivela l'antenato comune di molti dei movimenti esoterici europei, poich
proprio Hermes  una delle figure mitologiche di prima importanza
nell'avvenuta mescolanza fra le tradizioni d'Occidente e d'Oriente.
Se a uno storico fosse permesso di esprimersi in termini mitico-allegorici, sarebbe
il caso di dire che Thot, il dio egizio dei libri e della scrittura, ossia Ermete Trismegisto,
 la figura iniziale di un reame occulto che si  protratto fino a noi: il
mondo dell'ermetismo, dei misteri, dei segreti trascritti negli antichi libri eppure
rimasti lo stesso inaccessibili a coloro che hanno una mente chiusa. Astrologi,
alchimisti, filosofi della natura e poeti - oggi potremmo aggiungerci gli psicologi
- ne sono i custodi e guardiani; mentre teologi e gerarchie ecclesiali - a volte in
modo brusco, altre in modo blando - sono gli avversari da contrastare(1).

L'esterno.

All'esterno, la Cappella  decorata con molti pinnacoli che preannunciano
un'architettura in stile puramente gotico. All'estremit orientale
del fronte sud si possono notare incisi o scolpiti dei divisori, vale a dire
dei compassi, simbolo dell'ordine massonico. Sempre in questa zona,
nell'incavo di una finestra si osserva una scultura, purtroppo mal ridotta
dagli agenti atmosferici, che si ritiene raffiguri il celebre Bafometto, l'idolo
che i Cavalieri Templari erano accusati di venerare. Sul fronte occidentale
compare la testa del gi menzionato Ermete Trismegisto oltre
a un'ardita scultura che la dice lunga sul sarcasmo e il disprezzo che i
mastri massoni provavano nei confronti del clero: si vede una volpe vestita
da prete che predica a un branco di oche. Il fronte occidentale in
origine avrebbe dovuto costituire la parete interna del mai completato
transetto, tanto che si possono notare le pietre d'imposta dei vari archi
che avrebbero dovuto lanciarsi sul transetto stesso. Si trovano anche accenni
a manufatti di arredo come, per esempio, lo spazio per un altare e
un fonte battesimale. Sul lato del pi moderno battistero si delinea l'accesso
a un pulpito. Nella finestra a ovest del fronte meridionale spicca la
scultura di un cavaliere templare che guida un altro uomo bendato con
una fascia annodata alla moda della ritualistica massonica del primo
grado iniziatico. Confesso che si tratta della prima inequivocabile raffigurazione
da me vista che mette in collegamento diretto la pratica massonica
e l'Ordine dei Templari.

Il simbolismo templare.

L'Ordine Templare era stato soppresso e i suoi membri imprigionati e
torturati dall'Inquisizione ormai da circa un secolo e mezzo quando nasceva
la Cappella di Rosslyn, eppure i riferimenti evidenti al simbolismo
templare abbondano, in parte nascosti a tutti eccetto che per gli occhi
degli iniziati, provocatoriamente e paradossalmente alla luce del sole,
eppure snobbati e incompresi dalla massa. Sulla volta di ogni campata
della cappella principale e, disposte ad arco, sulla volta della cripta
sono le sculture della croce dentellata dei Sinclair. Nel punto di congiunzione
dei bracci, su ogni croce, finemente ma chiaramente delineata,
si trova la semplice e caratteristica croce svasata dei Templari. Non
soltanto la croix patte, ma anche quella gnostica, la croce della conoscenza
universale. Spostata di recente all'interno della cappella, al fine
di proteggerla dalle aggressioni degli agenti atmosferici che l'hanno
battuta da secoli,  stata collocata una pietra tombale, sulla quale  inciso
il nome di William de Sinncler. Secondo la tradizione di famiglia,
Sir William era il Gran Priore dell'Ordine del Tempio e aveva guidato
un manipolo di Cavalieri Templari nello scontro finale della battaglia di
Bannockburn, dove gli inglesi erano stati respinti, assicurando l'indipendenza
e la libert della Scozia.
Un altro segno distintivo dell'influenza templare - cui gi si  fatto
cenno in un altro capitolo - si trova scolpito accanto alla terza finestra
della parete settentrionale (partendo dall'angolo a est). A sinistra della
finestra, si nota una colonnina in cima alla quale spicca il simbolo templare
dell'Agnus Dei. La scultura raffigura il sigillo che viene rivelato
da due mani che discostano i lembi di una cortina o di un velo.
Nel riconoscere queste, come dire, affiliazioni templari si deve sempre
procedere con grande cautela, dal momento che gi a fin troppe costruzioni
sono state riconosciute, in modo del tutto erroneo e arbitrario,
attribuzioni improprie di matrice templare, sebbene gli edifici datassero
tempi coevi al periodo storico dell'Ordine. Per questo - tenuto anche
conto che la sua costruzione  di parecchio successiva all'era templare
- diventa necessario esaminare con attenzione il profondo significato
che si cela nella straordinaria Cappella di Rosslyn. Non ritengo, tuttavia,
che sia dovuto a mera casualit il fatto che i colori araldici dominanti
dello stemma dei St. Clair fossero l'argento e il nero, gli stessi che
contraddistinguevano il labaro di battaglia dei Cavalieri Templari, il
cosiddetto Beauseant. La scultura di un angelo che mostra lo scudo
araldico della famiglia decorato con la croce intagliata, nella parte sud
della navata, presenta un tema comune a quello appena ricordato dell'agnus Dei, con il motivo, che si ripete, delle due mani che aprono un
sipario.
Un intreccio ancora pi evidente fra le sorti dell'Ordine Templare e il
casato dei Sinclair, lo possiamo osservare nella lapide funebre del quarto
conte dei Sinclair di Caithness. Il motto della famiglia che vi troviamo
inciso, Commit Thy Verk to God (Affida il tuo lavoro a Dio),  del
tutto assimilabile a quello dei Templari: Non Nobis Domine.
Non Nobis, SedNomine Tuo De Gloriam, traducibile con Non al nostro nome.
Non al nostro nome, bens al tuo, vada tutta la gloria. Nell'aggetto
centrale del soffitto del retro del coro, riscontriamo un altro riferimento
templare primario, una piccola scultura della Madonna col Bambino.
Come gi abbiamo visto, come per l'Ordine Templare, il misticismo
occulto e la venerazione della Madonna Nera, costituivano un aspetto
comune per molte delle correnti esoteriche occulte dell'Europa medievale.
Il principio dell'Eterno Femminino e il suo riconoscimento nel
concetto di sapienza,  riconoscibile in un processo che coinvolge tante
diverse divinit: la dea Cibele dell'antica Grecia, l'immagine di Gaia,
la Grande Madre Terra, e prima ancora Ishtar, la sumera dea della vita
che dona energia. Nei templi a lei dedicati venivano riprese in grande
quantit rose e rosette, ma anche altri simboli che la raffiguravano: il
sole, la luna, la stella a cinque punte e la cornucopia. Tutti simboli che
ritroviamo scolpiti nelle volte del soffitto della Cappella di Rosslyn.
Qualsiasi tentativo di interpretare il contenuto artistico e spirituale delle
sculture della cappella non pu in alcun modo prescindere dalla considerazione
dell'affascinante carattere e personalit del fondatore dell'edificio,
il conte William St. Clair. Se le consideriamo avulse da questo
riferimento, esse non possono che restare misteriose e impenetrabili.
Infatti, che cosa potremmo farcene di una serie di singolari sculture
raggruppate in una chiesa cristiana del tardo Medioevo, nelle quali sembrano
essere sintetizzate tutte le influenze spirituali succedutesi nei secoli,
prima che la stessa Rosslyn venisse fondata? Le allusioni, dirette o
indirette, ai culti misterici di tempi cristiani ma anche pre-cristiani sono
molte; come, allo stesso modo, si possono rinvenire singolari sculture,
sparse qua e l quasi casualmente nella cappella, finalizzate e a commemorare
uno degli antenati pi illustri di William, il fondatore.
Stiamo parlando di Henry St. Clair, primo signore delle Isole Orcadi,
meglio noto come Sinclair il Santo, uno dei membri pi illustri nella
storia di una famiglia rinomatissima per nobilt e lungimiranza. Sappiamo
che il principe Henry commission la costruzione di una piccola
flotta con la quale effettu un paio di viaggi almeno per esplorare il
Nuovo Mondo, questo circa un centinaio di anni prima della memorabile
traversata oceanica delle caravelle di Colombo(2). Per ricordare e celebrare
questa straordinaria impresa, William commission alcune misteriose
sculture di piante sconosciute all'epoca in Europa e portate dall'America
dall'avventuroso antenato. Sulla destra dell'ingresso meridionale,
scolpita su un architrave, compare la pianta del cactus
dell'aloe, mentre nell'arco di una delle finestre che si aprono sul fronte sud
della cappella si scorge con chiarezza la pianta del mais, soggetti ripetuti
altre volte in altre zone della chiesa. Sparse qua e l si possono poi
riconoscere ancora altre piante originarie del Nuovo Mondo e, all'epoca
della costruzione della cappella, completamente sconosciute in Europa:
sassandras, albidium, trillum grandilorum e quercus nigra.

Il soffitto.

L'imponente volta a botte che costituisce il soffitto della chiesa  costituita
in solida pietra, spessa quasi un metro. Si divide in cinque sezioni
arricchite da pannelli arabescati. La parte del soffitto pi interessante
per i riferimenti massonici e templari  lavorata con rilievi importanti
e rivela un gran numero di stelle a cinque punte - altro
simbolo ricorrente nell'iconografia tipica dei Templari - che racchiudono una
cornucopia, una colomba, la luna e la sfera del sole. Le stelle sono la
raffigurazione della Via Lattea, la Via Lactodorum, allegorico riferimento
al percorso di pellegrinaggio che portava dal santuario di Santiago
di Compostela a Rosslyn. La colomba, nella tradizione iconografica
cristiana, rappresenta da sempre lo Spirito Santo; ma quando viene ritratta
nella forma in cui compare a Rosslyn - in pieno volo e mentre
stringe nel becco un ramo d'olivo - per di pi collegata ad altre simbologie
templari, stava a segnalare che il luogo poteva considerarsi un autentico
tempio templare. Il sole indicava in genere la discesa del Logos
o di Cristo; ma in questo caso poteva anche assumere una valenza pi
pertinente e consona, in quanto il disco solare compare nello stemma
araldico nobiliare di un ramo della famiglia dei St. Clair. Nella simbologia
delle dinastie Rex Deus, il sole risplendente in parte nascosto e
dotato di 32 raggi richiamava la figura del Re Pescatore, l'erede legittimo
del regno di Gerusalemme.
Un altro esempio di scudo araldico, sorretto da due mani e sul quale
compare la croce intagliata dei St. Clair, si pu osservare su un lato dell'aggetto
pendente che costituisce la chiave centrale del soffitto a volta.
Secondo l'ipotesi proposta dagli studiosi Chris Knight e Robert Lomas,
questa chiave punterebbe diritto in basso verso il posto segreto dove i
Cavalieri Templari avrebbero nascosto gli antichi rotoli di saggezza riportati
alla luce negli scavi da loro condotti a Gerusalemme, un tesoro
dapprima riposto nella cattedrale di Chartres e quindi trasferito nella
Cappella di Rosslyn.

La navata a sud.

Nella navata a sud, di fianco all'altare maggiore della cappella, si trova
un architrave scolpito con la simbolica raffigurazione dei sette peccati
capitali. Partendo a leggere da sinistra verso destra si distingue
un prete, o forse un vescovo, che ammonisce i suoi fedeli; segue un uomo
che tiene il petto in fuori in modo rimarcato, a indicare il peccato di
superbia; vengono poi il ghiottone e l'ubriacone. Due uomini ripresi in
accalorata discussione sono simbolo dell'ira, mentre nel tratto di centro,
un cavaliere negligente  l'emblema dell'ignavia. Segue poi l'invidia,
cui sta dietro un uomo ridotto a cadavere che trascina una borsa di
denari, simbolo dell'avarizia; infine, si vedono due amanti peccatori, a
memoria della lussuria. Compare, dunque il diavolo che, le fauci spalancate,
inghiotte i peccatori nel suo abominio infernale. Sull'altra facciata
dell'architrave si stagliano invece le sette virt cardinali. Anche in
questo caso, procedendo da sinistra verso destra, si pu notare un prete
in atto di benedire tutti coloro che seguono e sono: due persone intente
ad aiutare i bisognosi (una offrendo un mantello per proteggere un nudo,
un'altra che assiste un malato); un sant'uomo in visita a un
carcerato, il cui volto  visibile attraverso le sbarre di
un'inferriata. Viene poi
la raffigurazione di dare del cibo agli affamati cui segue la consolazione
dei diseredati e dei derelitti e l'ultima virt, vale a dire quella di onorare
i defunti. Nell'ultimo tratto viene rappresentata la giusta ricompensa:
san Pietro che stringe le chiavi dei cieli, del paradiso.
Se ci si volge verso la parete orientale, sulla trave che fronteggia l'osservatore
si snoda una specie di rotolo scolpito nella pietra su cui si pu
leggere un'iscrizione latina: Il pi forte  il vino, il re  pi forte ancora,
di lui ancora pi forte  la donna, ma la verit trionfa su tutto. Si
tratta di una citazione dal biblico Libro di Esdra, in riferimento alla volta
in cui Zorobabele si era servito di queste parole per risolvere un enigma
comparso in sogno al re Dario. In cambio, il potente sovrano aveva
concesso a lui e al popolo ebraico in cattivit di fare rientro a Gerusalemme
e di ricostruire il Tempio che era stato abbattuto dai conquistatori
babilonesi. Adiacente a questa striscia scolpita si stacca un pilastro
riccamente ornato che si ricollega a una tradizione leggendaria di somma
importanza per la Fratellanza massonica.

Il pilastro dell'apprendista.

Fra tutte le leggende e i misteri sorti attorno alla Cappella di Rosslyn,
nessun altro ne ha suscitato un numero maggiore del cosiddetto pilastro
dell'apprendista, la pi intrigante e splendida gemma dell'intero
edificio. La vicenda  legata all'assassinio di un apprendista scalpellino,
con tutti gli evidenti riferimenti ai rituali iniziatici in uso presso
l'antica gilda degli intagliatori di pietra e l'antichissima leggenda di Hiram
Abif, il maestro massone costruttore del Tempio di re Salomone
a Gerusalemme, ricca di un formidabile significato rituale per
tutto il mondo della Massoneria.
Il capomastro, avendo ricevuto dal proprio padrone il modello di una colonna di
squisita fattura e disegno, esitava a realizzarla finch non fosse andato a Roma o in
altro simile luogo straniero, a vedere l'originale. And all'estero e in sua assenza
un apprendista, che aveva sognato la colonna completata, si mise al lavoro all'istante
e realizz il disegno cos come si vede ora: una meraviglia di perfetta fattura.
Al suo ritorno il capomastro fu talmente punto dall'invidia, che chiese chi avesse
osato fare una cosa simile in sua assenza. Quando gli venne detto che era stato il
suo apprendista, fu talmente acceso dall'ira che lo colp con una mazza, lo uccise
sul posto e scont la colpa per la sua azione impetuosa e crudele(3).
Quale che sia la verit in proposito a questa bizzarra leggenda, i motivi
e la mirabile fattura con cui questo pilastro venne realizzato superano in bellezza e armonia tutte le altre sculture che
sono raggruppate in questo posto mistico. Si racconta che anche l'apprendista provenisse
dalle Orcadi e che il pilastro da lui scolpito rappresenti Yggdrasil, l'albero della vita della mitologia nordica, l'albero del mondo che
tiene insieme cielo, terra e inferi. Le sculture che ornano la parte superiore
del pilastro simboleggiano le dodici costellazioni dello zodiaco. I
rami che si avvolgono a spirale sono simbolo dei pianeti, mentre le radici
del grande tronco affondano profondamente nella terra. Alla base
del pilastro si aggrovigliano i draghi di Neifelheim, che tentano di azzannare
le radici dell'albero per impedirgli di fruttificare. Il pilastro
sottolinea la trasformazione di un antico concetto pagano nella versione
cristianizzata dell'albero della vita. E cos, oltre alla gi singolare
commistione di spunti mitologici celti, greci, cabalistci e del simbolismo
medievale cristiano dobbiamo anche riconoscere un evidente influsso
mitologico nordico!
Il volto scolpito del cosiddetto apprendista assassinato - posto in alto
nell'angolo sudovest della parete finestrata che si affaccia
sul tetto - rivolge in basso lo sguardo non verso il proprio pilastro, ma,
inaspettatamente, in direzione del pilastro finemente scolpito del presunto
assassino, il capomastro. Sopra questo pilastro, guardando
verso il corpo principale della cappella,  scolpita la testa del maestro
che, secondo alcuni, risulterebbe contorta, ripiegata, come se egli
fosse stato appeso per il collo a un cappio. Un esame pi attento, effettuato
con un teleobiettivo, rivela una realt diversa: il maestro non sta
soffrendo, ma chiaramente ridendo. Alcuni anni fa, mentre un collega
stava eseguendo i gessi di tutte le sculture presenti nella cappella prima
che iniziassero i lavori di restauro, tuttora in atto, si  scoperto che il
volto dell'apprendista in origine doveva avere la barba, scalpellatagli
via da qualcuno. Ebbene, nel Medioevo agli apprendisti era vietato portare
la barba! Da quanto osservato, non  da escludere che la cos intima
vicinanza fra le sculture del capomastro e del suo cosiddetto apprendista
voglia fare memoria dell'eresia dei gemelli divini. Ma poich
questo tema avrebbe senz'altro suscitato i sospetti e le persecuzioni
dell'inquisizione, qualcosa doveva di necessit essere cambiato e cos
il povero apprendista aveva dovuto sacrificare l'onore del suo mento.

Il retro del coro.

Nel rosone in pietra del retro del coro, la cappella della Signora, si pu
notare un aggetto centrale che pende dal soffitto. Le sculture che lo decorano
tutt'attorno riportano scene della nascita di Ges. Su un lato
ci sono la Madonna col Bambino, sull'altro i Magi e i pastori.
Accanto, su uno degli archi fustellati che corrono dalla
parete settentrionale, si pu
ammirare forse la pi antica e completa versione scultorea della danza
macabra o danza della morte rintracciabile nell'arte europea. In
questa fantasiosa processione sono raffigurati tutti i momenti della vita
dell'uomo. In tutto sedici coppie di figure, che vogliono offrire a chi
osserva una vivida illustrazione del fatto che la sola e unica cosa certa
della vita degli uomini  la morte. La parete orientale del retro del coro
 particolarmente ridondante di sculture intricate, tanto che persino il
fondo delle nicchie di alloggiamento delle statue - oggi non pi presenti
-  lavorato con complicati motivi a finestra. Un poco a parte
- tanto da quasi non notarsi in un simile rigoglio scultoreo - c' la rappresentazione
della maschera funebre del re scozzese Robert Brace,
l'ultimo comandante supremo dei Cavalieri Templari.
Tre pilastri che separano il retro del coro dalla parte principale della
cappella sono stati tutti battezzati e di alcuni si  gi detto. Sono il pilastro
dell'apprendista, del capomastro e, in mezzo a questi due, sta il
pilastro dell'operaio. I capitelli sono decorati con figurine di angeli che
suonano strumenti medievali. Uno storico del XVIII secolo, esperto in
questioni massoniche del tempo, affermava che ogni autentica loggia
doveva essere sostenuta da tre grandi pilastri, dal profondo significato
simbolico. Uno simboleggiava la Sapienza (il pilastro del capomastro);
il secondo indicava la Forza (il pilastro dell'operaio), mentre il terzo la
Bellezza (il pilastro dell'apprendista). Ovviamente, a ciascuna colonna
o pilastro si associavano anche le qualit da essa rappresentate al di l
della denominazione ricevuta. Perch la sapienza costruisce, la forza
sorregge e la bellezza adorna; ma anche, la sapienza deve essere svelata,
la forza deve essere tollerante e la bellezza deve saper attrarre. Tutti
e tre i pilastri debbono poggiare sulla stessa pietra di fondamento,
che viene detta verit e giustizia. Questo concetto tripartito
di un'ideale fondazione trova eco nelle qualit verso le quali
l'aspirante deve puntare:
Colui il quale  tanto saggio quanto il perfetto maestro, non potr facilmente essere
offeso dalle sue azioni. Colui che possiede la forza che  propria del custode
anziano nella sua vita sapr affrontare e superare ogni ostacolo. Colui che si abbellir
come un custode giovane con umilt di spirito, sapr avvicinarsi pi di
chiunque altro alla somiglianza con Dio(4).
Dunque, nella straordinaria attenzione e cura con cui sono stati realizzati
questi tre magnifici pilastri, noi ritroviamo, incapsulato nella pietra,
il simbolismo esoterico dell'introspezione e della saggezza spirituale,
quello stesso principio sotto la guida del quale venne innalzata
questa mirabile cappella.

La cripta.

Nella parte sudorientale della cappella, alcuni gradini conducono in
una cripta o cappella inferiore. La scalinata  stata proprio di recente rimessa
a posto per motivi di sicurezza, perch i gradini erano ormai spaventosamente
consumati e quindi pericolosi, a dimostrazione che nell'arco
dei novanta-cento anni intercorsi fra il suo completamento e la
Riforma, periodo in cui la venerazione delle reliquie e i pellegrinaggi a
esse associate erano venute a cessare almeno nei paesi protestanti, il
numero di devoti pellegrini che aveva visitato Rosslyn deve essere stato
enorme. I veri motivi che spingevano i fedeli a compiere questo pellegrinaggio,
purtroppo, non ci sono ancora chiari, ma  possibile immaginare
che i Cavalieri Templari vi avessero depositato alcune importanti
reliquie di antica venerazione. Una Madonna Nera, per esempio? Oppure,
dal momento che il sito era stato riconosciuto sacro gi molto
tempo prima dell'avvento del cristianesimo, non  da escludere che
fosse il centro di una vetusta tradizione, fonte di un particolare beneficio
spirituale per chi andava a visitarlo, da qui il gran numero dei pellegrini
di cui si  detto.
Mentre continuavo quella che ormai era diventata la mia decennale ricerca
sulla Cappella di Rosslyn, non smettevo di imbattermi nella citazione
di un singolare pellegrinaggio che prendeva le mosse in Spagna e
si chiudeva proprio a Rosslyn. Era detto il pellegrinaggio dell'iniziazione
o pellegrinaggio alchemico. Ne ero fortemente incuriosito,
ma da l a breve la mia ansia di sapere sarebbe stata accontentata, come
il lettore avr modo di constatare fra qualche pagina.
Sulla parete settentrionale della cripta si possono osservare
delle sculture dalla datazione imprecisata; si tratta, tuttavia, di opere di una qualche
valenza architettonica e sappiamo che proprio questo spazio era
servito ai mastri scalpellini e agli artisti impegnati nella costruzione come
bottega d'esercizio durante il procedere dei lavori. Lungo questa
parete si distinguono due lastre di pietra, provenienti dall'esterno della
cappella. La prima  una lastra tombale templare del XIII secolo, la seconda
 una pietra memoriale di una gilda, di molto successiva, risalente
al XVII secolo, che porta come titolo Il re del Terrore. All'estremit
orientale della cripta si trova un piccolo altare decorato con le solite
croci intagliate della casa dei St. Clair. Questo schema viene ripetuto
anche nel soffitto e a ogni incrocio dei diversi bracci su cui si dispiega
la croce dei St. Clair ecco comparire, anche in questo caso in modo visibile,
la croix patte dei Templari.
Risalendo nella cappella centrale, ci si imbatte subito nella finestra
della parete meridionale, dove sono scolpite delle piante di mais di cui
gi abbiamo parlato. Sul lato occidentale della finestra successiva, scolpita
in un plinto che un tempo supportava qualche statua, spicca una figura.
 l'immagine di un barbuto uomo robusto in toga che tiene fra le
mani un calice. Non  ancora chiaro se si tratti di un'iconografia tradizionale
del simbolismo cristiano, oppure un riferimento al tematismo
eretico della cerca del Santo Graal. Questa  forse l'unica scultura di
tutta la chiesa che mostra evidenti segni di essere stata brutalizzata. Se
si osserva attentamente la cornice a colonnine che sta a destra della figura
si possono notare chiari segni di vandalismo, come se la scultura
fosse stata colpita con qualche solido attrezzo. Su un modiglione della
terza finestra appare la scultura di Mos, con tanto di coma e Tavole
della Legge. Una statuina che mostra delle rassomiglianze a dir poco
straordinarie con la gigantesca, celeberrima statua del Mos di Michelangelo.
Se ci si sofferma accanto all'ingresso sud, e si volge lo sguardo a sinistra
si  in grado di apprezzare una piccola colonna incastrata nel muro.
Scolpito nel suo capitello vi  un gruppo di figurine a destra delle quali
si scorge la Veronica che tiene il velo con l'effigie di Ges.  la rappresentazione
del cosiddetto Mandylion o Velo della Veronica, altro
segno ancora dell'influsso templare. Se solo si rammenta che una delle
pi gravi accuse mosse all'Ordine Templare era quella di adorare una
testa oracolare,  chiaro che anche la presenza di questo particolare assume
la sua importanza.

La parete nord.

A sinistra della porta di settentrione, si trova uno stretto pilastro sul
cui capitello compare la scena della Crocifissione, un lavoro cos modesto
e insignificante che potrebbe tranquillamente non essere notato.
Ebbene, per quanto possa apparire strano, questo  l'unico riferimento
simbolico dell'atto di salvazione avvenuto sul Golgota, pietra di fondamento
di tutta la religione cristiana, che si rintracci in tutta la cappella!
Voltandosi, avendo alle spalle la suddetta porta e osservando la serie di
capitelli dei pilastri immediatamente di fronte, subito a sinistra  ripresa
la scena degli angeli che spostano la pietra tombale di Cristo, mentre
a destra compaiono le due Marie e, abbastanza stranamente, in mezzo
alle due scene, la figura di Giovanni il Battista dirimpetto al gruppo
della Crocifissione.
Accanto alla parete occidentale della navata a nord troviamo la lapide
commemorativa di Caithness.  stata posta in memoria di George, il
nonno del fondatore, l'ultimo della famiglia ad avere ancora posseduto
tutte le terre avite di Caithness, Sutherland, Fife e Rosslyn. Alla richiesta
del suo re, George aveva acconsentito che le propriet dei St. Clair
venissero spartite tra i suoi tre figli maggiori, con questo atto riducendo
drasticamente il potenziale pericolo che un casato cos potente avrebbe
potuto esercitare sulla corona. Questa era stata la seconda grande divisione
dei territori appartenuti alla Casa dei St. Clair. Gi William, in
precedenza, aveva diviso a sua volta i possedimenti terrieri in tre parti,
le isole, le terre a nord e a sud del fiume Forth. Se questi smembramenti
non fossero avvenuti, la famiglia dei St. Clair sarebbe stata la pi potente
di tutta la Scozia.
Vicino alla lapide memoriale di Caithness, correndo parallela alla parete
nord, su di un plinto particolare si apprezza la pietra tombale di sir
William de Sinncler, Gran Priore dell'Ordine del Tempio, come gi
menzionato. Sulla lastra sono incise la sagoma della sua spada, la croce
fiorita dei Templari e il nome di sir William. Avendo alle spalle il memoriale
di Caithness, nel capitello del pilastro che sta a destra si pu distinguere
la scena evangelica del figliol prodigo che accudisce i maiali.
La finestra che, nella parete nord, viene a trovarsi a questa altezza rivela
due sculture importanti: a sinistra compare il diavolo indispettito dalla
rabbia perch la coppia che gli sta accanto si  voltata a osservare un
angelo che porta la croce; mentre appena sotto la luce della finestra
stessa, sul davanzale interno spicca la bella, singolare immagine
dell'Uomo Verde. Allineata lungo questa parte di navata,
ma anche contro la parete meridionale, si sviluppa la continuit di una
panca in pietra. Questo particolare sta all'origine di uno dei detti inglesi
pi fraintesi, che dice: I deboli vadano al muro. Lungi dall'esprimere
un'insensibile indifferenza verso il destino dei deboli, questo modo
di dire deriva da un'antica pratica in uso nelle chiese, quando la congregazione
dei fedeli si riuniva al gran completo. Quando la cappella
era piena, nei giorni di grande festa, nelle celebrazioni dei santi patroni
e nei momenti liturgici di particolari preghiere e invocazioni, allo scopo
di proteggere i vecchi, gli infermi e i pi deboli, nella chiesa si alzava
l'invito: I deboli vadano al muro. In questa posizione, infatti, queste
persone potevano respirare meglio e, soprattutto, trovavano un
appoggio. Pertanto, lungi dall'essere un invito scortese, questa frase, trasformatasi
in un modo di dire, aveva invece un tono compassionevole e di
attenzione cristiana.

Le vetrate di epoca vittoriana.

Il simbolismo significativo all'interno della Cappella di Rosslyn non si
limita alle sculture in pietra; meravigliose vetrate installate verso la fine
dell'era vittoriana dimostrano che il discorso simbolico  un'arte in continuo
divenire e sviluppo. Tuttavia, i disegni che abbelliscono queste vetrate
pongono un interrogativo: per quale motivo due soldati romani e il
santo patrono d'Inghilterra dovrebbero venire celebrati all'interno del
mistico recinto della Cappella di Rosslyn? Oppure, cosa ancora pi intrigante,
per quale motivo nella finestra della cripta compare un chiaro
riferimento simbolico a Maria Maddalena, manifestato dall'aureola color
ametista che circonda il capo di Cristo? Una cosa, fra tanta incertezza,
 sicura: i motivi delle finestrature vittoriane di Rosslyn furono individuati
e commissionati da iniziati, mossi dalla profonda convinzione
mistica che, prima o poi, il loro vero significato sarebbe stato rivelato!
Il primo personaggio che incontriamo  Longino, in merito al
quale si racconta una leggenda che ha permeato la cristianit sin dal suo
sorgere. Questa storia straordinaria rappresenta, in tutta la grandezza del
suo mistero, la corrente segreta della conoscenza spirituale che a partire
da Cristo non si  mai interrotta nel volgere del tempo, a dispetto delle
continue persecuzioni messe in atto dalla gerarchia ecclesiastica.
In uno dei capitoli finali del Vangelo di Giovanni, si racconta di un soldato romano
che ferisce Ges al costato con una lancia. Il nome di quest'uomo era Gaio
Cassio Longino...  stato detto che per un attimo egli avrebbe tenuto il destino del
mondo intero nelle sue mani. La lancia con la quale egli colp il Cristo divenne sin
da subito una delle grandi reliquie della cristianit e una leggenda unica ebbe subito
ad accompagnare quest'arma nella quale si diceva fosse anche stato inserito
uno dei chiodi della Crocifissione. Col passare del tempo la leggenda si era accresciuta
e arricchita, acquisendo sempre pi forza e vigore col trascorrere dei secoli,
consolidando l'idea che chiunque avesse posseduto la lancia fatale rendendosi
conto dei suoi poteri straordinari, avrebbe potuto disporre, nel bene come nel male,
dei destini dell'umanit e del mondo intero(5).
Alla lancia, come a tutti gli oggetti terreni che toccarono il corpo e il
sangue di Ges, erano attribuiti poteri miracolosi e mitici ed era considerata
incorruttibile. L'elenco di tutti gli uomini illustri che l'ebbero in
loro possesso pu essere utilizzato come una sorta di indicatore di
coloro che furono ritenuti in possesso di conoscenze spirituali, potere e
chiaroveggenza.
In un'altra finestra  rappresentato san Maurizio, il comandante
cristiano della legione tebana, composta tutta da cristiani. Vale la
pena ricordare che Maurizio e tutti i suoi soldati, quando erano stati invitati
dall'imperatore di Roma a rinnegare la loro fede per adorare gli
di pagani, si erano valorosamente rifiutati di farlo. Come sappiamo, le
leggi romane su questo argomento erano brutali e pronte: Maurizio era
stato decapitato davanti ai suoi uomini. La loro reazione era stata improvvisa
e inattesa. Abbandonate le corazze e le armi, si erano tutti inginocchiati
e, mostrato il collo nudo ai carnefici, avevano abbracciato
spontaneamente lo stesso supplizio patito dal loro generale.
Nella finestra che si apre sulla parte alta della parete meridionale, troviamo
la figura di san Michele, l'Arcangelo, ritratto in solitario
splendore. Il santo era il patrono dei Cavalieri Templari
nella loro veste di guerrieri. San Michele, che stava in
intima confidenza con Dio,
non veniva soltanto descritto come il principe degli eserciti celesti,
ma anche come il santo guardiano dell'antico Israele. Si diceva che tenesse
il segreto del verbo con cui Dio aveva creato i cieli e la terra. Il
paragone fra questa misteriosa parola della Creazione e il segreto
della parola massonica risulta pi che evidente e spontaneo.
Nella vetrata direttamente opposta a quella di san Michele, fra le due
finestre che mostrano i santi soldati romani, si presenta un personaggio
che, almeno a prima vista, non ci si sarebbe aspettato di
trovare all'interno di una cappella scozzese. Il santo
ritratto  infatti il patrono d'Inghilterra, san Giorgio.
Perch mai una vetrata riporta l'immagine
del protettore dei nemici tradizionali della Scozia? Probabilmente
perch anche san Giorgio era l'icona di un altro guerriero santo i cui
principi cavallereschi lo consegnavano come esempio di quella stessa
cavalleria cos ambita e rispettata dai Cavalieri dell'Ordine Templare.
Stando a papa Gelasio (494 d.C.), san Giorgio era un grande santo, venerato
dagli uomini, ma le cui azioni erano conosciute soltanto a Dio.
Affondando ulteriormente la ricerca sulla sua storia leggendaria, sono
venuto a sapere che, in origine, il mito di san Giorgio  in tutto assimilabile
a quello di san Michele, e ci mi ha offerto cos una base piuttosto
solida per gettare nuova luce su quelle che erano state le mie prime,
frettolose, impressioni.
Il primo e pi antico personaggio mitologico a cui si associa la figura di
san Giorgio  il dio Tammuz. Gi ho avuto modo di rammentare, almeno
in apparenza, la colleganza fra i Sufi e i loro nemici templari. Tammuz
non faceva che portare una nuova prova a questo legame, se  vero, come
sostengono molti autori moderni, che El Khidir, il fondatore del mistico
Ordine dei Sufi, il dio Tammuz e san Giorgio sarebbero la stessa
persona, presentata sotto forme e caratteristiche diverse a seconda delle
differenti mitologie.
Tammuz era descritto come lo sposo, il figlio o il fratello
della dea Ishtar ed era conosciuto come il signore della vita
e della morte. Un titolo,
questo, che riecheggia riflessi massonici, pur anticipando di qualche
millennio l'origine riconosciuta della Fratellanza. Una leggenda racconta
che quando Adamo si era presentato alle porte del cielo, Tammuz gli
aveva offerto il pane e l'acqua della vita eterna, che Adamo aveva rifiutato,
perdendo in tal modo l'immortalit.  quanto mi interessante notare
che il san Giorgio raffigurato nella vetrata di Rosslyn poggia i piedi
su una tavola rosa, tutta decorata con disegni di rose e rosette. Il collegamento
con i simboli della dea Ishtar  pi che evidente.
In netto contrasto, invece, i santi Longino e Maurizio poggiano su una
piattaforma a scacchiera, con tessere Bianche e nere. Si tratta della cosiddetta
scacchiera della gioia simbolo sia del labaro di guerra dei Templari,
il Beauseant, sia della mistica settimana, emblema del pellegrinaggio
iniziatico che da Santiago di Compostela portava i fedeli fino a
Rosslyn.
Nei disegni che ornano queste due finestre, la base a scacchiera  dipinta
in modo identico all'uso che ne viene fatto nelle logge massoniche,
dove il pavimento della loggia in cui vengono celebrati cerimonie e rituali
, per l'appunto, fatto a scacchi. Credo che l'inclusione di questo
specifico particolare nelle due vetrate non sia casuale e neppure il prodotto
di una licenza artistica, ma deliberato e significante.
 L'Uomo Verde.

In tutta la cappella abbondano le rappresentazioni dell'Uomo Verde.
Si tratta di una tipica figura che compare anche in molte altre chiese
medievali, ma a Rosslyn se ne contano pi di 120 e se ne trovano di
continuo di nuovi. Nella ben pi grande cattedrale di Chartres ne sono
stati contati soltanto 86. Perch, dunque, un numero cos elevato in una
cappella cos piccola? Siamo al cospetto di uno dei tanti spunti di collegamento
fra il Graal e le sue antiche, originarie radici celtiche, culminanti
nelle leggendarie imprese di Cuchullin che il mito dice resuscitato
dai morti per opera di san Patrizio?
Guardando attorno si constata che tutte le pareti della cappella propongono
delle fasce scolpite, dove sono riprese molte forme diverse di
vegetazione. Il simbolismo della striscia trattiene in s molti significati
e una valenza dualistica: la separazione fra il bene e il male, oppure fra
il positivo e il negativo non sono che due fra i temi pi comuni. Al di
sotto della finestra che si trova accanto all'ingresso meridionale si nota
una fascia scolpita in cui compare uno dei tanti Uomini Verdi. Gli occhi
sono ricavati con cos grande abilit da dare l'impressione che seguano
costantemente il visitatore in ogni suo spostamento all'interno della
cappella. Dalla bocca gli fuoriesce del fogliame per rappresentare i
frutti della fertilit. Come detto, gli Uomini Verdi abbondano. Alcuni
stanno nelle tante fasce scolpite, altri sono sistemati qua e l, come a
caso, un po' ovunque. Sembrano sbucare all'improvviso da ogni angolo,
le teste che fanno capolino tra il fogliame che a volte si confonde
con i motivi floreali dei sottostanti capitelli dei pilastri. A volte  solitario,
altre in gruppo, in qualche occasione sta persino al centro dei rosoni
aggettanti che scendono dal soffitto. Sono cos numerosi che, al pari
di Robin Hood e dei suoi uomini della foresta, sembra che sbuchino di
colpo da ogni punto della chiesa.
Recentemente ho capito il perch di una cos massiccia presenza dell'Uomo
Verde, un personaggio simbolico che, come tutto ci che compare
nella piccola chiesa, pu essere compreso e apprezzato su piani e
livelli diversi. Egli ci riconduce in modo diretto al dio Tammuz e alle
origini da cui  scaturito il seme della sua corrente di spiritualit.
La Regina di Maggio seguiva su un carro, trainato da giovani donne e uomini. Il
suo partner, il consorte, l'Uomo Verde, discendente di Dumuzi, Tammuz e Atti,
detto anche il Verde, era vestito di foglie. In alcune regioni dell'Europa, i due
erano sposi. E cos il Calendimaggio celebrava il sacro matrimonio e il rito della
rigenerazione della vita... Il volto dell'Uomo Verde, nel mezzo del fogliame scolpito,
guarda e sorride dalle transenne, dai pulpiti, dalle navate a volta e dai cori...
e pare invochi l'antica conoscenza della relazione esistente fra la dea e il suo figlio,
incarnata in lui come la vita nella terra(6).
Il collegamento fra l'Uomo Verde e la Massoneria viene invece messo
in risalto da William Anderson:
Anche volendo considerarlo al livello pi elementare e basso, come una specie
di personaggio portafortuna dei massoni, la sua presenza in cos tante regioni e la
sua continuit nel tempo attesta che si tratta di una figura particolarmente importante
per la Fratellanza. Rappresenta forse la sintesi dell'energia che a loro tocca
trasformare, quella della natura vivente e del passato, racchiuse nell'inconsapevolezza
collettiva? Esprime, egli, forse, allo stesso tempo, lo spirito dell'ispirazione,
il genio nascosto che crea le cose?(7).
Questo concetto, se provato, sarebbe di estremo interesse, in quanto
collegherebbe la Massoneria addirittura con il primo, pi antico, sistema
di iniziazione, quello di Zoroastro. L'idea del ciclo della morte e
della successiva resurrezione fluisce come un fiume impetuoso nel simbolismo
mistico di tutte le religioni tradizionali. La ritroviamo nella
morte e rinascita simbolica di Tammuz, il figlio della vedova, assunto
a simbolo dell'autunno e della primavera. Ma anche nella leggenda
di Hiram Abif; nella storia dell'apprendista assassinato di Rosslyn; 
palese nel folclore dell'Uomo Verde. Tutti questi temi si intrecciano in
modo indissolubile con il misticismo panteistico che si manifesta con
tanta evidenza nelle sculture di Rosslyn. Tutto, da Tammuz dritto fino
ai massoni, che hanno costruito questa mirabile Cappella, celebra e sostiene
la gloria della creazione divina.

Un pellegrinaggio strano e misterioso.

Ho ricordato, qualche pagina fa, la consunzione incredibile dei gradini
della scala che portava alla cripta. Esistono prove importanti che attestano
come Rosslyn, per ragioni ancora sconosciute, fosse la destinazione,
la tappa finale dei pellegrini che compivano un ardimentoso tragitto,
partendo dal santuario di Santiago di Compostela. La maggior
parte dei fedeli che approdando in Scozia giungevano al termine del loro
pellegrinaggio erano dei normali pellegrini, spinti fino a questo
mistico sito per venerare una sacra, importante reliquia che ancora oggi
non sappiamo quale fosse. Fra di loro, tuttavia, doveva anche contemplarsi
un nutrito numero di persone che perseguivano uno scopo pi
profondo, un fine esoterico. Erano loro che potevano dire di aver completato
il pellegrinaggio dell'iniziazione che collegava la Spagna, sede
della cultura e della tradizione dei Sufi in Europa, con il nuovo fulcro,
il nuovo cuore pulsante della Massoneria e delle dinastie Rex Deus, la
Cappella di Rosslyn, in Scozia.
Esistono molte indicazioni che sottolineano l'esistenza di una catena
di trasmissione di saggezza e verit spirituali, avviatasi nella notte dei
tempi dalla civilt sumerica, per transitare nei tempi biblici, nella conquista
araba della Spagna, nella cristianit medievale, nell'Ordine dei
Cavalieri Templari, nelle gilde massoniche, nella Libera Muratoria e
nella Rosacroce, una corrente esoterica tutta cristallizzata in codice nelle
incredibili sculture di Rosslyn. Il nostro riferimento, in ogni tentativo
fatto di ricercare e comprendere le influenze culturali legate alle sculture
e al progetto d'insieme di questa cappella, non possono che essere i
manufatti concreti di cui disponiamo, da interpretare secondo il nostro
attuale livello di consapevolezza e capacit intellettuale, forti di una conoscenza
sempre pi crescente delle correnti segrete della spiritualit.
 Note.
1. P. Schmitt, Ancient Mysteries in th Society of Their Time. Their Transformation and Most
Recent Echoes.
2. Tim Wallace-Murphy - Marilyn Hopkins, Tempars in America, Boston, Red Wheel / Weiser,
2004.
3. Tim Wallace-Murphy, An Illustrateci Guidebook to Rosslyn Chapel, Edinburgh, The Friends
of Rosslyn, 1993.
4. Gedricke, 78* Century Historian ofFree Masonry, testo citato da T. Wallace-Murphy in The
Templar Legacy and th Masonic Inheritance Within Rosslyn Chapel, Edinburgh, The Friends of
Rosslyn, 1994.
5. Trevor Ravenscroft, The Spear of Destiny, York Beach, Samuel Weiser, 1982, pp. 1,2.
6. A. Baring - J. Cashford, The Myth ofthe Goddess, London, Penguin, 1993, pp. 411,412.
7. William Anderson, The Rise o/Gothic, London, Hutchinson, 1985.


Capitolo 15.
Il flusso mai interrotto
della corrente iniziatica.

La brutale soppressione dell'Ordine dei Cavalieri Templari and a determinare
una frattura nelle alacri attivit iniziatiche portate avanti dai
gruppi appartenenti al lignaggio Rex Deus, senza per estinguerle del
tutto. Il processo di trasmissione delle conoscenze continu lo stesso ad
avvenire, ma in gran segreto all'interno delle varie famiglie, aprendosi
in modo discreto e attento anche su potenziali adepti che avessero dato
segno di essere allineati alla tradizione gnostica esoterica. Nasce una
domanda: come riuscirono in questa non certo facile impresa, in un'era
cos buia e repressiva? Gli eredi della tradizione templare escogitarono
un modo nuovo di trasmettere la conoscenza sacra, utilizzando strutture
e organizzazioni occulte come, in Inghilterra, la Fratellanza massonica,
la Rosacroce, il Collegio Invisibile e la Royal Society. Un metodo
conosciuto alla storia come il pellegrinaggio iniziatico(1).
Il pellegrinaggio al santuario di Santiago di Compostela, uno dei pi
frequentati, era noto come il pellegrinaggio della conchiglia; ma quando
ho lavorato in coppia con l'amico Trevor Ravenscroft e quando, da
solo, mi sono occupato del mistero della Cappella di Rosslyn mi sono
sovente imbattuto in un altro pellegrinaggio misterioso, quello detto
pellegrinaggio dell'alchimista o
pellegrinaggio iniziatico(2). In questi
casi il pellegrinaggio non puntava verso Gerusalemme, il luogo dove
Ges era stato ucciso, n verso Roma, la citt dei santi Pietro e Paolo,
ma, come nel caso del pellegrinaggio della conchiglia, si indirizzava
verso un luogo oscuro e sconosciuto, sperduto in un angolo quasi inaccessibile
del nordovest della Spagna. Puntava verso un santuario dedicato
a Giacomo il Maggiore, figlio di Zebedeo, e a Giacomo il Minore,
conosciuto anche come Giacomo il Giusto, il fratello di Ges.
Grazie a questo nuovo e inedito processo di iniziazione, le famiglie
Rex Deus riuscirono lo stesso a esercitare una grandissima influenza su
quelle persone che contribuirono alla nascita del Rinascimento italiano.
La prima, immediata, fondamentale conseguenza fu l'aggregarsi di un
gruppo di iniziati che trasformarono il pensiero, l'arte, il commercio, il
sistema religioso e sociale di un intero continente, offrendo un contributo
decisivo alla nascita e alla creazione di un'atmosfera culturale dove
scienza, democrazia e libert intellettuale sbocciarono in modo che
definire rigoglioso  persino riduttivo.
Praticamente tutti gli intellettuali del tempo - compresi alcuni fra i fondatori di
quella che possiamo considerare la scienza moderna, come Isaac Newton - vennero
profondamente investiti e influenzati dalla tradizione esoterica, convinti che
in quelle fonti occulte e segrete fosse possibile rintracciare la soluzione di misteri
e problemi riguardanti la natura umana e l'universo, non rintracciabili in alcun altro
contesto(3).
Molti fra gli artisti, intellettuali e filosofi rinascimentali erano membri
di associazioni e organizzazioni che avevano ereditato l'autentico messaggio
dei Cavalieri Templari e operavano correndo rischi enormi, visto
il sospettoso e repressivo occhio della Chiesa di Roma(4). Come  noto,
durante il Rinascimento si verific un prodigioso balzo in avanti in
tutto l'ambito culturale europeo nell'arte, religione, architettura, filosofia,
letteratura, democrazia, libert e scienza, tutti ambiti che furono
profondamente influenzati dalla corrente sotterranea della spiritualit,
mantenutasi sempre viva. In questa riconciliazione fra gli ideali della
spiritualit e gli sforzi dell'intelletto, vale ricordare che, contrariamente
a quello che era l'atteggiamento dominante della Chiesa che cercava
di controllare e limitare al massimo l'espandersi della conoscenza, gnostici
e massoni medievali avevano un motto esattamente contrario, che
suonava Ars sine scientia nihil est, ossia l'arte priva di conoscenza non
 nulla. Ovviamente, in un simile contesto, la qualit aggiuntiva a cui
essi pensavano faceva riferimento alla gnosi, o conoscenza spirituale.
Lo stesso nome Roslin, in gaelico, rinforza questo ideale, dal momento
che  traducibile come antica conoscenza tramandata attraverso le generazioni(5).
L'idea di un pellegrinaggio iniziatico che andasse a toccare dei luoghi
sacri da intendere come chakras o punti vitali della Terra, era antica e
risaliva addirittura alla tradizione dell'Egitto, dove erano coinvolti otto
siti sacri. Il numero otto aveva un particolare significato per gli Egizi,
ma compare sovente anche nell'esoterismo europeo. Otto sono le punte
della croce dei Templari; la figura a otto lati - l'ottagono - era una
delle forme geometriche di base nell'architettura templare e il numero
otto era simbolo della rinascita dello spirito. In Egitto, la preparazione
all'impresa avveniva nel tempio di Buhen, nella parte meridionale del
paese. Da qui i candidati ritenuti idonei avanzavano progressivamente
lungo il sentiero della loro iniziazione, toccando altri sette templi, che
nel pensiero religioso egizio erano immaginati come punti nevralgici
della terra(6).
Trevor Ravenscroft afferma che in era pre-cristiana, i pellegrini celtici
che adoravano la Madre Terra si muovevano dall'Iberia (Spagna) alla
Scozia, toccando sette oracoli druidici planetari, intesi come corrispondenti
ai sette chakras della terra(7). La sequenza di questi luoghi sacri da
visitare corrispondeva a quella dei pianeti del sistema solare: Luna,
Mercurio, Venere, Sole, Marte, Giove e Saturno. Trevor ha appreso dal
suo maestro, il professor Walter Johannes Stein, che i Romani non avevano
esitato ad adottare questi stessi luoghi come loro siti sacri e analoga
cosa avevano fatto i cristiani, che vi avevano costruito sopra le loro
chiese e cattedrali.
Da parte mia, ho appurato che questi edifici - Rosslyn, Amiens, Notre-
Dame di Parigi, Chartres, Orlans e Tolosa - erano punti di riferimento
collocati su strade diverse, ma tutte dirette al settimo sito: Santiago di
Compostela. Ravenscroft era anche convinto che i pellegrini medievali
compivano il tragitto al contrario, vale a dire da Compostela a Rosslyn,
toccando di volta in volta tutti gli altri santuari. Ne consegue, immediata,
una domanda: per quale motivo compiere un pellegrinaggio a ritroso,
ossia contrario a quello suggerito dalla Chiesa? Abbiamo, in qualche
modo, la possibilit di dare una conferma a questa osservazione piuttosto
intrigante?
Il fatto che anche in tempi pre-cristiani fosse tradizione compiere un
pellegrinaggio che andava a toccare i sette chakras del pianeta, attraversando
l'Europa dalla Spagna fino alla Scozia, ci viene ulteriormente
confermato da un altro autore inglese, Philip Heselton, quando scrive:(8).
Sembra che vi siano forti paralleli fra l'energia del corpo e l'energia del paesaggio...
e se la terra  un essere vivente, la sua energia fluisce e i centri sacri corrispondono
ai meridiani e ai punti dell'agopuntura nel corpo umano... Alcuni hanno
spinto ancora pi in l i paralleli tra il corpo umano e la terra e hanno postulato dei
punti chakra sulla sua superficie, che hanno effetti speciali in termini paesaggistici
a seconda della natura specifica del chakra corrispondente. Il chakra del cuore,
per esempio, potrebbe essere immaginato come un grande fiume che si piega in
una gigantesca ansa per andare ad abbracciare una collina, sulla cui cima si erge
una chiesa. Questi vengono spesso chiamati templi del paesaggio. Sono stati
proposti diversi assi geografici che incorporerebbero i sette chakra. Uno di questi
dovrebbe correre fra la Francia e la Scozia(9).
Una studentessa americana di antropologia, Elyn Aviva, nella tesi di
dottorato dedicata al pellegrinaggio a Santiago di Compostela, conferma
appieno il concetto di uno spostamento a fini iniziatici. Nello scritto,
la studentessa ricorda che un giorno mentre si stava riposando nel
portico della cattedrale di Leon, era stata raggiunta da un altro pellegrino,
pi anziano, che le era andato incontro zoppicando e le aveva augurato
una buona giornata.
Quando lei gli aveva chiesto se anche lui era diretto a Santiago, aveva
prontamente risposto: No! Io seguo il Camino de las Estrellas, la Via
Lattea, non il Camino de Santiago. Perch la Via Lattea  l'autentico e
antico percorso della morte e della rinascita dello spirito. Il Camino de
Santiago  stato solo un tentativo della Chiesa di camuffare il vero pellegrinaggio(10).
L'antico centro della morte spirituale e della rinascita era naturalmente
l'oracolo druidico della luna a Santiago di Compostela. Elyn, affascinata,
aveva domandato: Come si fa, allora, a rintracciare il vero cammino?.
L'uomo le aveva risposto descrivendo la vera via come quella che
segue un percorso sotto la volta stellata della Via Lattea e va a toccare le
chiese segnate da certe sculture di uccelli e animali mistici. Forse i simboli
dei sette gradi di iniziazione? Il pellegrino claudicante aveva quindi
proseguito dicendo: Gli antichi hanno lasciato sculture nelle chiese, ma
 difficile leggerle, perch i riti di iniziazione erano segreti e tramandati
oralmente ed io e altri come me stiamo cercando di ricostruirne il significato(11).
Elyn era rimasta disorientata da quell'incontro, perch stava seguendo
il Camino per curiosit intellettuale e non per fede cristiana. Tuttavia
persino lei. alla fine, era stata costretta ad ammettere che non stava soloviaggiando fisicamente per Compostela, ma stava avanzando per un
potente e penetrante sentiero esoterico spirituale che la stava progressivamente
cambiando, mano a mano che procedeva. Nella sua tesi ha
scritto: Forse coloro che seguono il Camino avvertono i deboli echi di
antichi culti, vaghe immagini di poteri archetipali. La sua ultima frase
l'avvicina intimamente alla nostra ricerca ed enuncia una grande verit
spirituale: Non so su che strada abbia viaggiato, so solo che ve ne sono
molte nascoste sotto una e forse sotto le molte
c' la Via(12).
 Il sentiero per l'illuminazione.

Nella tradizione esoterica occidentale il raggiungimento dell'illuminazione
implicava una sorta di misticismo ritualizzato in cui il novizio
era istruito e guidato dal maestro al fine di sviluppare ed esaltare l'uso
degli organi della sensibilit spirituale. Questi chakra o punti energetici
erano risvegliati ritualmente seguendo un ordine prestabilito, dalla base
fino alla corona. L'ordine specifico secondo il quale si ridestavano i
centri di energia spiega perch nel pellegrinaggio iniziatico la sequenza
rituale degli spostamenti sia esattamente capovolta rispetto al normale
e ortodosso pellegrinaggio a Compostela. E cos, dopo un periodo di
preparazione trascorso a Cintra, in Portogallo - citt dove non solo si
trova un pilastro che  l'immagine speculare del pilastro dell'apprendista
di Rosslyn, ma anche un luogo analogo al tempio di Buhen, dove gli
iniziandi dell'antico Egitto si predisponevano al pellegrinaggio sacro -,
il neofita raggiungeva Santiago di Compostela per dare inizio al processo
iniziatico, partendo dal primo grado con l'attivazione del chakra
della base. Il simbolo di questo momento era il Corvo(13). Questo uccello
rappresentava il messaggero dei culti misterici che esprimevano concetti
spirituali tramite immagini comprensibili a diversi livelli, sia dal
mondo esterno che da quello degli iniziati.
Se l'idea di un pellegrinaggio d'iniziazione di matrice celtica ha una
qualche validit, ebbene allora deve essere possibile relazionarlo sul
piano storico con i centri di venerazione e di culto dei tempi pre-cristiani.
Poich i sacerdoti drudi possedevano soltanto una tradizione culturale
orale, quel che possiamo riscontrare sar per forza un riflesso indiretto,
mediato dall'uso dei Romani e poi della cristianit di fare propri
gli antichi luoghi sacri, adattandoli alle loro necessit religiose. Studi
archeologici hanno stabilito che nel sito di Compostela esisteva un importante
insediamento romano. L'interno della cattedrale  stato interamente
scavato e ha rivelato i resti di numerose sepolture pre-cristiane e
vestigia di un tempio romano, sotto il transetto
meridionale(14). I resti del
tempio sono a ridosso delle fondazioni della basilica cristiana del IX secolo,
confermando cos la teoria dell'uso druidico, romano e infine cristiano
dello stesso sito sacro. Nel cosiddetto Altare dell'Apostolo sono
incorporate delle lastre in pietra pre-cristiane, le cui antiche iscrizioni,
dedicate a divinit pagane precedentemente venerate in questo luogo,
sono state cancellate(15). L'obiettivo primario dei pellegrini, la presunta
tomba dell'apostolo Giacomo il Grande, fu scoperta fra l'813 e l'818
d.C., ma, per ironia della sorte, la prima menzione di pellegrinaggi cristiani
a Compostela viene da uno scrittore musulmano, Ibd Dihya, che
annot l'afflusso dei fedeli in visita alla tomba di san Giacomo gi
nell'844(16). L'elenco dei personaggi illustri e dei santi cristiani che ebbero
modo di visitare il santuario  per lo meno impressionante e, fra i
molti, comprende Luigi VII di Francia, san Francesco d'Assisi, il re Robert
Brace di Scozia e il conte William St. Clair, il fondatore della Cappella
di Rosslyn.
Nella cattedrale di Santiago le figure dei grandi iniziati Melchisedec,
Abramo, Davide e Mos decorano il portale e la facciata meridionali.
Tuttavia, dal nostro punto di vista,  l'interno con il materiale iconografico,
pervaso ed esaltato da un senso di spiritualit e di vibrante energia
ad assumere una particolare importanza.
L'impatto spirituale  irresistibile appena si varcano le massicce porte
che separano l'ornato esterno barocco dalle sculture medievali degli archi
del Prtico de la Gloria. Questa splendida e superba creazione venne
progettata ed eseguita dal genio medievale Mastro Mateo ed  stata
descritta come il pi bel monumento scultoreo medievale, mentre
Street(17) la definisce una delle glorie pi elevate dell'arte cristiana, ma
anche un gigantesco trittico in cui il sentimento religioso viene espresso
nel modo pi ingegnoso e sublime consentito dall'ideale artistico del
tempo.
La colonna centrale, in marmo finemente scolpito,  coronata da un
capitello situato direttamente sopra la figura assisa di san Giacomo, che
stringe con la mano sinistra la parte superiore di un vincastro a forma di
tau, mentre con la destra tiene una tavoletta recante l'iscrizione latina
in rilievo Misit me Dominus, ossia Mi ha inviato il Signore. Il pilastro
centrale  un riferimento simbolico all'albero di Jesse, con i re Davide
e Salomone distinguibili fra i rami. A Compostela, non c' pellegrino
che non infili le dita in cinque cavit ormai consunte all'altezza della
spalla nella rigogliosa ornamentazione del pilastro centrale. Subito dietro
la base di questa colonna si trova una scultura di Mastro Mateo, inginocchiato
e rivolto verso l'altare maggiore, in atto di preghiera, come
se offrisse in perpetuo la sua opera all'Onnipotente. I pellegrini pi devoti
battono il capo contro la testa scolpita di Mastro Mateo, come per
ricevere parte della sua sapienza, ed  per questo motivo che la scultura
ha il nome galiziano di O sancto dos croques, dove croques significa,
appunto, battere la testa(18).
Dopo aver attraversato gli archi del capolavoro di Mastro Mateo, si entra
nella cattedrale che  una felice amalgama del meglio dell'architettura
romanica, gotica e barocca. L'immenso interno  quasi completamente
spoglio, conservatosi come doveva essere in origine. Una luce soffusa
invade la navata principale enfatizzando le dimensioni e la
grandiosit dell'insieme; mentre nelle gallerie e nei corridoi dove si aprono le
navate laterali, luce e atmosfera si fanno assai pi morbide e oscure, cos
da definire un ambiente pi sintonizzato con l'atteggiamento spirituale
di attenzione e preghiera dei fedeli. Ma lo sguardo non pu non essere
catturato dall'imponente e ridondante decorazione barocca dell'altare
maggiore, che si trova esattamente sotto una rappresentazione dell'occhio
onniveggente di Dio, l'antico simbolo egizio cristianizzato all'interno
di un triangolo equilatero, emblema della Santissima Trinit. Immediatamente
sotto l'altare  la cripta romanica con il sepolcro dell'apostolo,
cui si accede dall'ambulatorio.
Il Codex Callextinus o il Liber Sancti Jacobi (Libro di san Giacomo)
era una vera e propria guida per i pellegrini che si mettevano in viaggio
per Compostela. Oggi al mondo ne esistono soltanto due copie originali
e una  gelosamente conservata negli archivi della cattedrale. Nella
vicina cappella delle Reliquie si trova un manufatto di particolare importanza:
un reliquiario ornato di pietre preziose dalla forma di un busto
d'argento contenente la testa di san Giacomo il Minore, fratello di
Ges e primo vescovo di Gerusalemme. Giacomo il Giusto, per amore
del quale, secondo Ges sono stati creati cielo e terra(19). La guida della
cattedrale commette una svista nella descrizione di questo reliquiario,
quando afferma: Il pi importante busto d'argento  quello di san
Giacomo il Minore. Il cranio di questo santo, il fratello minore di san
Giacomo il Maggiore, venne portato da Gerusalemme a Braga nel XII
secolo(20).

Giacomo il Minore identificato come il fratello di Giacomo il maggiore.

Il Nuovo Testamento, la cui autorit non viene discussa neppure
dalla gerarchia ecclesiastica, descrive Giacomo il Minore come il fratello
del Signore(21). Cos la letteratura pubblicata dalla Chiesa, confermata
anche dal Nuovo Testamento, ribadisce che la Vergine Maria, la
madre di Ges, era anche madre dei figli di Zebedeo. Si era dunque risposata
dopo la morte di Giuseppe e aveva avuto altri quattro figli?
Questo reliquiario, con il suo contenuto,  descritto nelle guide come
secondo per importanza soltanto ai resti di san Giacomo il Maggiore.
Vale la pena ricordare che anche il cranio di Giacomo il Giusto riporta
un foro nella zona temporale, esattamente come quello descritto nel
presunto teschio di san Giovanni il Battista, conservato nella cattedrale
di Amiens e dei crani templari della cripta di Bargemon, in Provenza.
La cripta inferiore di Santiago di Compostela, nota come la chiesa inferiore
o la vecchia cattedrale, risale alla fine dell'XI o all'inizio del XII
secolo ed  dedicata a san Giacomo il Minore. Contiene le statue dei re
Davide e Salomone e tre massicci pilastri, uno dei quali  decorato con
la figura di san Giacomo, il fratello di Ges. Quando inizialmente, alcuni
anni or sono, affermai che il pellegrinaggio ufficiale ne poteva celare
un altro, non mi rendevo conto che stavo descrivendo una realt fisica
oltre che spirituale.
Quando i pellegrini cattolici si recavano nella chiesa superiore per venerare
san Giacomo il Maggiore, Santiago Matamoros (san Giacomo
uccisore dei Mori), i pellegrini eretici nella chiesa inferiore, esattamente
sotto i loro piedi, ossequiavano un'importantissima figura delle
fede gnostica, san Giacomo il Giusto. Come a dire l'eresia che si palesava
alla luce del sole, sotto gli occhi stessi delle gerarchie ecclesiali. Il
principio ermetico nella sua pi piena applicazione: Come in alto, cos
in basso. Nessuna sorpresa, quindi, nel constatare che, in alto, sulla
cattedrale, sopra l'arco trionfale che sormonta la copertura, si trova un
arco campanario coronato dWagnus Dei, un elemento simbolico intimamente
intrecciato con l'Ordine eretico dei Cavalieri Templari, tanto
da essere oggi noto come sigillo templare.
Come nel caso delle forze telluriche che si avvertono con grande vigore
a Chartres, la studiosa Blanche Mertz suggerisce che gli schemi
energetici presenti a Santiago riflettono i corsi d'acqua che scorrono
sotto la cattedrale. Scrive:
L'acqua  evidente sulla pavimentazione dei corridoi laterali... grazie a 14 intarsi
di marmo nero. Durante gli anni Sessanta sono stati eseguiti diversi scavi sotto
la cattedrale di Santiago di Compostela e che cosa si  scoperto? Che questi antichi
canali erano opera dell'uomo... oggi a Compostela i canali sono prosciugati!
...in seguito ai lavori eseguiti fra il 1948 e il 1968 i passaggi sotterranei dell'acqua,
progettati dagli antichi costruttori, sono stati tagliati... Si dice spesso che non si
verificano pi miracoli a Santiago di Compostela(22).
Il fatto che questi canali siano opera dell'uomo implica che la loro
realizzazione  stata un atto consapevole e deliberato per impregnare il
sito di una potente energia o per esaltare le forze telluriche gi esistenti.
Quasi superfluo osservare che queste canalizzazioni rendono sostanziale
il concetto allegorico, gi pi volte citato, delle correnti segrete
della spiritualit. Nel mio pellegrinaggio eretico alla cattedrale di Santiago
ho anch'io osservato la tradizione e ho infilato le dita nelle cinque
cavit consumate dell'albero di Jesse, il fiore all'occhiello del Prtico
de la Gloria, e sono stato immediatamente sopraffatto dall'emozione.
Ho avvertito una reazione fsica consistente, un formicolio alle dita,
vertigini e un ondeggiamento del corpo. Non avevo mai pensato di possedere
doti particolari per l'individuazione delle energie telluriche e,
avendo letto i commenti della Mertz relativi alla diminuzione dei poteri
a Compostela, causati dal prosciugamento dei canali sotterranei, ne
sono rimasto chiaramente sorpreso. Che cosa avrei provato prima?
Quale formidabile energia iniziatica si doveva manifestare in questo sacro
luogo quando nel Medioevo era meta di infiniti pellegrinaggi?

Il percorso iniziatico.

Quando il novizio era progredito sufficientemente lungo il percorso
spirituale del primo grado era pronto a ricevere il messaggio dei culti
misterici. Dopo un periodo variabile di prova e di ulteriore istruzione,
era predisposto per compiere il pellegrinaggio da Compostela a Tolosa,
per approdare all'iniziazione del secondo grado che si celebrava nella
cripta della chiesa costruita sul sito anticamente dedicato all'oracolo di
Mercurio. Mercurio era semplicemente la latinizzazione del dio greco
Hermes, l'alato messaggero degli di. A Tolosa, il candidato sarebbe
stato introdotto ai misteri del secondo grado con l'apertura del chakra
sacrale o addominale. Questo grado  noto come il grado dell'Occultista
ed  simboleggiato dal pavone(23), il cui splendido piumaggio variopinto
rappresenta i nuovi poteri dell'immaginazione morale.
Ermete  noto come il maestro della segretezza e, stando ad alcuni
studiosi, starebbe alla pari in grandezza a Mos, Ges e san Giovanni,
il Divino. La qual cosa non deve stupirci, se  vero quello che sosteneva
con convinzione il grande maestro sufi Suhrawardi quando diceva
che i sommi saggi delle varie religioni del mondo antico predicavano
tutti la stessa dottrina, seppure in modi solo apparentemente diversi(24).
In origine, questi insegnamenti erano stati rivelati dalle divinit dell'Olimpo
e consegnati a Hermes che era il loro divino messaggero. Nella
tradizione mitologica egizia - che, non scordiamolo mai, sta alla base
sia del giudaismo che del cristianesimo - gli stessi concetti erano stati
diffusi per mezzo di Thot, il dio della conoscenza. Per i filosofi dell'antica
Grecia, Thot ed Hermes erano un'unica divinit, che si palesava
sotto aspetti mitologici differenti. Suhrawardi identifica Hermes anche
con il profeta coranico Idris, a sua volta assimilabile a quello biblico
Enoch. Hermes rivela collegamenti anche con i druidi, dal momento
che uno dei maestri di Pitagora era stato proprio il druido Abari.  noto
che Pitagora era stato iniziato sia ai misteri ermetici che agli insegnamenti
dei Magi persiani. Diventa pertanto ragionevole supporre che gli
insegnamenti spirituali fondamentali di tutte queste vie fossero se non
simili comunque compatibili fra loro.
Nella Cappella di Rosslyn, la raffigurazione di Hermes si affaccia proprio
sull'ingresso, catturando e restituendo in tal modo la luce e l'energia
che gli viene trasmessa dallo spirito di tutti coloro che entrano in
questo luogo sacro. Un concetto perfettamente allineato alla
reputazione di Hermes che era anche detto colui che trasmette la luce; compito
che egli svolgeva, paradossalmente, velandola, perch i segreti non
possono essere esposti alla luce del sole altrimenti sarebbero immediatamente
penetrati, poich l'invisibile diventa manifesto solo per mezzo
dell'occultamento. Nel Vangelo di Matteo troviamo una giustificazione
alquanto singolare di questo principio in apparenza contraddittorio,
quando leggiamo: La luce del corpo  l'occhio; se dunque l'occhio tuo
 unico, tutto il tuo corpo sar illuminato(25).
La prima parte del periodo ipotetico non pu che riferirsi all'apertura
del terzo occhio, mentre la seconda sta a simboleggiare la condizione
d'illuminazione. Suhrawardi, conosciuto come lo sceicco al-Ishraq ovvero
maestro dell'illuminazione, disse di aver conosciuto Dio come una
grande luce. In lingua araba, al-Ishraq  la prima luce dell'alba ed  un
vocabolo comunemente usato per indicare l'illuminazione. Ges era descritto
come la Luce del Mondo e il conte William St. Clair era uno
degli Illuminati. Ricevere il divino messaggio iniziatico del dio Hermes
significava dunque ricevere l'illuminazione, illuminarsi spiritualmente.
Le cerimonie iniziatiche del secondo grado avevano luogo nella cripta
della chiesa di Notre-Dame la Dalbade, la Nostra Signora in Bianco,
a Tolosa. Documenti di archivio rivelano che la prima chiesa eretta in
questo sito risaliva al 541 e fu ricostruita almeno una volta prima dell'erezione
dell'edificio attuale. La chiesa costruita fra il 1180 e il 1200,
considerata il primo edificio completamente gotico della citt, venne
eretta in sostituzione della precedente chiesa romanica. Non solo la data
della costruzione faceva risalire l'edificio all'epoca dei Templari, ma
il suo stile gotico, la sua grandiosit e la sua dedica la collegavano all'Ordine.
Purtroppo il 27 febbraio del 1442 un incendio, sviluppatosi in questo
antico quartiere di Tolosa, aveva distrutto la chiesa gotica, molte abitazioni
limitrofe ed aveva provocato la morte di non poche persone. La
chiesa attuale sorge vicino all'Hotel des Chevaliers che secondo gli archivi
locali era un tempo propriet dei Cavalieri Ospedalieri, l'Ordine
che eredit il grosso dei beni templari in Francia. Il terreno sul quale insiste
la chiesa, unitamente ad alcune altre propriet, era stato donato all'Ordine
Templare da Raymond Rater di Tolosa; ne fa testimonianza un
documento datato tra il 1128 e il 1132(26).
Ne conseguiva che non soltanto l'edificio era stato innalzato sull'antico
sito del tempio romano consacrato al dio Mercurio, ma anche che, in
origine, apparteneva ai Cavalieri Templari. L'attuale chiesa, realizzata
con i caratteristici piccoli mattoni tipici della zona di Tolosa, era stata
consacrata il primo novembre del 1455. Si tratta di una chiesa
di un'armonia e di una semplicit quasi stupefacenti. L'alto soffitto si eleva, al
di sopra di una parete finestrata che si affaccia sul tetto delle navate laterali,
sostenuto da una serie di colonne ornate con il simbolo araldico
della croce universale della conoscenza, il segno iniziatico, di matrice
gnostica, dei Cavalieri Templari.
Il cavaliere era il segno distintivo del terzo grado, quello del Guerriero,
e coloro che raggiungevano questo livello durante il pellegrinaggio
d'iniziazione venivano nominati cavalieri(27). Si accedeva a questo livello penetrando i misteri dell'oracolo druidico di Venere, celebrati nella
cripta della cattedrale di Orlans. Orlans e Chartres, erano le citt
principali delle terre tribali dei Carnuti. L'oracolo druidico di Venere,
dedicato alla luce e alla stella del mattino, aveva sede a Cenabum che
faceva parte del distretto romano del centro Civitas Aurelianorum, corrispondente,
grosso modo, alla contea di Orlans del IX secolo.
La cattedrale di Orlans ha subito considerevoli alterazioni nel corso
dei secoli rispetto al primitivo edificio in stile gotico, tuttavia, per
quante modificazioni sia andata incontro, continua a mantenersi bellissima
e presenta alcuni fra i pi impressionanti e delicati esempi di architettura
religiosa che io abbia mai ammirato.  a dir poco magnifica e
la sua struttura esterna assomiglia di pi alle decorazioni eleganti e delicate
di una torta che a un esempio di architettura medievale. San Giovanni
il Battista, particolarmente riverito dai Cavalieri Templari, 
commemorato da una splendida statua a grandezza naturale posta nel
deambulatorio ed  ripreso nell'atto di battezzare con una conchiglia a
pettine in mano, il che mette in relazione il pellegrinaggio a Compostela
con la cosiddetta eresia giovannea.
Consistenti resti di un tempio romano sono venuti alla luce presso il
lato nord dell'attuale cattedrale ed  evidente dalle loro dimensioni e
dalla loro struttura che l'edificio cristiano insiste in gran parte sul sito
di questo tempio pagano. Nella cripta sono visibili vestigia di un'ancora
precedente chiesa cristiana, che testimoniano - al pari di quanto constatato
negli altri luoghi sacri che ho investigato - di un uso continuo
del sito come luogo di culto.
Proprio come a Compostela, dove pietre in origine consacrate a una
divinit pagana furono realizzate per la costruzione dell'altare cristiano,
nella cripta di Orlans si trova un grande fonte battesimale creato
con pietre ritrovate nel sito che recano ancora iscrizioni in onore della
dea Venere.  pertanto ragionevole supporre che i resti del tempio romano
a ridosso delle fondamenta dell'attuale cattedrale siano quelli di
un tempio dedicato a Venere. Ma queste, ovviamente, non sono le sole
caratteristiche interessanti di questo sito.
Esiste una strana e affascinante leggenda legata alla cattedrale di
Orlans che vuole dimostrare l'approvazione divina del lavoro
degli artigiani gnostici, impegnati nella sua costruzione, la cui straordinaria conoscenza
della geometria sacra e le eccezionali capacit hanno permesso
il nascere di un simile capolavoro architettonico. Narra la leggenda
che nel corso della consacrazione della cattedrale, il vescovo si era sentito
male, ma prima che il clero riunito potesse escogitare un modo alternativo
per continuare il servizio, ci aveva pensato Dio stesso. Stando
a quanto si legge nella guida del luogo, l'indice risplendente del Signore
era sceso dalle nubi e aveva toccato delicatamente ogni parte dell'edificio
in segno di autentica consacrazione divina(28). Superfluo ricordare
che oggi non esistono segni di questa consacrazione nella cattedrale;
infatti, come poteva l'uomo commemorare ci che Dio stesso
aveva fatto?
Dopo che i candidati qualificati erano stati preparati per un ulteriore
avanzamento lungo il percorso dell'illuminazione, essi potevano visitare
il sito del chakra del cuore e sottoporsi all'iniziazione della mistica
camera della Vierge de Sous-Terre, nella cripta della cattedrale di Chartres,
l'antico sito druidico dell'oracolo del Sole. Gi ho descritto la cattedrale
di Chartres con ricchezza di dettagli e proprio qui veniva concesso
il quarto grado detto del Leone.
Il cigno(29) rappresentava questo grado, perch si credeva che il suo canto
fosse raffigurazione della morte del s che poi si ridestava nella
profonda consapevolezza della presenza divina discesa nel petto dell'iniziando.
Secondo Trevor Ravenscroft, i primi quattro gradi - il Corvo,
l'Occultista, il Guerriero e il Leone - rappresentavano tutti la trasformazione
spirituale della fatica, dell'impegno(30). Il quinto e il sesto grado
venivano raggiunti attraverso la spiritualizzazione della sofferenza nella
cappella sotto Notre-Dame a Parigi, eretta sul sito druidico del dio
Marte. Nel simbolismo del Graal questo livello era raffigurato dal pellicano,
l'uccello che non esita a ferirsi il petto per nutrire i suoi piccoli(31).
Si trattava di un simbolo templare, mentre nell'iconografia canonica
della Chiesa  memoria del sacrificio di Ges sul Golgota; e, interpretato
in senso eretico, indica la storta della distillazione alchemica(32).
Le strabilianti e inquietanti sculture presenti a Notre-Dame di Parigi
hanno eccitato la fantasia di Fulcanelli che parla dei vari gradi relativi
ai pianeti alchemici - si torni al Capitolo 8 -, un pensiero ulteriormente
rinforzato da quest'altro che segue:
Considerate, ora, che le virt dei pianeti non salgono, ma scendono. L'esperienza
ci insegna che Marte pu essere facilmente trasformato in
Venere, ma non Venere in Marte, essendo Venere una sfera pi
bassa. Analogamente Giove  facilmente
trasformabile in Mercurio, perch Giove  pi alto di Mercurio... Saturno 
il pi alto, la Luna  la pi bassa. Il Sole si combina con tutti, ma non  mai migliorato
da quelli inferiori. Inoltre, noterete che esiste una grande corrispondenza
tra Saturno e la Luna, con il Sole nel mezzo. C' anche corrispondenza fra Marte
e Venere. Al centro di tutti  sempre il Sole(33).
Questa classificazione dei pianeti secondo regole alchemiche, offre
un'ulteriore spiegazione del perch il pellegrinaggio d'iniziazione era
un processo inverso da Compostela, l'oracolo della Luna, attraverso
Tolosa che rappresentava Mercurio; Orlans, l'oracolo di Venere, poi
quello del Sole di Chartres; l'oracolo di Marte a Parigi, l'oracolo di
Giove ad Amiens e infine a Rosslyn, il pi alto di tutti, l'oracolo di Saturno,
quello del definitivo risveglio.
L'iniziazione all'oracolo di Marte portava all'attivazione del chakra
situato tra le sopracciglia e noto anche come il terzo occhio. Dopo
che questo chakra era stato ridestato, l'aspirante, ormai altamente qualificato,
veniva introdotto ai sublimi misteri legati all'oracolo di Giove
e progrediva fino al sesto e penultimo grado indicato dall'Aquila(34). Ci
avveniva all'interno della cattedrale di Amiens.
Il senso di spazialit e luminosit che pervade l'interno di questa chiesa,
stupefacente esempio di architettura gotica,  accresciuto dalle semplici
linee degli archi sormontati dalla splendida copertura a volta che
distende i suoi costoloni come se l'Onnipotente stesso sorreggesse con
le sue dita la massiccia copertura di pietra. Il vetro della maggior parte
delle finestrature  chiaro e leggermente colorato, aumentando cos il
senso della luce. Il rosone del transetto settentrionale presenta un disegno
interessante e insolito, basato sulla stella a cinque punte, lo stesso
simbolo che un tempo decorava i templi babilonesi dedicati a Ishtar, i
templi e le tombe dell'antico Egitto. Esso fa anche parte dei segni delle
occulte correnti della spiritualit segreta che non hanno mai cessato di
scorrere dal Medioevo ad oggi.
Lungo la parete sudoccidentale del transetto si pu ammirare un superbo
bassorilievo policromo in cui si scorgono i pellegrini sulla strada
che li conduce a Santiago di Compostela, resi vividissimi dalla particolare
cura con cui sono raffigurati nei loro abiti sgargianti di colori. L'opera
 cos dettagliata che si scorge l'espressione dei loro volti, come
ben si notano le conchiglie a pettine che essi ostentano con fierezza, segno
della devozione al santo apostolo. Ogni particolare, insomma,  ripreso
con una maestria unica che rende questo bassorilievo un capolavoro
dell'arte medievale scultorea.
Secondo lo scrittore francese di misticismo, Francois Cali, se si va da
Chartres ad Amiens, itinerario interessante alla luce del pellegrinaggio
d'iniziazione, si passa, quasi impercettibilmente, dall'amore di Dio all'amore
della Saggezza, che si trova in ordine, numero e armonia paragonabile
a Dio, ma non ha bisogno di esserlo. Ordine, numero ed armonia
sono tutti attributi della gnosi scoperta e venerata dai Templari.
La guida riporta che l'attuale cattedrale fu eretta sul sito di una chiesa
precedente, distrutta da un incendio nel 1218, per fornire un degno ricovero
al reliquiario contenente la testa di Giovanni il Battista, portata
da Costantinopoli ad Amiens da Walter di Sarton nel 1206. Esotericamente
parlando, Giovanni il Battista e Ges il Nazareno, nati agli estremi
opposti dell'anno, costituiscono una dualit che simboleggia le due
nature dell'uomo, quella mortale e quella immortale, come Castore e
Polluce(35).
La cattedrale, grazie al suo ridondante simbolismo esoterico, presenta
intimi legami con i Cavalieri Templari e i Figli di Salomone, ma, nella
prospettiva della teoria relativa al pellegrinaggio iniziatico, quali sono
le sue connessioni con il druidismo? La risposta pu trovarsi nel museo
di Amiens, dove su un plinto in una sala del seminterrato  conservata
una colonna scolpita, datata all'epoca dell'occupazione romana.  stata
rinvenuta nei terreni dell'attuale cattedrale e proviene da un tempio
romano che precedentemente occupava il sito. La colonna  indubbiamente
dedicata a Giove.
Sicuramente, quello che ho chiamato il pellegrinaggio dell'iniziazione,
era qualcosa di riservato all'lite di quel tempo. Tutti quelli che erano
cos privilegiati da intraprendere questo pellegrinaggio erano uomini
dotati spiritualmente e coloro che raggiungevano uno dei gradi superiori
d'iniziazione sarebbero diventati uomini di eccezionale talento e
dedizione.
Non abbiamo idea di chi e quanti abbiano potuto raggiungere il settimo
e ultimo grado del processo. La sola cosa che posso affermare con certezza
 che - esattamente come accadeva per gli adepti all'esclusivo Ordine
del Toson d'Oro - si trattava non solo di un numero molto ristretto,
ma anche di personaggi di rango e capacit molto elevate, eccezionali.
Erano questi i primi, autentici giganti del nascente Rinascimento? Vi
erano solo ventiquattro uomini di supremo talento nell'Ordine
del Toson d'Oro, fra cui William di St. Clair. Quest'ordine cavalleresco mascherava
forse le famiglie del Rex Deus o si trattava di quei pochi e segreti
eletti che avevano finalmente raggiunto il grado pi alto di tutti,
quello di Re del Graal? La Corona era il simbolo di questo grado terminale(36).
Senza dubbio la Corona  il simbolo pi adatto per rappresentare questo
grado iniziatico, perch l'illuminazione che scorre dall'apertura del
chakra della Corona  la suprema e totale realizzazione della ricerca del
Graal ed  raggiunta al settimo sito del lungo e periglioso pellegrinaggio,
la Cappella di Rosslyn, l'antico e riverito sito dell'oracolo di Saturno.
Per questo grado la cerimonia di iniziazione aveva luogo nella
camera nascosta sotto la cappella, l'omphalos, ovvero l'ombelico spirituale
del mondo.
 Note.
1. T. Wallace-Murphy - M. Hopkins, Rosslyn: Guardian ofthe Secrets ofthe Holy Grail, Sha-
fetsbury, Element Books, 1999 (trad. it. Sulle tracce del Santo Graal, Roma, Newton Compton,
2006).
2. T. Wallace-Murphy, The Templar Legacy and th Masonic Inheritance within Rosslyn Chapel,
Edinburgh, The Friends of Rosslyn, 1994.
3. Theodore Roszak, The Unfinished Animal, p. 9.
4. T. Wallace-Murphy - M. Hopkins, Rosslyn: Guardian of th Secrets of th Holy Grail, cit.,
parte terza.
5. Chris Knight - Robert Lomas, The Second Messiah, London, Century, 1997, p. 32 (trad. it. Il
secondo Messia, Milano, Mondadori, 1998).
6. Per una descrizione completa del pellegrinaggio iniziatico nell'antico Egitto consiglio l'opera
di Peter Dawkins, Arcadia, The Francis Bacon Research Trust, 1988, pp. 39-44. Si veda anche
T. Wallace-Murphy - M. Hopkins, Rosslyn: Guardian ofthe Secrets of th Holy Grail, cit., pp.
18. 182.
7. Trevor Ravenscroft - Tim Wallace-Murphy, The Mark of th Beasi, London, Sphere Books,
1990, pp. 69,70 (trad. it. Il potere occulto della lancia del destino, Roma, Newton & Compton,
2003).
8. Philip Heselton, Elements of Earth Mysteries, Shatesbury, Element Books, 1994, p. 78.
9. Ivi, p. 79.
10. Elyn Aviva, Following th Milk Way. a Pilgrimage across Spaiti, edito dall'Universit Statale
dello Iowa.
11. Ibid.
12. Ibid.
13. Trevor Ravenscroft - Tim Wallace-Murphy, The Mark ofthe Beast, cit., p. 51.
14. Notizie tratte dalla locale Guida al Santuario di San Giacomo di Compostela.
15. Ibid.
16. T. Wallace-Murphy - M. Hopkins, Rosslyn: Guardian ofthe Secrets ofthe Holy Grail, cit.,
p. 142.
17. Tratto dalla locale Guida al Santuario di San Giacomo di Compostela.
18. Ibid.
19. Dal Vangelo di san Tommaso.
20. Dalla locale Guida al Santuario di San Giacomo di Compostela.
21. Galati 1: 19; Matteo 13: 55. Negli Atti degli Apostoli si lascia intendere che Giacomo, primo
vescovo di Gerusalemme,  lo stesso Giacomo, fratello di Ges, cui si riferiscono san Paolo nella
Lettera ai Galati e i Vangeli.
22. Blanche Mertz, Points of Energy, Saffron, Daniel & Co., 1995, p. 121.
23. Trevor Ravenscroft - Tim Wallace-Murphy, The Mark ofthe Beast, cit., p. 51.
24. T. Wallace-Murphy - M. Hopkins, Rosslyn: Guardian of th Secrets of th Holy Grail, cit., p. 150.
25. Matteo 6: 22.
26. Malcolm Barber, The Templars, Cambridge, Cambridge University Press, 1994.
27. T. Wallace-Murphy - M. Hopkins, Rosslyn: Guardian ofthe Secrets of th Holy Grail, cit., p. 27.
28. Dalla Guida alla cattedrale di Orlans.
29. T. Wallace-Murphy - M. Hopkins, Rosslyn: Guardian ofthe Secrets ofthe Holy Grail, cit.,
p. 133.
30. Trevor Ravenscroft - Tim Wallace-Murphy, The Mark of th Beast, cit., p. 51.
31. T. Wallace-Murphy - M. Hopkins, Rosslyn: Guardian ofthe Secrets of th Holy Grail, cit.,
p. 135.
32 Andrew Sinclair, The Discovery ofthe Grail, London, Century, 1998, p. 28.
33. Fulcanelli, Le Mystre des Cathedrales, London, Neville Spearman, 1977. pp. 104, 105
(Trad. it. Il mistero delle cattedrali, Roma, Mediterranee, 1988).
34. T. Wallace-Murphy - M. Hopkins, Rosslyn: Guardian ofthe Secrets ofthe Holy Grail, cit.,
p. 135.
35. Ean Begg, The Cult of th Black Virgin, London, Arkana, 1985, p. 125.
36. T. Wallace-Murphy - M. Hopkins, Rosslyn: Guardian ofthe Secrets ofthe Holy Grail, cit.,
p. 136.


Capitolo 16.
Il simbolismo eretico
nei dipinti rinascimentali.

Le famiglie del Rex Deus scelsero mezzi alquanto efficaci per conservare
e diffondere il loro messaggio eretico, visto che la saga del Santo
Graal continua instancabile ancora oggi ad accendere la fantasia di generazioni
e coloro che si dedicano allo studio e all'uso dei Tarocchi sono
pi numerosi adesso che in tempi medievali. Ma queste due non furono
le sole forme di espressione simbolica attraverso le quali si manifestavano
le correnti sotterranee della spiritualit. Con gli epocali mutamenti
in atto e il sorgere delle potentissime e ricche famiglie di mercanti,
la bilancia del potere si stava drasticamente orientando in modo
diverso: la Chiesa stava progressivamente perdendo il monopolio sulla
cultura e non sarebbe pi stata la sola committente per sculture e dipinti
d'arte. Il patronato, il mecenatismo artistico stava passando di mano,
sottraendosi al controllo dogmatico della gerarchia religiosa, per passare
sotto il controllo della ricca classe dei mercanti e della sempre pi
potente nobilt delle aristocratiche famiglie dell'Italia settentrionale.
Come conseguenza, anche il messaggio eretico di gnosi propugnato dal
lignaggio Rex Deus incominci a trovare una nuova via di diffusione,
racchiuso e codificato nelle grandi opere d'arte rinascimentali.

Il Rinascimento.

Una delle figure catalizzatrici dell'incombente fermento rinascimentale
fu senza dubbio Renato d'Angi, un membro leader delle dinastie
Rex Deus. Egli aveva il titolo di re di Gerusalemme e di conte di Provenza
ed era in stretto contatto con il conte William di St. Clair
di Roslin. La sua fraterna amicizia con la famiglia dei nobili Sforza, signori
di Milano, lo aveva portato a intrecciare una prolungata e proficua collaborazione
d'intenti con i loro principali alleati, i Medici di Firenze.
 assodato che l'influenza di Renato esercit un peso importante nella
decisione di Cosimo de' Medici di gettarsi in una serie di progetti destinati
a sconvolgere e a trasformare completamente la cultura dell'Occidente.
Una delle prime iniziative di Cosimo era stata quella di inviare
dei suoi agenti negli stati dell'Europa meridionale al fine di cercare e,
se possibile, recuperare gli antichi manoscritti che si sapevano giacere
nelle polverose biblioteche monastiche dell'Europa
cristiana(1) e, dopo la
riconquista della Spagna, nelle grandi biblioteche pubbliche di Granada
e Toledo, dove erano ospitati molti manoscritti di autori della classicit
greca(2). E cos nel 1444 Cosimo fondava la prima vera biblioteca europea
cristiana pubblica, la celebre Biblioteca di San Marco a Firenze(3).
Rinnovati e, soprattutto, fortemente rinvigoriti da questo evento, gli
studi di letteratura classica, filosofia e scienza dell'antica Grecia ebbero
a sbocciare e divennero la base per uno spirito pressoch insaziabile
di curiosit e desiderio di conoscenza, tipico di questa nuova rinascita
artistica e intellettuale.
Alla luce dei suoi storici tentativi di mantenere ed esercitare il controllo
sulla diffusione del sapere, il papato vedeva questa esplosione di
attivit creativa e di libert intellettuale con grande sospetto e diffidenza,
tanto da innescare una nuova ondata di intrighi e violenze, perpetrati
a danno delle nobili famiglie italiane del lignaggio Rex Deus. Nel
1476, a seguito di una congiura tramata dal Vaticano, veniva assassinato
Galeazzo Maria Sforza, mentre nella Congiura dei Pazzi del 1478
stessa fine toccava a Giuliano de' Medici(4). Tuttavia, a dispetto di questi
estremi tentativi di arrestare e ribaltare questo inedito spirito di bramosia
intellettuale e in qualche modo indebolire il potere delle grandi famiglie
italiane, in brevissimo tempo la corte di Lorenzo de' Medici incominci
a pullulare di studiosi e artisti imbevuti del misticismo dell'antico
Egitto e della saggezza filosofica della Grecia classica. A corte,
materie come letteratura, filosofia e scienza erano tenute in grande considerazione
e, ben presto, si trasformarono in momenti di ispirazione
sublime per artisti come Botticelli, Michelangelo, Verrocchio
e Ghirlandaio, tutti accolti sotto l'alto patronato del munifico Lorenzo(5).

Leonardo da Vinci.

Fra il gran numero di talentuosi e ispirati scrittori, filosofi, scultori,
pittori e artisti creativi, le cui opere presero a diffondersi per tutto il Rinascimento,
uno su tutti si erge come genio incomparabile e unico:
Leonardo da Vinci. Uomo di grande cultura e conoscenza, filosofo, traduttore
delle opere di Euclide, Vitruvio, Plinio, Tolomeo e Celsio, come
di un'ampia gamma di autori arabi; scultore di grande talento, artista
dalla genialit allo stato puro, Leonardo rappresenta nel modo
pi pieno il prototipo dell'uomo rinascimentale. Un intelletto, il suo, pluri-sfaccettato
e visionario, toccato da una curiosit insaziabile, capace di
prevedere l'avvento dell'era delle macchine e della tecnologia, un
aspetto del progresso riscontrabile soltanto molto tempo dopo, nel XIX
e XX secolo. Celebre come progettista di macchine da guerra e affascinato
dalla perfezione e dai misteri del corpo umano, questo instancabile
sezionatore di cadaveri raggiunse livelli di conoscenza scientifica,
anatomica e medica rimasti ineguagliati nei secoli
a venire(6). Noto per
l'irrequietezza non del tutto canonica del suo intelletto, conosciuto come
uomo con un modo di pensare in parte eretico, Leonardo affid
sempre il suo genio strepitoso al mecenatismo di patroni forti e potenti,
inattaccabili, e quindi baluardo difensivo tranquillizzante contro gli assalti
della sempre vigile Inquisizione.
Nelle sue tele Leonardo rappresentava il duplice aspetto della forma
visibile, concreta e quello dei simboli che rivelavano una realt e un
mondo invisibili. Uno dei pi grandi storici dell'arte del XX secolo, Edgar
Wind, ha scritto:
...indubbiamente certi dipinti del Rinascimento sembrano percorsi da una deliberata
intrigante equivocit nell'uso della metafora, dell'allusione. Per dirla in altre
parole, essi erano dipinti per iniziati e chi li realizzava lo doveva essere per forza
di cose(7).
Questo approccio  quanto mai indicato quando ci apprestiamo a considerare
le opere di Leonardo e di molti dei grandi artisti suoi contemporanei,
perch, allo stesso modo in cui germi di conoscenze non canoniche
si erano infiltrati nella corrente iconografica tradizionale della
Chiesa tramite un simbolismo eretico, molte di queste opere rinascimentali
diffondevano delle sottili forme di eresia, camuffandole sotto il
manto ufficiale e accettato di dipinti devozionali di matrice cattolica(8).
Certo, come sempre la grande arte  ambivalente perch latrice di livelli
di lettura e interpretazione molteplici e a volte equivoci. Tanto per incominciare,
gi il procedimento di riportare una realt tridimensionale su
un piano a due dimensioni racchiude in s qualcosa di fallace; come bugiarda,
ma comunque efficace,  l'illusione ottica della resa della profondit
e della distanza per il tramite della prospettiva. Inoltre, ciascun momento
storico impone all'artista, che  figlio del suo tempo, dei limiti e
delle restrizioni, legati alle mode e alle tecniche proprie di quel periodo.
Il vero artista  colui che sa fare buon uso dell'ambivalenza della sua arte
e della distorsione della realt, inducendo l'osservatore a cogliere una
realt conosciuta percependola per in un modo diverso e pi profondo.
La cosa si complica quando siamo al cospetto di rappresentazioni di motivi
e soggetti sacri - specialmente quelli creati nel passato -,
quando diventa difficile distinguere fino a che punto l'emozione che si prova  legata
all'interpretazione personale data dall'artista piuttosto che alle direttive
da lui ricevute dal committente dell'opera. Durante il Rinascimento,
le istruzioni impartite dal committente o dal mecenate erano
quanto mai precise, appuntate addirittura nei contratti d'impegno, siglati
fra le parti ancora prima che il lavoro iniziasse. Cos accurate che, in certi
casi, le imposizioni volute dal committente costituiscono un riscontro
interessante, comparate con l'opera d'arte terminata. Tuttavia, nel caso
dei dipinti di Leonardo sono la sua profondit spirituale, l'abilit tecnica
e la genialit travolgente a risultare fattori predominanti.
Era stato il duca Ludovico Sforza a invitare Leonardo a trasferirsi da
Firenze a Milano. Come  noto, il duca Ludovico era conosciuto con
l'appellativo di il Moro. Qualcuno, semplicisticamente, lo giustifica
per via di una carnagione particolarmente scura; altri, invece, sottendono
una spiegazione pi intrigante e complessa. Un aiuto in questo caso
ci viene dall'opera di Plinio, quando descrive l'albero del gelso, morus,
come il pi sapiente degli alberi, morus sapientissima
arborum(9), perch
sviluppa le gemme con molta lentezza e invece matura con un processo
accelerato, con un'esplosione incredibile. In questa accezione, il soprannome
di Moro stava a sottolineare la consumata abilit diplomatica
nel gestire gli affari della politica e non tanto a rimarcare un semplice
aspetto della sua presenza fisica(10).
Ludovico aveva pensato di convocare Leonardo a Milano per affidargli
la realizzazione di una statua equestre che ricordasse il primo Sforza
divenuto duca di Milano, un lavoro che non venne mai portato a termine.
Tuttavia, nel lungo soggiorno in citt, il grande genio dipinse tre
opere che ancora oggi sono additate dalla Chiesa cattolica romana come
tra i pi fulgidi esempi dell'arte votiva cristiana. Due sono diverse
versioni del tema La Vergine delle Rocce, che a prima vista sembrerebbero
appartenere alla corrente imperante della devozione mariana, ma
che, a ben osservare, celebrano in segreto quella che la Chiesa ha definito
l'eresia giovannea. Il terzo lavoro  una delle opere d'arte pi riprese
e riprodotte del mondo occidentale, si tratta dell'Ultima Cena.
Questo grande affresco ricopre un'intera parete nel refettorio del convento
della chiesa di Santa Maria delle Grazie a Milano e riprende Ges
e gli apostoli intenti a consumare la cena, la sera della vigilia del suo
arresto. Siamo indubbiamente al cospetto dell'icona cristiana pi conosciuta
e riprodotta al mondo, che ritroviamo come decorazione in piccole
e grandi chiese, cappelle, scuole, uffici, case private di devoti di
ogni fede cristiana. Per chi crede, la scena fa memoria dell'istituzione
del sacramento dell'eucarestia e dell'articolo di fede che Ges mor per
noi nei panni di nostro Salvatore. Per, quando questo affresco viene
osservato con gli occhi di un iniziato ai misteri, non si pu fare a meno
di cogliere un forte messaggio eretico, in grado di contraddire molte
delle comuni credenze cristiane.

La Vergine delle Rocce.

Esistono due versioni del dipinto di Leonardo intitolato La Vergine delle
Rocce. La prima venne commissionata dalla confraternita di San Francesco
Grande a Milano, come tavola centrale da collocare al di sopra dell'altare
in una delle cappelle della confraternita. Le esatte dimensioni venivano
precisate nel contratto, stilato prima di dare il via al lavoro, documento
nel quale si dettavano anche precise istruzioni per la collocazione
dei personaggi nel dipinto. La scena ritrae la figura dominante e centrale
della Vergine all'interno di una grotta. Sta seduta, con il braccio e la mano
destra posati sulla spalla di un bambinetto. La mano sinistra, invece, 
tesa in gesto di protezione sul capo di un altro bambino, che le sta seduto
davanti sulla sua sinistra. Dietro a questo secondo bambino c' un angeloche lo osserva adorante. L'arcangelo Uriel ha un aspetto molto effeminato,
tanto da far commentare a Edgar Wind: Forse  anche il caso di ricordare
che in alchimia l'ermafrodita era detto Rebis e rappresentava l'apice
del processo di trasmutazione, ragione per cui la sua figura compare
in alcuni importanti testi alchemici di Paracelso, Trismosin o Basilio Valentino(11).
Quindi Wind, citando i grandi alchimisti medievali e rinascimentali,
equipara e avvicina l'arcangelo Uriel al grado pi elevato dell'iniziazione.
Il bambino che ha sulla spalla la mano e il braccio della Vergine,
sta in ginocchio, le mani accostate in atteggiamento di preghiera e
guarda verso l'altro che  in atto di benedire, le dita alzate. L'angelica figura
di Uriel punta un dito diritto in direzione del bimbo che sta accanto
alla Vergine. Questa versione del dipinto si trova oggi al Museo del Louvre
a Parigi, mentre la seconda versione si trova presso la National
Gallery di Londra. Nel 1515, il re Francesco I, conquistatore
di Milano, invit Leonardo a trascorrere gli anni della vecchiaia in
Francia. Questo sovrano apparteneva alla dinastia Rex Deus e fu lui a incaricare
Leonardo di eseguire una seconda versione de La Vergine delle
Rocce. A prima vista, in pratica, il dipinto sembrerebbe identico al primo,
ma a ben guardare si possono invece notare piccole, ma quanto mai importanti
modifiche, nella posizione e nell'enfasi assegnate ai personaggi.
Quando si ammira per la prima volta il dipinto, alla maggior parte della
gente viene naturale immaginare che il bambino a cui la Vergine poggia
sulla spalla mano e braccio con fare cos protettivo e materno, sia
senz'altro Ges. In questo caso per, in modo sorprendente, sarebbe
Ges il bimbo ritratto nell'atto di pregare rivolto verso il piccolo Giovanni
Battista, che a sua volta lo starebbe benedicendo. Le clausole
del contratto raccontano invece una storia differente, in quanto si precisa
che il bambino accanto alla Vergine non  Ges bens Giovanni Battista,
mentre quello benedicente che sta vicino all'angelo  Ges. A fronte
di tutto questo, viene quasi spontaneo immaginare che probabilmente
il frate che aveva l'incarico di dettagliare i particolari contrattuali potesse
essere un seguace segreto dell'eresia giovannea, a dispetto della
sua condizione sacerdotale. Leonardo si attenne alla lettera alle prescrizioni
imposte cos che, come conseguenza diretta, ne venne fuori un dipinto
assai pi soggetto a interpretazioni equivoche in grande scala. In
conclusione, le due opere sembrano indicare che in realt Giovanni il
Battista occupava un grado superiore di santit e importanza rispetto a
Ges. Il solo modo di non scorgere le provocazioni eretiche in queste
tele  quando a descriverle  un prete.
Parecchio tempo dopo che anche questo secondo dipinto era terminato,
l'apparente confusione eretica in merito alle identit dei due bambini era
stata chiarita e si era intervenuti per mettere ordine in ogni cosa. Venne
ingaggiato un artista anonimo al quale furono commissionati alcuni piccoli
interventi da eseguire sulla versione londinese. Ai due bambini fu
applicata sul capo un'aureola divina, mentre al piccolo Giovanni venne
aggiunta una canna con la sua caratteristica croce distintiva.
Non  dato sapere con certezza se queste due opere sono soltanto dei
gloriosi esempi di arte pittorica rinascimentale in cui sono raffigurati
caratteri principali dell'eresia giovannea, oppure se, a un livello ancora
pi profondo e segreto, alludano anche all'idea dei due gemelli divini:
due dipinti che esprimono il concetto ancor pi anti-canonico dei due
bambini santi. Se questo fosse mai il caso, e questo sia il livello di lettura,
ebbene  opportuno rammentare che appena una quarantina di anni
prima della creazione di questi quadri questa stessa eresia era gi stata
celebrata in Scozia, presso la Cappella di Rosslyn (vedi il Capitolo 14).

L'Ultima Cena.

Il grande affresco de L'Ultima Cena occupa quasi una parete intera
del ricostruito refettorio del convento di Santa Maria delle Grazie, a
Milano. Sembra quasi un miracolo che sia riuscito a conservarsi per oltre
500 anni, non solo perch l'edificio  stato bombardato durante la
seconda guerra mondiale, ma anche perch il dipinto incominci a deteriorarsi
molto presto, per non dire addirittura dal momento in cui venne
terminato. Malgrado le sue strepitose conoscenze e capacit artistiche,
Leonardo non era abile nell'arte dell'affresco e cos aveva deciso
di adottare una tecnica diversa, che gli consentisse di procedere pi lentamente
nel lavoro di quanto non gli fosse consentito fare con la tecnica
tradizionale. Per nostra sfortuna, per, il materiale adoperato non
aveva dato prova di poter durare e mantenersi stabile. Nel corso dei secoli
sono stati molti i tentativi di restauro e soltanto in questi
ultimi anni  stato finalmente messo a punto e realizzato un
processo restaurativo
e conservativo conclusosi da poco.
L'ambivalenza tipica di tutta la grande arte, compare immediatamente
quando si osserva L'Ultima Cena direttamente sul posto dove 
conservata. I margini inferiori del dipinto si trovano
all'altezza o al di
sopra della linea delle spalle di chi osserva, tuttavia grazie al sottile uso
che Leonardo fa della prospettiva, l'impatto visivo  abilmente distorto
e ci avviene in un modo cos felice che la gran parte degli osservatori
non se ne rende neppure conto, non si accorge di essere intenzionalmente
ingannato. La gran parte del dipinto si colloca al di sopra della linea
dell'occhio, ci malgrado chi guarda ha l'impressione che la sua testa
si trovi quasi alla stessa altezza di quella di Ges, la figura centrale
dell'affresco. Inoltre, lo sguardo  come invitato a posarsi pi in basso,
sulla superficie della tavola e anche a spingersi - per effetto di un atto
di impercettibile distorsione ottica - attraverso la finestra che si vede
sullo sfondo della sala in cui si cena, prendendo nota del paesaggio
esterno, appena al di sotto del punto mediano della finestra stessa. Da
ci che si vede, fuori sembra risplendere la luce del sole. Eppure l'affresco
dovrebbe rappresentare una scena dell'Ultima Cena, l'incontro
rituale che si teneva la vigilia di Pasqua, ma nelle ore serali.
La figura di Ges, con le mani e le braccia distese,  quella centrale
del dipinto. Ai due lati sfilano, due per parte, quattro gruppi composti
ciascuno da tre apostoli. Riconoscendoli, partendo da sinistra verso destra,
incontriamo: Bartolomeo, Giacomo il Giusto e Andrea. Tutti e tre
stanno fissando attentamente Ges. Il secondo terzetto  dominato dalla
figura inclinata di Pietro con la mano sinistra appoggiata su una spalla
di Giovanni, l'apostolo prediletto, che ha la testa reclinata su un fianco
verso Pietro come in una condizione di attesa, mentre davanti a loro
due si staglia Giuda. Ges sta isolato, proprio nel centro della scena.
Accanto c' Tommaso, suo fratello gemello, il dito indice della mano
destra sollevato come se stesse gesticolando con rabbia rivolto a Ges.
Segue Giacomo il Grande, tratteggiato come la controfigura di Ges
stesso, e, poco discosto, inclinato verso di lui con un languido sorriso di
sofferenza c' Filippo. Gli ultimi tre apostoli sono Matteo e Taddeo, il
viso girato rispetto Ges, intenti a discutere in modo enfatico e vigoroso
sul suo conto, mentre il dodicesimo e ultimo, quello che chiude la
teoria,  Simone, che  rivolto verso Ges anche se in parte lo  anche
nei confronti di Taddeo. Anche se le discussioni in proposito continuano
accanite, la tradizione sostiene che la scena immaginata da Leonardo
ritragga il momento in cui Ges dice: In verit io vi dico, uno di
voi mi tradir. Ed essi, addolorati profondamente, incominciarono ciascuno
a domandargli: Sono forse io, Signore?. Ed egli rispose: Colui
che ha intinto con me la mano nel piatto, quello
mi tradir(12).
Peccato, che, molto stranamente, Giuda, il presunto traditore, nel dipinto
non si trovi affatto in una posizione comoda per poter condividere
la ciotola che Ges ha di fronte. Ne nasce un interrogativo: era stato
soltanto questo, nel corso dell'Ultima Cena, l'argomento spinoso che
aveva scatenato l'animato dibattito fra gli apostoli cos ben reso da
Leonardo, oppure c'era anche qualche altro motivo. Ebbene, credo che
almeno un altro nodo importante ci fosse, vale a dire stabilire chi, dopo
la sua morte, avrebbe ereditato il testimone del comando di Ges, argomento,
questo, a cui nel racconto evangelico viene comunque attribuita
una forte valenza. Da parte mia credo che sia proprio sulla rappresentazione
di questa animata discussione che si  soffermato il genio pittorico
di Leonardo. La posizione da cospiratore assunta da Pietro, che sembra
bisbigliare qualcosa all'orecchio di Giovanni,  supportata dalla sua
mano destra che compare davanti a Giuda, tesa nello sforzo di stringere
un minaccioso coltello puntato dritto verso Giacomo il Giusto.  come
se Pietro stesse sussurrando a Giovanni: No, non sono io il suo
successore, il nuovo capo, ma lui!. Una verit troppo scomoda, che la
Chiesa considera come una grande eresia, in quanto mette in dubbio la
successione apostolica da lei difesa e, di conseguenza, la sua suprema
autorit sulle questioni spirituali.
La formidabile capacit di Leonardo di vivificare anche i dettagli minimi
e pi insignificanti si riscontra nella figura di Giuda. Nella mano
destra stringe una borsa in cuoio che sembra bella piena, con la quale
deve aver appena urtato una ciotola di sale che si  rovesciata sulla tavola.
Tutte le varie e differenti gestualit degli apostoli riuniti attorno al
tavolo sono di estrema importanza e di grande interesse, ma meriterebbero
una discussione assai pi approfondita di quella che mi  consentita
affrontare in queste pagine.
Alcuni scritti recenti hanno focalizzato l'attenzione sul personaggio di
san Giovanni, che, stando a quanto affermano Baigent, Leigh e Lincoln
nel best seller The Holy Blood and th Holy Grail non sarebbe un uomo,
ma una donna e, pi precisamente, Maria Maddalena. Questa conclusione
sconvolgente viene accettata aprioristicamente dagli autori
Picknett e Prince nel libro The Templar Revelation. Sebbene si tratti di
un'ipotesi possibile, a mio giudizio  altamente improbabile che sia
corretta. Ritengo invece che la spiegazione pi accettabile e coerente
per comprendere il perch della presenza di una figura maschile cos
fortemente effeminata si possa accostare a quanto abbiamo detto a proposito
dell'arcangelo Uriel che compare nell'altro dipinto leonardesco,
La Vergine delle Rocce. Nella tradizione esoterica, colui che raggiunge
veramente l'illuminazione si trasforma in un ermafrodita, ovvero in un
perfetto e bilanciato equilibrio fra il primo Adamo e la prima va, progenitori
dell'umanit. Giovanni - il discepolo prediletto -  considerato
da tutti l'iniziato supremo agli insegnamenti del Cristo, colui al quale
Ges ha trasmesso pi che agli altri la sua dottrina segreta;
un personaggio speciale - al pari dell'altro Giovanni, il Battista, molto caro a
Leonardo che amava dipingerli - venerato dalle famiglie del Rex Deus,
dai Cavalieri Templari e dai Catari.
L'Ultima Cena, come detto, occupa in pratica un'intera parete del refettorio
di Santa Maria delle Grazie. In una specie di ingresso che si trova
dall'altro capo della sala, al fondo del refettorio, proprio di rimpetto
all'opera di Leonardo, si ammira un altro affresco La Crocifissione,
opera di Giovanni Donato Montofano. Prima che Leonardo
desse inizio ai lavori del suo affresco, quello di Montofano era gi stato
terminato e dunque, il genio di Vinci aveva ben chiaro quali avrebbero
dovuto essere le relative collocazioni dei dipinti, nonch i loro rispettivi
soggetti. Il collegamento teologico che li unisce si trova nell'eucaristia.
Ne L'Ultima Cena si vede il pane e il vino, ma il pane 
normalissimo pane lievitato che, tra l'altro, non appare spezzato. Piatti,
focacce di pane e bicchieri per il vino sono distribuiti sulla tavola secondo
una disposizione molto formale che non consente in alcun modo
di metterli in relazione e o di attribuirli ai diversi commensali. Tuttavia,
sebbene questo aspetto costituisse uno schema ritualizzato e sacramentale
accettato pienamente dalle autorit della Chiesa, per quanto mi riguarda,
istintivamente avverto che tutto questo potrebbe avere un riferimento
occulto, comprensibile soltanto da iniziati. In pratica, tutto ci
che si vede sulla tavola sembra intoccato, intonso, fatta eccezione per il
sale rovesciato che si vede accanto al gomito di Giuda. I bicchieri in vetro
sono colmi di vino. Non si vede alcun oggetto che possa considerarsi
una coppa, da assumere ovviamente come rappresentazione simbolica
della coppa dell'eucarestia, il calice che dopo essere stato utilizzato
nell'Ultima Cena, stando alla leggenda, sarebbe passato nelle mani di
Giuseppe di Arimatea e utilizzato dal sant'uomo, ai piedi della croce,
per raccogliere alcune gocce del divino sangue di Cristo.
Sembra che Ges venga rimbrottato da Tommaso, Giacomo il Grande
e da un pensieroso Filippo. La probabile disputa capace di innescare
questa gagliarda discussione  quella di cui si legge nei Vangeli e che
riguarda la successione, una volta consumatosi il sacrificio di Ges.
Gi si  detto del rifiuto dell'incarico, che invece la Chiesa gli ha accollato,
da parte di Pietro; come gi si  considerato il perch del simbolismo
pittorico con cui  ritratto Giovanni, indicato in tal modo come
il principale erede degli insegnamenti rivelati da Ges. Le figure pressoch
identiche, gemelle, di Ges e Giacomo il Grande fanno riferimento
a un'altra eresia ancora, quella dei due gemelli divini, dei due
Ges a cui Leonardo allude in almeno altre due delle sue opere. Mentre
tutto attorno a lui si nota una certa confusione, la figura centrale di Ges
se ne sta seduta passiva, le braccia allargate e aperte, il palmo della
mano sinistra rivolto verso l'alto, quello della destra verso la superficie
della tavola.
Una postura identica delle mani compare in un altro dipinto, l'affresco
di Raffaello noto col titolo La scuola di Atene, in Vaticano. In questo
grande lavoro, si vede Platone che sembra indicare i cieli con il palmo
rivolto verso l'alto, mentre Aristotile lo ha rivolto verso il basso, in direzione
della terra.  stato proposto che questa simbologia indichi l'equilibrio
fra il pensiero intuitivo e analitico, la perfetta fusione fra spirito
e materia. Lo stesso tipo di spiegazione viene offerta per spiegare la
gesticolazione delle mani eseguita dagli iniziati sufi dell'rdine di
Mevlevi, quando interpretano le loro danze o le loro caratteristiche rotazioni.
Quando l'iniziato derviscio, dopo le rotazioni, ritorna sullo
stesso punto da dove le ha iniziate lo fa tenendo sollevata la mano destra,
il palmo rivolto verso l'alto, mentre la mano sinistra  distesa col
palmo verso il basso. In queste danze, il piede sinistro non si distacca
mai da terra perch il derviscio  detto essere il punto fermo della rotazione
del mondo, in armonia perfetta ed equilibrio spirituale. Forse,
queste osservazioni possono aiutarci a comprendere la postura di Ges
ne L'Ultima Cena.  il punto della fissit e della calma perfette, in mezzo
al caos e alla confusione provocati dall'agitata gestualit degli apostoli;
il punto perfetto di bilanciamento fra il mondo spirituale e quello
materiale. Siamo al cospetto di un altro riferimento all'illuminazione
suprema, dove le energie superiori e inferiori dei cieli e della terra stanno
in perfetta armonia. In aggiunta, volendo, se Ges sollevasse le
braccia parallele al petto, la mano destra sulla sinistra senza alterare in
nulla la disposizione delle dita, configurerebbe il segnale detto Dieu
Garde, un segno di riconoscimento importante all'interno del primo
grado iniziatico della Massoneria.
 Note.
1. C. W. Previte-Orton, Outlines of Medieval History, Biblio & Tannen Booksellers and Publishers,
1916.
2. Godfrey Goodwin, Islamic Spain, London, Chronicle Books, 2000, p. vii.
3. M. Baigent - R. Leigh - H. Lincoln, The Holy Blood and th Holy Grail, London, Jonathan
Cape & Co., 1982, p. 109 (trad. it. Il Santo Graal, Milano, Mondadori, 1984).
4. Robert Fossier, The Middle Ages, Cambridge, Cambridge University Press, 1989, vol. 3, p. 504.
5. Esmond Wright, The Medieval and Renaissance World, Feltham, Hamlyn, 1979, p. 218.
6. Robert Fossier, The Middle Ages, cit., vol. 3, pp. 504,505.
7. Edgar Wind, Pagan Mysteries in th Renaissance, Philadelphia, Faber and Faber, 1958, p. 22.
8. Robert Fossier, The Middle Ages, cit., vol. 3, p. 505.
9. Plinio, Storia Naturale, 16, 25.
10. Walter Pater, The Renaissance, Leonardo da Vinci.
11. Edgar Wind, Pagati Mysteries in th Renaissance, cit.. p. 174.
12. Matteo 26: 21-23.


Capitolo 17.
La controversa Fratellanza dei massoni.

La segretezza che aleggia attorno alla Massoneria, unita alla scarsit
di documenti che ne testimonino la nascita, rendono estremamente difficile
risalire alle sue origini. Un problema ulteriormente complicato
dal fatto che, per quanto il pi delle volte torni utile fare riferimento alla
Fratellanza come a un unico organismo diffuso a livello mondiale,
siamo in realt di fronte a una variegata gamma di ordini e giurisdizioni
differenti, ciascuno con i propri rituali, a volte molto dissimili gli uni
dagli altri. Ci malgrado, queste diverse versioni sembrano lo stesso rivelare
una scaturigine comune, considerato come tutte abbiano finalit
e obiettivi compartecipati e tenuto conto del modo di istruire gli adepti,
molto simile ovunque.
La Massoneria sostiene, correttamente, di essere una fratellanza fondata
su principi autentici di solidariet, carit e verit, con lo scopo di
approdare e mantenere un impegno di moralit e spiritualit da far conoscere
tramite l'allegoria e la ritualistica. Quando ho parlato della
Cappella di Rosslyn ho citato una frase di Gedricke - storico della
Massoneria del XVIII secolo - in cui si afferma che la vera loggia massonica
 sostenuta da tre colonne, ciascuna fondata sui principi di Verit
e Giustizia.
Il metodo iniziatico di trasmettere insegnamenti tramite l'allegoria e il
rituale presenta un forte collegamento con la tradizione Rex Deus da
cui per l'appunto deriva, mentre la finalit della Fratellanza di aiutare
ciascun membro a perfezionarsi per poter servire la societ in cui vive
nel migliore dei modi, richiama in modo evidente l'etica dei Cavalieri
Templari, risalendo ancora pi indietro nel tempo ai principi iniziatici e
misterici degli Egizi. Ma evoca anche i figli di Zadok, gli Esseni, che si
erano prefissi lo scopo di creare un'lite dell'lite che avrebbe dovuto
offrirsi come esempio a tutto Israele, cos che la terra del Signore diventasse
un faro luminoso per i Gentili.
Questo modo di istruire non  difficile. Ricorrendo al simbolismo degli
strumenti dell'antica Massoneria - quali la squadra, la riga, il filo a
piombo, il mazzuolo e il cesello - l'adepto viene incoraggiato a farne
uso per lavorare e sgrossare la pietra grezza del suo essere. Questo sistema
allegorico di miglioramento personale a livello morale intende
rimodellare la personalit spirituale dell'apprendista, allineandola lungo la
via dell'illuminazione cos che, infine, possa costruire il Tempio di Dio
in terra sotto forma spirituale. I rituali descrivono in dettaglio come questi
strumenti vadano usati al fine di smussare le rozze ruvidit della pietra
e da qui far nascere un essere umano migliorato, caratterizzato da
un profondo senso etico.
Si ricorre anche a dei memento mori, simbolo della caducit della vita
umana, che vengono scolpiti sulle pietre funebri, a dimostrazione della
mantenuta lealt del massone anche incontro alla morte. In questo, il
progressivo processo iniziatico attraverso i diversi gradi massonici pare
essere una replica in termini allegorici del processo alchemico della trasmutazione
del vile metallo dell'umanit nell'oro puro dell'illuminazione
dello spirito. Il diciassettesimo grado  quanto mai esplicito in merito a questa indubbia analogia(1).

I primi sviluppi.

Dopo la soppressione dell'Ordine Templare, la rapida e improvvisa
scomparsa di cos tanti cavalieri  rimasta una specie di enigma, chiarito
soltanto in questi anni. Parrebbe infatti che all'atto della fuga per evitare
l'inquisizione, essi si siano avvalsi di un'organizzazione segreta, di
cui nulla si sapeva prima, come veicolo per mettersi in salvo. Descrivendo
questo fatto, lo scrittore americano John Robinson offre una
spiegazione plausibile per i rituali segreti e i gesti in uso presso la Massoneria,
affermando, in modo credibile, che la Massoneria stessa sarebbe
proprio nata come via di scampo a disposizione dei Cavalieri Templari
in fuga dalle persecuzioni(2).
La ricerca di Robinson conclude riconoscendo l'esistenza di legami e
collegamenti fra l'Ordine Templare in Scozia e la primitiva Massoneria.
Inoltre, la Casa dei St. Clair di Roslin vantava alcuni membri anziani
del gruppo Rex Deus nella veste di detentori del titolo ereditario
di Gran Maestro di tutte le varie gilde scozzesi. Svolgendo questo ruolo,
essi agivano come dei giudici, valutando in merito alle diverse dispute
che sorgevano all'interno delle attivit delle gilde, in un tribunale
insediato a Kilwinning. Alcuni studiosi ritengono che sotto la sovranit
dei St. Clair, alcuni elementi particolarmente idonei appartenenti alle
gilde operative massoniche sarebbero stati selezionati e istruiti nelle diverse
branche della conoscenza sacra comprensiva di scienza, geometria,
storia e filosofia(3). Ne era conseguito che la Scozia e il
Midlothian in particolare erano diventati culle
dell'illuminazione. Questa nuova
Fratellanza massonica speculativa si preoccupava anche di fondare
istituzioni caritatevoli e assistenziali per aiutare i meno abbienti. Il principe Michael di Albany sostiene trattarsi delle primissime fondazioni britanniche finalmente collocate al di fuori del controllo diretto e miope della Chiesa(4).
Il re Giacomo sesto di Scozia era stato iniziato alla Massoneria speculativa presso la Loggia di Perth e Scone nel 1601(5). Quando divenne re d'Inghilterra col nome di Giacomo primo sent subito la
necessit di procurarsi degli alleati politici per poter contrastare in modo efficace la forte influenza dell'aristocrazia inglese. Trov questi nuovi alleati fra alcuni personaggi di spicco di gilde commerciali e artigianali inglesi, che si preoccup di avvicinare subito alle idee della Massoneria(6). In Scozia il titolo ereditario di Gran Maestro delle gilde massoniche continu a restare in capo alla famiglia dei St. Clair fino al giorno di sant'Andrea del
1736, quando il Gran Maestro ereditario, un altro William St. Clair di
Rossllyn, aveva rassegnato il patronato ereditario e la protezione dell'arte
massonica per dare fondamento alla Grande Loggia dell'Antica
Libera e Accettata Massoneria Scozzese. Quasi superfluo aggiungere
che egli venne eletto all'unanimit primo Gran Maestro, carica
nella quale ebbe a comportarsi con distinzione.
Il quasi impenetrabile livello di segretezza che avvolge i primi secoli
della vicenda massonica, rende arduo stabilire con una qualche precisione
quale possa essere stato l'intero spettro delle influenze esoteriche
che contribuirono a definirne l'organizzazione. Per quanto, ovviamente,
le circostanze variassero da nazione a nazione,  per indubbio che
la tradizione Rex Deus e dei Cavalieri Templari fornirono la maggiore
e pi vigorosa spinta per la fondazione della Massoneria, poi sviluppatasi
in modi differenti nei vari paesi in cui aveva messo radici.
In Scozia era - e lo  tuttora - particolarmente democratica e
anche adesso
non  restia ad ammettere fra i suoi iscritti anche semplici lavoratori.
D'altra parte in Scozia, l'uso di conservare e preservare la conoscenza
sacra attraverso la ritualistica e l'allegoria si era imposto da tempo, tanto
da essere assunto come base per ulteriori livelli di sviluppo di considerevole
sofisticazione. Fu certamente questo atteggiamento a condurre
alla formazione della Massoneria di Rito Scozzese e ai gradi iniziatici
detti dell'Arco Reale. Nel rispetto della tradizionale democrazia
scozzese, questa Fratellanza venne stabilita sulla base dei principi fondamentali
gi enunciati nel 1310 con la dichiarazione di Arbroath(7).
Nel resto dell'Europa, la Massoneria svilupp invece un fondo
di forte senso anticlericale e anticattolico, mentre manteneva stretti rapporti
con la Fratellanza originaria scozzese. Nel rito della Stretta Osservanza,
per esempio, vi  testimonianza che i massoni speculativi delle logge
operative del Compagnonnage francese avevano fatto visita nel
1361 alla Loggia di Aberdeen, instaurando un rapporto privilegiato durato
per secoli. In Francia, come in Scozia, sono sempre state assunte
particolari cautele per preservare l'insegnamento esoterico nel modo
pi accurato possibile.
Viceversa, in Inghilterra, dove la Chiesa d'Inghilterra rappresentava
una parte integrale dell'establishment politico, l'opposizione anticlericale
non  mai emersa in modo cos evidente, al punto che non pochi
affiliati massoni entravano a far parte delle gerarchie religiose e statali.
Malgrado questo, un'indicazione che sottolinea la fedelt di continuit
del movimento massonico seicentesco nei confronti dei loro diretti precursori
templari si riscontra nella traduzione dell'opera Sulla filosofia
occulta di Enrico Cornelio Agrippa, pubblicata in Inghilterra nel 1651.
Nella versione originale latina, c'era la frase la detestabile eresia dei
Templari, che nella versione inglese compare come la detestabile
eresia dei vecchi prelati.
Superata la Manica, la Massoneria inglese aveva poi preso a diffondersi
in Europa in virt dell'opera dei diplomatici britannici e aveva ricevuto
un grande slancio quando il re esiliato Giacomo II Stuart aveva trovato
rifugio in Francia, accompagnato da un vasto entourage(8). In questo
modo la Massoneria francese, a sua volta derivata dal Compagnonnage,
ricevette uno slancio incredibile dal sopraggiungere dei giacobiti al seguito
del re esiliato, andandosi a diffondere con sempre maggiore
capillarit per il resto del continente(9). I principi di
fraternit, lealt, democrazia
e servizio pubblico influenzarono la nascita delle logge Carbonare in
Italia, organismi che, suscitando un vivo senso di nazionalismo, portarono
all'unit del paese(10). In Germania, forti erano i legami fra le neonate
logge massoniche e il movimento dei Rosacroce. In Spagna, la Massoneria
incentiv la nascita di un altro ordine, gli Alumbrados, Illuminati.
Nel frattempo in Francia, primo rifugio del re Stuart esiliato, la Massoneria
si andava schierando in parte con la frangia giacobita, alla corte
del sovrano, in parte accasandosi sotto l'egida prestigiosa della
Grande Loggia di Londra. Da parte sua, la popolazione francese dava
segno di non interessarsi tanto all'attivit di un organismo che diceva di
discendere in modo diretto da gilde artigianali di scalpellini e lavoratori
della pietra. Era giunto il momento di una scossa salutare, di
un cambio di registro, che arriv puntualmente, assestato da un uomo di spiccata
personalit.

Il cavaliere Ramsey.

Andrew Michael Ramsey (1681-1743) si era laureato presso l'Universit
di Edimburgo ed era rimasto profondamente coinvolto nelle dispute
religiose che avevano lacerato la Scozia per tutta la prima decade del
XVIII secolo. Nel 1710 si era recato in Francia, si era convertito al cattolicesimo
romano e aveva svolto una serie di attivit al servizio del duca
di Chteau-Thierry, prima di passare sotto la protezione del principe di
Turenne". In cambio dei suoi servigi era stato ordinato Cavaliere dell'Ordine
di san Lazzaro, diventando cos il cavaliere Ramsey, un nome
ricordato da tutti gli storici della Massoneria. Nel 1724 Ramsey era a
Roma, dove era diventato tutore e aio del principe Edoardo Carlo Stuart,
che avrebbe dovuto aiutare a recuperare il trono d'Inghilterra. Una volta
tornato a Parigi, la fama conquistata gli aveva concesso di godere di
un'ampia autorit e di una salda credibilit presso gli alti gradi dell'Ordine,
non soltanto per la sua preparazione, ma anche per essere stato per
qualche tempo il mentore di Bonnie Prince Charles; inoltre Ramsey era
membro della Royal Society inglese e Gran Cancelliere della Grande
Loggia di Parigi. In queste circostanze annunciava al mondo massone in
attesa che, lungi dal trovare le proprie origini presso le gilde di illetterati
e ignoranti scalpellini medievali, la Massoneria era stata invece fondata
da un'accolita di re, principi, cavalieri e nobili crociati.
In un epico discorso pronunciato il 21 marzo 1737 presso la Loggia di
San Tommaso a Parigi, Ramsey pronunci queste parole: I nostri antenati,
i crociati, chiamarono a raccolta da ogni parte la cristianit europea,
convocandola nella Terra Santa, desiderosi di riunire in una sola
grande fratellanza gli individui di tutte le nazioni...(12). Questo abilissimo
oratore scozzese possedeva idee chiare e libere a proposito del concetto
dell'Eterno Femminino e il suo legame con la Fratellanza, tanto
da citare nel suo discorso le divinit Iside e Minerva. Dichiar apertamente
che i padri fondatori della Massoneria non erano dei semplici,
ignoranti lavoratori della pietra, ma uomini nobili che avevano giurato
di ricostruire il Tempio di Dio in terra, nella Terra Santa. Ramsey ricordava,
poi, che una volta rientrati dal Medio Oriente, i crociati avevano
stabilito logge iniziatiche in ogni dove in Europa; ma che queste istituzioni
erano state neglette un po' ovunque, salvo che in Scozia. Qui, nel
1286, il Lord Steward di Scozia aveva assunto anche il titolo di Gran
Maestro della Loggia di Kilwinning(13).
Cos, stando alle convinzioni di Ramsey, la Scozia era la sola nazione
che potesse in modo legittimo affermare di aver conservato una mai
spezzata linea di continuit lungo la storia della Massoneria, dall'era
dei crociati fino a quel momento(14).
Il discorso di Ramsey venne pubblicato su un giornale
intitolato Almanac des Cocus nel 1741. Se dapprincipio i
francesi si erano mostrati
piuttosto riluttanti ad aderire a un'organizzazione che pareva originasse
da modesti e umili operai, scalpellini lavoratori della pietra, ora che si
veniva a sapere che, in realt, le autentiche origini facevano capo ai nobili
ordini cavallereschi del Medioevo, la cosa assumeva tutt'altro
aspetto. All'improvviso, la Francia venne pervasa da una vera e propria
gigantesca ondata di entusiasmo nei confronti della Massoneria che
prese ad attirare tutti coloro che avevano propensioni cavalleresche,
uno spirito romantico e perseguivano una fratellanza spirituale(15). L'attestazione
della salda origine scozzese della Massoneria fatta da Ramsey,
inserendosi in un contesto massonico francese fortemente influenzato
dalla presenza degli Stuart, diede non a caso origine a quella Massoneria
che  nota come Massoneria di Rito Scozzese(16). La tradizione massonica
scozzese port alla creazione dell'Arco Reale e dei gradi rosacrociani
della Fratellanza americana, e tent di sviluppare nei propri
iniziati un alto senso morale e una particolare capacit introspettiva.
L'ultimo retaggio consegnato al mondo da questo movimento  la Costituzione
degli Stati Uniti d'America, divenuta in breve il fondamento
legale dei pi preziosi principi di libert, democrazia e di diritti umani
che informano l'Occidente(17).

Legami rituali con i veri fondatori.

Esiste un certo grado di corrispondenza fra l'impegno di segretezza
contratto fra le dinastie Rex Deus e certi segreti che si assumono all'interno
della Massoneria. L'impegno dei membri delle genealogie
Rex Deus di mantenere il segreto sottoscritto con la frase piuttosto mi
venga recisa la lingua sembra avere una stretta e diretta correlazione
con la segretezza che accompagna l'iniziato nel percorso del primo
grado massonico. L'adepto ricorda a se stesso ci che si auspica gli capiti
se dovesse mai venir meno all'impegno assunto: mi venga strappata
la lingua alla radice. Un altro aspetto del giuramento di segretezza
fra i rappresentanti Rex Deus prevedeva un'ulteriore pena, manifesta
nelle parole ...che mi venga strappato via il cuore dal petto, pena
alquanto simile a quanto previsto nel secondo grado dell'iniziazione
massonica, dove nella regola scritta si legge: ...che io non abbia punizione
inferiore al petto squarciato per sradicarmi il cuore. Volendo,
una terza assonanza ancora la si trova quando nella tradizione Rex
Deus il soggetto afferma: ...che mi vengano strappati gli occhi dalle
orbite, una minaccia punitiva che trova corrispondenza nel rituale
massonico del grado conosciuto come quello del Cavaliere dell'aquila
bianca(18).
Gli studiosi Knight e Lomas hanno svolto considerevoli ricerche sulla
ritualistica andata perduta o in disuso. Nella biblioteca di uno studioso
massonico, certo Dimitrije Mitronovic, vissuto a Londra nella prima
parte del ventesimo secolo, essi hanno trovato attestazioni e prove sufficienti a
dimostrare un collegamento pressoch certo fra la ritualista massonica,
la tradizione Rex Deus e i Cavalieri Templari. Molti fra questi rituali
erano stati purgati e ampiamente rivisti nel periodo storico in cui la
Massoneria inglese e il potere all'epoca imperante, di cui la stessa organizzazione
segreta faceva parte, avevano deciso di cancellare tutti
quegli agganci che in qualche modo potessero ricollegarsi alla tradizione
della famiglia reale degli Stuart. Fra i tanti volumi contenuti nella biblioteca
di Mitronovic vi era anche l'opera di J. S. Ward intitolata
Freemasonry and th Ancient Gods, dove in alcune preziose
pagine si descriveva
il rito del quarto grado, quello detto del Maestro Segreto. Il
rito si articola sulla commemorazione funebre di qualcuno che rimane
anonimo(19). Nel corso della cerimonia relativa a questo grado, la loggia
 parata a lutto ed  al buio, illuminata soltanto dalla luce di ottantuno
candele, mentre il simbolo che sottintende il grado  una semplice Z
a rappresentare lo Zadok. Questo particolare rituale ricorda il tempo in
cui i lavori di costruzione del Tempio di Gerusalemme erano stati sospesi
a seguito del compiersi di una tragedia. Secondo Knight e Lomas
la figura dello Zadok a cui il rituale fa riferimento pu intendersi su due
diversi livelli: il primo  quello dello Zadok che era l'alto sacerdote del
Tempio di Salomone, mentre il secondo indicherebbe lo Zadok per antonomasia,
il maestro di giustizia, Giacomo il Giusto, il fratello di Ges.
Dalla traduzione dei rotoli del Mar Morto veniamo a sapere che un
gruppo di esoteristi conosciuti col nome di Figli dello Zadok aveva
svolto un ruolo importante, per non dire decisivo, nella raccolta dei preziosi
rotoli. Il gruppo si proclamava discendente diretto ereditario dell'originale
Zadok del Tempio di Salomone ed aveva anche altri nomi
come il Seme della Giustizia e Figli dell'Alba. Questi titoli rafforzano
il concetto di trasmissione ereditaria della santit, cos centrale
nell'ambito delle credenze giudaiche del tempo, ribadendo, fra l'altro,
l'antica tradizione secondo la quale la resurrezione a nuova vita avviene
sempre al sorgere del nuovo giorno, alla luce della stella del mattino.
Anche oggi, nel rito massonico del terzo grado, i candidati vanno incontro
a una resurrezione simbolica, sono risollevati alla vita alla luce
della stella del mattino(20).
La tradizione massonica presenta un altro parallelo diretto con quella
Rex Deus nella storia di Hiram Abif, assassinato nel Tempio salomonico
poco prima che i lavori di costruzione del grandioso edificio terminassero.
Circa mille anni dopo questa tragedia anche Giacomo il Giusto
era stato scaraventato gi dalle rampe del Tempio e ucciso da un colpo
assestatogli con una mazza. All'epoca, Giacomo era una personalit alquanto
popolare e cos le attivit al Tempio si erano fermate, in rispetto
della sua morte. Da quanto descritto, Knight e Lomas sono giunti alla
inequivocabile conclusione che la persistente e riverita tradizione massonica
di commemorare ancora oggi la morte di Hiram Abif non sarebbe
altro che il ricordo allegorico della morte di Giacomo, il fratello di
Ges. Se questa ipotesi  vera - cosa che  assai probabile - ogni volta
in cui all'interno di una loggia massonica si celebra il rito della morte
di Hiram Abif, non si rinnovella soltanto il ricordo delle leggendarie
origini della Fratellanza, quanto piuttosto le sue pi autentiche radici,
quelle delle genealogie del Rex Deus(21).
Un altro grado massonico andato perduto nel tempo o soppresso 
quello del Perfetto Maestro, nel quale si rivive la scoperta del cadavere
di Hiram Abif e la sua nuova sepoltura. Nel rituale si ricorda che re
Salomone diede ordine ad Adoniram di costruire una tomba degna del
maestro Hiram Abif, opera che era stata condotta a termine in nove
giorni. Il sepolcro si presentava come un obelisco composto di marmo
bianco e nero. Nel corso di questo rituale la loggia era pavesata in verde
e illuminata da sedici candele, mentre il simbolo della tomba veniva
posto fra le due colonne a sostegno di un architrave rettangolare sul
quale andava incisa la lettera J.  palese che, a questo punto, il sospettato
collegamento fra le figure di Hiram Abif e Giacono il Giusto si
fa non solo certo, ma addirittura cristallino. Il riferimento che compare
nella Cappella di Rosslyn alla ricostruzione del Tempio, dopo la cattivit
babilonese, per opera di Zerobabele, viene commemorato nel quindicesimo
grado, quello detto del Cavaliere della Spada e del Cavaliere
d'Oriente. Questo rituale celebra la ricostruzione del Tempio, la loggia
 illuminata dalla luce di settanta candele, una per ciascun anno trascorso
in cattivit dal popolo eletto(22).
Un altro grado ancora, quello del Cavaliere d'Oriente e d'Occidente,
vanta d'esser stato creato nel 1118, al tempo delle crociate, quando
undici cavalieri avevano fatto voto di segretezza, amicizia e discrezione
al cospetto del patriarca di Gerusalemme. Quando Knight e Lomas
hanno scoperto questo grado iniziatico si sono meravigliati di vedere
menzionati undici cavalieri e non nove, vale a dire quelli che, stando alla
tradizione, furono i fondatori dell'Ordine dei Templari. I due in pi
rispondevano al nome di Folco d'Angi e del conte Ugo di Champagne.
L'officiante che presiedeva al rito veniva detto il giustissimo Supremo
Principe Maestro, aiutato e sostenuto dal Sommo Sacerdote.
I due autori deducono che il primo dovrebbe essere il re di Gerusalemme
Baldovino II, mentre per il nome del secondo io propongo il patriarca
di Gerusalemme, vale a dire il cugino di Bernardo di Chiaravalle. Il
rito comprendeva la presenza di una Bibbia in grande formato chiusa
da sette sigilli e, adagiato sul pavimento della loggia, un telo con sopra
l'immagine di un venerabile dalla barba bianca, con una cintura dorata
attorno alla vita. Attorno al capo l'uomo presentava un'aureola, mentre
dalla sua bocca spuntava la lama a doppio taglio di una spada. Attorno
gli stavano sette candelabri, cos da insinuare fra il sacro principio del
settenario che pervade il simbolismo dell'Apocalisse giovannea e la
tradizione templare un collegamento quanto mai esplicito(23).
Per dare ulteriore corpo alla mia ipotesi che la Massoneria venne fondata
come atto voluto e consapevole nell'ambito della politica condotta
dalle famiglie Rex Deus, diventa necessario considerare indizi ancora
pi forti di quelli gi visti. Sempre Knight e Lomas hanno riscoperto un
altro antico, soppresso rituale, che mi conforta in questo senso. Era detto
il rituale del Grande Maestro, dove la traccia di un'origine Rex
Deus  praticamente inequivocabile. Nel rito si descrive il brutale accanimento
con cui i Romani, nel 70 d.C., procedettero alla distruzione del
Tempio erodiano di Gerusalemme. Si parla del sommo dispiacere della
Fratellanza, ma anche dell'intenzione di un'immediata ricostruzione
del Tempio che, a differenza dei precedenti, deve essere un tempio dello
spirito. Il rituale ricorda come i fratelli sopravvissuti al massacro si
dividessero, organizzandosi in logge, prima di disperdersi in ogni angolo del mondo. Una di queste logge era giunta fino in Scozia, avendo base
a Kilwinning. A questa loggia erano state affidate le testimonianze
della Fratellanza originaria, che a partire dal 1140 furono conservate in
un'abbazia fatta costruire appositamente(24). Ecco in che modo i rituali
massonici si accompagnano alla tradizione esoterica Rex Deus. Esistevano,
dunque, sia un grado iniziatico massonico in cui veniva commemorata
la diaspora delle famiglie Rex Deus sia un altro grado che celebrava
la fondazione dei Cavalieri del Tempio.
Il plurisfaccettato e complesso simbolismo della Fratellanza diffusa in
ogni angolo del mondo sembra dunque celare i propri segreti,
legati alla tradizione Rex Deus e a quella dei Templari, un po' allo stesso modo
in cui il conte William di St. Clair decise di fermare in un linguaggio figurativo
in codice questi stessi messaggi segreti nelle infinite decorazioni
scultoree della strabiliante Cappella di Rosslyn. Il nesso eretico 
evidente ed anche esplicitato in modo chiaro, colto soltanto per da chi
ha occhi per vedere, vale a dire coloro che sono iniziati(25). Da quanto
detto, scaturisce un interessante interrogativo: sono questi gli unici luoghi
occulti utilizzati dalle segrete famiglie della tradizione Rex Deus
per trasmettere il loro messaggio eretico, secondo un codice in qualche
modo accessibile e comprensibile all'uomo d'oggi?
.
Note.
.
1. Jean Pierre Bayard, Le Symbolisme Masonique des Hauts Grades, Paris, Editions du Prisme,
1975.
2. John Robinson, Born in Blood, London, Arrow Books, 1993.
3. HRH Prince Michael of Albany, The Forgotten Monarchy ofScotland, Shaftesbury, Element
Books, 1998, p. 120 e Chris Knight - Robert Lomas, The Hiram Key, London, Century, 1996
(trad. it. La chiave di Hiram, Milano, Mondadori, 1997).
4. hrh Prince Michael of Albany, The Forgotten Monarchy ofScotland, cit., p. 120.
5. Notizia tratta dagli Archivi Massonici di Freemasons Hall a Edimburgo.
6. Chris Knight - Robert Lomas, The Second Messiah, London, Century, 1997, p. 53 (trad. it. Il
secondo Messia, Milano, Mondadori, 1998).
7. hrh Prince Michael of Albany, The Forgotten Monarchy of Scotland, cit., pp. 8,9.
8. Laurence Gardner, The Bloodline of th Holy Grail, Shaftesbury, Element Books, 1996, p.
324 (trad. it. La linea di sangue del Santo Graal, Roma, Newton Compton, 2006).
9. M. Baigent - R. Leigh, The Temple and th Lodge, London, Corgi, 1992, p. 261 (trad. it. Origini
e storia della Massoneria, Roma, Newton Compton, 2006).
10. Ivi, p. 262.
11. A. E. Waite, A New Encyclopaedia of Freemasonry, London, Whings Books, 1994, pp. 324,325.
12. Ivi, p. 3)4.
13. Robert F. Gould, History of Freemasonry, London, Caxton, 1956, vol. IV, p. 88.
14. Ibid.
15. T. Wallace-Murphy - M. Hopkins - G. Simmans, Rex Deus, Shaftesbury, Element Books,
2000, p. 249 (trad. it. Il codice segreto del Graal, Roma, Newton Compton, 2006).
16. M. Baigent - R. Leigh, The Temple and th Lodge, cit., p. 263.
17. T. Wallace-Murphy, The Templar Legacy and th Masonic Inheritance Within Rosslyn Chapel,
Edinburgh, Friends of Rosslyn, 1994, p. 31.
18. T. Wallace-Murphy - M. Hopkins - G. Simmans, Rex Deus, cit., pp. 220, 221.
19. Chris Knight - Robert Lomas, The Second Messiah, cit.. pp. 200-202.
20. T. Wallace-Murphy - M. Hopkins - G. Simmans, Rex Deus, cit., p. 224.
21. Chris Knight - Robert Lomas, The Second Messiah, cit., p. 204.
22. T. Wallace-Murphy - M. Hopkins - G. Simmans, Rex Deus, cit., pp. 225,226.
23. Ivi, p. 227.
24. Chris Knight - Robert Lomas, The Second Messiah, cit., p. 209.
25. Tim Wallace-Murphy, An Illustrateti Guidebook to Rosslyn Chapel, Edinburgh, The Friends
of Rosslyn, 1993.
...
.
...
Epilogo.
...
.
...
L'uso del simbolismo per esprimere il senso del sacro e del numinoso
 qualcosa nato con l'umanit stessa. Con l'avvento del cristianesimo
incominci ad assumere forme sempre pi formalizzate e riconoscibili,
diffondendosi per tutta l'Europa. Tuttavia, malgrado l'atteggiamento
costantemente repressivo della Chiesa, anche gli altri sistemi di credenze
continuarono a persistere e, a loro volta, presero a codificare un loro
linguaggio simbolico per esprimere il loro credo eretico, cercando di
camuffarlo all'interno del sistema canonico, ufficializzato dalle autorit
e dalle gerarchie imperanti. In un lavoro relativamente breve come
questo  stato soltanto possibile abbozzare a grandi linee questo poliedrico
e complesso processo, segnalando solo i principali siti dove questo
simbolismo segreto pu essere con maggiore facilit intravisto. Le
ipotesi di interpretazione che ho suggerito hanno di necessit il carattere
della brevit e della sintesi e hanno potuto soltanto graffiare in superficie
un soggetto che presenta una complessit profonda e intensa.
Harold Bayley, autore e ricercatore americano, ha dato alle stampe
un'interessante opera in due volumi, dal titolo The Lost Language of
Symbolism, completamente dedicata all'esame dei messaggi eretici,
non canonici, cifrati nelle filigrane in uso presso i produttori di carta
medievali. Un esempio, fra i molti. La compagnia che produceva le
banconote per conto della Banca d'Inghilterra era stata fondata da una
famiglia di origine catara, rifugiatasi a suo tempo in Inghilterra per
sfuggire all'Inquisizione;(1). mentre la cara amica e collega Margaret
Starbird conferma la creazione di filigrane dal carattere eretico, appositamente
messe a punto dai Catari della Linguadoca, da utilizzare come
mezzo occulto di diffusione della loro fede proibita e perseguitata. Vi
sono compresi molti riferimenti al Santo Graal e al
sang real(2). Bayley
afferma che, a dispetto della crociata mossa contro gli Albigesi e agli
oltre sessant'anni di persecuzioni condotte contro i Catari, la loro eresia
sopravvisse per secoli, spargendosi in tutta l'Europa per merito di quegli
adepti che, sfuggiti alle fiamme del rogo inquisitorio,
avevano trovato rifugio nell'Italia settentrionale, in Francia, Olanda e Inghilterra(3).
Il fatto di simboli eretici occultati nei segni impressi nelle filigrane della
carta porta alla considerazione surreale di documenti ufficiali emessi
dal papato - come, per esempio, articoli di fede, bolle vaticane ed encicliche
- scritti e distribuiti su fogli che, in realt, erano contrassegnati
da un messaggio di tutt'altra natura, idee in netta contraddizione e contrasto
con quegli stessi pronunciamenti ufficiali della Chiesa che vi venivano
impressi sopra. Qualcosa di veramente singolare.
Le correnti sotterranee della spiritualit non fermarono il loro scorrere
all'alba del Rinascimento o con l'arrivo dell'illuminismo o del XX secolo;
ancora adesso stanno producendo uno sforzo per cercare di trasmettere
il loro eterno messaggio. Nel corso del testo ho ricordato le
belle vetrate montate nella Cappella di Rosslyn durante gli anni dell'era
vittoriana. Non stonano, n vanno intese come un'aberrazione, ma
inserite nel contesto di una vasta campagna di propaganda attuata dalla
Massoneria inglese del tempo, la quale, approfittando di opere di restauro,
ha arricchito con significative aggiunte il corpus del simbolismo
occulto celato in molte chiese e cattedrali sparse in tutta l'Inghilterra.
N questa relativamente moderna attivit sul fronte della diffusione del
messaggio esoterico si  limitata alle isole britanniche, perch, di nuovo,
 stata la regione francese della Linguadoca a trovarsi al centro di
fatti, come dire, sovversivi, questa volta a margine della storia bizzarra
e inesplicabile che ha avuto come protagonista un oscuro prete della
Chiesa di Roma.
Nell'ultima decade del XIX secolo, un giovane, brillante sacerdote di
fede cattolica romana, Brenger Saunire, resosi interprete di alcuni fatti
non graditi alla Chiesa, veniva spostato a presiedere la povera parrocchia
di Rennes-le-Chteau. Questo piccolo, e all'epoca insignificante,
paesino della Linguadoca, nella Francia meridionale, ubicato sul cucuzzolo
di una collina, non possedeva acqua corrente n un accesso tramite
una strada che meritasse tal nome. Il solo modo per arrivare o per partire
dal villaggio era seguire la vecchia, polverosa mulattiera in terra battuta
che si inerpicava, come un serpe tortuoso, lungo i fianchi della collina
giungendo dal vicino paese di Couiza. Saunire era un poveraccio,
non meno dei suoi miseri parrocchiani e la sua striminzita prebenda 
un particolare di peso in questa storia incredibile. Nel 1891, ricevuto un
prestito da un sacerdote, divenuto poi suo confidente e mentore, l'abate
Boudet della parrocchia della vicina Rennes-les-Bains, Saunire si era
attivato per far eseguire alcune modeste opere di ripristino e restauro
nella piccola e quasi diroccata chiesetta del suo villaggio. Nei registri
della chiesa locale del tempo - siamo fra il 1885 e il 1891 -  annotato
che lo stipendio del giovane, coraggioso prete equivaleva a circa 6 sterline
l'anno. Tuttavia, negli stessi diari si ricorda pure che a partire dal
1894, il deposito postale di Saunire risultava di gran lunga superiore a
questa cifra.  stato calcolato che fra il 1896 ed il 1917 questo apparentemente
povero abate sia arrivato a spendere l'incredibile cifra di circa
200.000 franchi in oro, una somma equivalente a parecchi milioni di
sterline al cambio d'oggi(4). Una buona parte di questa somma era stata
spesa nei lavori di restauro e decorazione della chiesetta, ma Saunire
aveva anche generosamente sostenuto le spese di costruzione di una
nuova strada per raggiungere il villaggio in comodit e sicurezza e per
l'installazione delle condutture necessarie a portare l'acqua potabile in
tutte le case. Inoltre, si era fatto costruire una lussuosa abitazione per
lui, Villa Betania, e uno strano torrione, la Torre Magdala, dove ospitare
la sua nutrita biblioteca. Per suo piacere e diletto, nel giardino di Villa
Betania aveva anche fatto realizzare una serra e messo insieme un
piccolo zoo. Non che con questo trascurasse i suoi parrocchiani, perch
grazie all'arrivo dell'acqua e alla nuova strada, Saunire aveva anche
incominciato a organizzare sontuosi banchetti nella sua villa. In pratica,
la sua vita stravagante si era trasformata in quella di un antico satrapo
orientale, qualcosa di molto diverso dall'austero regime che ci si sarebbe
aspettato da un povero parroco di campagna.
Ovviamente, un tenore di vita cos dispendioso non poteva passare
inosservato presso le autorit ecclesiastiche e cos, dopo numerosi tentativi
andati a vuoto di scoprire da dove provenisse quel getto continuo
di denaro, il vescovo locale lo aveva sospeso dalle funzioni
sacre. Saunire non venne ristabilito ufficialmente che dopo
la morte. Anche questa
era risultata inattesa e misteriosa quanto lo era stata la sua vita.
Quando venne aperto il testamento si venne a sapere che era morto senza
nulla possedere, dal momento che ogni suo bene e tutto il denaro era
passato in eredit, gi da qualche tempo, alla perpetua, Marie
Demarnaud. Tutti questi fatti singolari sarebbero probabilmente passati sotto
silenzio e sarebbero rimasti sconosciuti al mondo non fosse stato per lo
scrittore e presentatore televisivo inglese Henry Lincoln, che in un'estate
sul finire degli anni Sessanta aveva trascorso le vacanze nel Sud
della Francia.
Lincoln si era imbattuto nel mistero di Saunire con la lettura di un libro
intitolato Le Trsor Maudit, opera dello scrittore francese Grard
de Sde. Affascinato dall'argomento, aveva deciso di investigare. Ne
era scaturito un programma televisivo, The Lost Treasure ofJerusalem,
mandato in onda dalla BBC nel 1972, nell'ambito di una serie intitolata
Chronicle. La storia raccontata aveva suscitato un formidabile interesse
e, tenuto anche in conto che Lincoln  effettivamente uno dei pi accattivanti
narratori di storie che esistano al mondo, il programma aveva
colto un successo straordinario. Nel 1974 era seguita una
nuova puntata, dal titolo The Priest, th Painter and th Devil. Nel frattempo, la
storia aveva gi assunto proporzioni epiche, perch le tante ipotesi proposte
per spiegare la misteriosa e ingiustificata ricchezza di Saunire
parlavano di temi quanto mai stimolanti come, per esempio, il tesoro
dei Templari e dei Catari, chiamando anche in ballo storie di ricatti e il
grave peccato di indulgenze a pagamento.
Cinque anni dopo, un altro programma televisivo aveva riacceso l'interesse
in Inghilterra: The Shadow ofthe Templars, mandato in onda nel
1979. L'intreccio era poi stato elaborato in un libro, scritto dallo stesso
Lincoln in collaborazione con Michael Baigent e Richard Leigh, The
Holy Blood and th Holy Grail. La sua pubblicazione scaten un pandemonio
e venne accolto dai commenti pi disparati. Per alcuni si trattava
di una brillante opera di investigazione; altri l'etichettarono come
un lavoro che avrebbe fatto andare su tutte le furie l'establishment
ecclesiastico; mentre la maggior parte della critica lo boll semplicemente
come blasfemo. In breve, il libro aveva scalato le classifiche
diventando un best seller, tanto da essere tradotto in mezzo mondo.
Molte delle affermazioni importanti e sostanziali di questo libro si sono
ormai da tempo rivelate fasulle e l'enfasi si  decisamente sgonfiata.
Si  scoperto che gli autori erano stati depistati su informazioni false e
dai fantasiosi racconti, appositamente costruiti da due personaggi per lo
meno strani, Philip de Cherisey e Pierre Plantard. Tutto questo prodotto
fantastico era stato saggiamente miscelato con fatti storici autentici
che, comunque, nulla avevano in realt a che fare con la vicenda dell'abate
Brenger Saunire. Malgrado questo, oggi pi che mai quello che
un tempo era un oscuro e sconosciuto villaggio, compare, come tappa
d'obbligo, negli itinerari di tutte quelle comitive di turisti che si divertono
ad attraversare l'Europa alla caccia dell'arcano e del mistero.
Ogni anno Rennes-le-Chteau viene visitata da un'invasione di non
meno di ventimila turisti. Questo bramoso interesse ha inoltre fatto aumentare
la popolazione locale, perch sono parecchi gli stranieri, provenienti
soprattutto da Spagna, Inghilterra e Germania, che hanno deciso
di andare a viverci, portati a questa decisione dall'ossessione di un
mistero, vero o falso che sia, che li ha come stregati. Il fatto  che, anche
quando questa incredibile storia viene spogliata dalle incrostazioni,
dalle fantasie e dalle immancabili esagerazioni del caso, restano pur
sempre almeno un paio di misteri che non sono ancora chiariti: da dove
o da chi, il prete Brenger Saunire riceveva le ingenti somme di denaro
che dilapidava? E, forse ancora pi importante per il nostro punto di
vista: che cosa ha cercato di trasmetterci ricorrendo al singolare linguaggio
simbolico che si riscontra a Rennes-le-Chteau?
Infatti, il simbolismo presente a Rennes-le-Chteau non si limita solo
alla chiesa, alle sculture e ai dipinti, ma  anche ricompreso nei nomi
degli edifici che hanno riferimenti biblici. La Torre Magdala,
per esempio, offre una rassomiglianza incredibile con la figura della
Torre della carta dei Tarocchi. Il riferimento diretto al personaggio di
Maria Maddalena  praticamente scontato. Anche Villa Betania ci riconduce
nel medesimo contesto, questa volta echeggiando il richiamo
che Bernardo di Chiaravalle, colui che ne aveva scritto la Regola, aveva
rivolto ai Cavalieri Templari, quando li aveva invitati a prestare giuramento
di fedelt alla Casa di Betania, altra evidente allusione a
Maria di Magdala. La chiesa di Rennes-le-Chteau  dedicata a Maddalena,
ma quel che qui  importante  osservare come questa dedica
fosse avvenuta secoli prima dell'arrivo di Saunire al villaggio. All'interno
della chiesa si trovano sia una grande statua di Maddalena con
tanto di piccola giara di alabastro e teschio, sia una sua raffigurazione
pittorica proprio sull'altare maggiore.
L'ingresso della chiesa  sormontato dalla singolare scritta Terribilis
est focus iste, tradotta da Henry Lincoln come Questo  un posto terribile.
Io mi sento di offrire un'altra versione, vale a dire questo luogo
 straordinario. Appena entrati, subito a sinistra, si vede un'acquasantiera
sostenuta dall'inattesa figura di Asmodeo, il leggendario demone
guardiano dei segreti del Tempio di Salomone. Sopra si staglia una
composizione scultorea in cui compaiono quattro figure femminili, con
vesti fluttuanti, ciascuna ripresa nell'atto di compiere uno dei quattro
gesti del segno della croce. Sotto di loro si legge la scritta con questo
segno lo vincerai. Qualcuno ha suggerito che le quattro dame intente a
comporre il segno della croce stanno in realt mostrando anche dei segni
simbolici di particolare importanza per gli iniziati al primo grado
della Massoneria, fra cui il gesto simbolo della fedelt, ma anche quello di avere la gola recisa o di essere sventrato. Ovviamente, potrebbe
trattarsi di una mera coincidenza, tuttavia  stato appurato che il parroco
Brenger Saunire era affiliato alla Fratellanza.
L'interno della chiesa  tutta un'esplosione di policromie, una vera
sorpresa se si considera l'impressione che scaturisce vedendola di fuori.
Alla statua di Maddalena se ne accompagnano altre altrettanto policrome,
come quelle di sant'Antonio da Padova e san Rocco, un santo,
questo, la cui immagine  molto frequente nel luoghi di culto
della Linguadoca e della Provenza. In comune con la maggior parte delle chiese
cattoliche, anche quella di Rennes-le-Chteau mostra appese alle pareti
le stazioni della Via Crucis, con la sola diversit della colorazione. Il panello della 14esima stazione merita un'attenzione speciale. Si vede il corpo,
apparentemente senza vita, di Ges trasportato nei pressi di una
tomba in uno scenario notturno, con tanto di luna in cielo. Forse che,
con questa allusione, Saunire voleva indicare che Ges era stato sepolto
molte ore dopo, rispetto a quanto indicato nei Vangeli? Oppure voleva
confermare, in modo sottile, quanto sta scritto nel Vangelo andato
perduto di san Pietro, in cui si dice quanto riportato dalle guardie, cio:
Quando venne loro chiesto di dichiarare ci che avevano visto, dissero
di aver visto tre uomini venire fuori dal sepolcro, due che
sostenevano un terzo...?(5). Potrebbe, questa stazione della Via Crucis, voler dare
conferma a questa tradizione eretica, sottolineando pertanto la versione
secondo cui Cristo sarebbe in verit sopravvissuto alla Crocifissione?
Ai lati dell'altare maggiore vi sono altre due statue: quella a sinistra
osservando dalla navata  una statua di san Giuseppe che tiene in braccio
il Bambino, quella sul fianco opposto  una statua della
Madonna anch'essa col Bambino. Se gi le rappresentazioni di
san Giuseppe sono piuttosto infrequenti; pi rare ancora sono quelle di
Giuseppe col Bambinello. Queste due statue possono essere interpretate
in modi diversi, a seconda delle convinzioni personali e di fede di
ciascuno. In prima battuta - restando fedeli all'interpretazione canonica
della Chiesa - esse raffigurano, senza alcun dubbio, i due genitori
terreni di Ges. Viste da un'altra prospettiva, fanno sorgere un interrogativo:
rappresentano forse l'eresia dei gemelli divini? Non potrebbero,
per esempio, simboleggiare gli antenati dei Desposyni, le famiglie di
sangue reale: vale a dire Ges che tiene in braccio uno dei suoi figli e
Maria Maddalena che ne tiene un altro? Queste due ipotesi non si
escludono vicendevolmente. Perch, come accade in tutti quei posti che
ridondano di simbolismo sacro, l'interpretazione pu essere intesa su
livelli diversi e il sito di Rennes-le-Chteau continua a lanciare la sua
sfida, luogo di mistero e meraviglie.

Scoperte ad Amiens.

In questi ultimi anni il governo francese ha impegnato ingenti somme
per lavori di pulizia e restauro esterno delle pi belle cattedrali gotiche,
fra cui Chartres, Notre-Dame a Parigi ed Amiens, attivando un programma
di lavori tuttora in corso. Quando  stato ripulito il fronte occidentale
della cattedrale di Amiens, sono state scoperte e scrupolosamente
annotate tracce della fantastica originale colorazione medievale.
Questo approccio professionale di grande impegno e seriet  stato
quindi abbinato all'opera di uno sconosciuto genio creativo, con una
spiccata propensione per la tecnologia moderna. Ne  cos venuto fuori
un capolavoro nel capolavoro. Chi visita Amiens fra il 15 giugno e il 30
settembre, ogni sera, in mezzo a una folta folla di persone, pu assistere
abbagliato, in rispettoso silenzio, a uno spettacolo d'eccezione.
Quando scende la notte, l'interno della chiesa si illumina per dare risalto
al grande rosone che contraddistingue il fronte occidentale. Poi, grazie
ai miracoli che solo la moderna tecnologia sa compiere, piccoli
proiettori luminosi di luce al laser compiono il loro silente prodigio e,
all'improvviso, le sculture che abbelliscono la facciata vengono singolarmente
illuminate con l'applicazione dei colori originali, usati all'epoca
della costruzione. Lo spettacolo, incantevole, dura circa un'ora. 
completamente gratuito e, pur avendovi assistito almeno tre volte, posso
serenamente dire non essermi mai annoiato.
In questo nostro secolo di tecnologia avanzata siamo abituati a essere
letteralmente bombardati in continuazione da immagini a colori attraverso
la televisione, garantisco, tuttavia, che l'effetto di questo spettacolo ad Amiens  qualcosa che lascia il segno. Quale effetto poteva mai
produrre questo sublime esempio di simbologia cultuale sull'uomo medievale?
Come sappiamo, la maggior parte della gente di questo periodo
era illetterata e non viaggiava mai, non si muoveva che negli immediati
dintorni, tuttavia ogni chiesa e ognuna delle grandiose cattedrali era uno
sfolgorio di sculture brillantemente colorate. Credo che l'impatto su
quelle menti semplici fosse enorme e dubito che anche la famigliarit di
simili visioni potesse portare a un senso di assuefazione. Non dobbiamo,
pertanto, stupirci se, anche grazie a una simile presa d'effetto sul
piano psicologico, la Chiesa avesse cos tanta autorit sul suo gregge.

La ruota ha compiuto il suo giro.

Sono entrato in contatto con un membro di una famiglia Rex Deus circa
dieci anni or sono e da allora ho trascorso la maggior parte del mio
tempo nella ricerca, tentando di verificare la bont oppure la falsit delle
informazioni che mi venivano trasmesse. In breve, ma inevitabilmente,
questa ricerca ha incominciato a ingarbugliarsi con quelle degli altri
filoni di studio di cui mi occupavo e, in particolare, col mio interesse
principale: la storia dei Templari. Ho assistito per la prima volta all'illuminazione
cromatica coi raggi laser delle sculture di Amiens circa tre
anni fa, mentre stavo recandomi in Italia per partecipare a una trasmissione
televisiva intitolata Mito e realt dei Cavalieri Templari. Dovevo
incontrarmi con alcuni colleghi a Varese. Il luogo dell'appuntamento
era la cittadina di Castello Lombardo, un nome che, in prima battuta
non mi suggeriva nulla. Il castello del XV secolo aveva fatto parte, fino
ad anni recenti, delle vaste propriet della famiglia Visconti. Il giorno
prima della trasmissione andai a visitare il Sacro Monte, dove sul muro
esterno del fabbricato spiccava in bella mostra lo stemma araldico della
casata. Colto al volo che si trattava di una matrice Rex Deus, mi sono
sentito immediatamente attratto. All'interno della chiesa ho trovato una
delle pi grandi e variopinte Madonne Nere che abbia mai avuto l'opportunit
di vedere. Ma non bastava ancora. Il soffitto di una cappella
laterale era decorato con un affresco ricco di simbolismo eretico, uno
degli esempi pi belli che mi sia capitato di incontrare. Vi era raffigurata
la Maddalena in tutta la sua gloria, con tanto di bambino.
Fiori di giglio abbondavano ovunque, a tal punto che, a occhi
di iniziato, la storia
di Ges si dispiegava in chiaro, mentre per quelli della gente comune
che non aveva conoscenze esoteriche quel dipinto era semplicemente e
soltanto una bella e raffinata scena, tratta dai racconti evangelici.
Dopo l'intervista, mi sono fatto scattare alcune fotografie avendo come
sfondo un grande dipinto in cui compare lo stemma araldico della
famiglia Visconti, ovvero un biscione gigantesco dalla cui bocca spunta
un bambino, antica ed eterna rappresentazione della gnosi, la conoscenza
sacra. Stando a quanto la tradizione della casa dei Visconti tramanda,
il disegno che compare sulle sue insegne araldiche sarebbe stato ispirato
dall'immagine che compariva sullo scudo di un guerriero islamico
sconfitto e ucciso da uno degli antenati al tempo delle crociate. In quel
periodo in Terra Santa, le rigide leggi islamiche vietavano qualsiasi rappresentazione
iconografica sia di animali che di esseri umani. Ne consegue,
pertanto, che la storia dell'origine della panoplia viscontea  fasulla
e rappresenta un classico dell'arte del camuffamento e dello sviamento
per depistare i curiosi. La dissociazione eretica non si  mai assentata,
 sempre rimasta viva, qui, accanto a tutti, nella vita di sempre.
La possiamo trovare nel simbolismo delle chiese di parrocchia, nelle
cattedrali come nelle gallerie d'arte. Nelle chiese che furono innalzate
su antichi siti pagani dalla forte energia. Si tratta, come sempre, di cose
difficili da spiegare e che sarebbe invece opportuno poter sperimentare
di persona, perch la loro formidabile forza trasformante  tuttora potentissima,
come lo era al tempo in cui sono stati creati.
Questo punto di assoluta importanza mi si  reso manifesto in un modo
piacevole. Molti di coloro che hanno letto uno dei miei precedenti libri
Rosslyn: Guardian ofthe Secrets of the Holy Grail(6), mi hanno scritto
parlando, in modo entusiasta, dell'esperienza di trasformazione da
loro vissuta una volta ricreato e ripercorso il pellegrinaggio d'iniziazione
descritto in quelle mie pagine. L'Europa abbonda di luoghi sacri di
straordinaria bellezza, traboccanti simbolismi sacri, appositamente realizzati
per istruire, informare e trasformare tutti coloro che sono in grado
di coglierne il segreto aspetto magico. Per citare il Maestro: Cercate
e troverete; bussate e vi sar aperto.
 Note.
1. Harold Bayley, The Lost Language of Symbolism, New York, Citadel Press, 1990, 1 vol., pp.
4,5; si veda anche Library Association Record, IV., P. 129.
2. Margaret Starbird, The Tarot Trumps and th Holy Grail, Santa F, Baer & Co, 1994, p. 11.
3. Harold Bayley, The Lost Language of Symbolism, cit., voi. I, p. 2.
4. M. Baigent - R. Leigh - H. Lincoln, The Holy Blood and th Holy Grail, London, Jonathan
Cape & Co., 1982 (trad. it. Il Santo Graal, Milano, Mondadori, 1984).
5. Dal Vangelo perduto di san Pietro, versetto 10.
6. Tim Wallace-Murphy - Marilyn Hopkins, Rosslyn: Guardian ofthe Secrets ofthe Holy Grail,
Shaftesbury, Element Books, 1999 (trad. it. Sulle tracce del Santo Graal, Roma, Newton Compton,
2006).
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FINE.
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...
Ringraziamenti.
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Anche se la responsabilit di ci che sta scritto in queste pagine ricade solo e soltanto
sull'autore, voglio ringraziare per l'incoraggiamento e l'aiuto interiore che
mi  sempre stato concesso in tanti anni di ricerche le seguenti persone: Alexandre
Angelitti di Parigi; Gerard Bacquet di Auxi le Chteau; Yves Bacquet di Bargemon,
in Provenza; Stuart Beattie, del Rosslyn Chapel Trust; Richard Beaumont di
Staverton, nel Devon; il dottor Marco Bellini e il dottor Angelo Benevento di Varese;
Laurence Bloom di Londra; Robert Brydon di Edimburgo; Richard Buades
di Marsiglia; Nicole Dawe di Okehampton; la baronessa Edni di Pauli di Londra;
William e Heather Elmhirts di Dartington; Reshad Field della Chalice Foundation;
Jean-Michel Gamier di Chartres; Michael Halsey di Auchterarder; il professor
Biorn Ivemark di Gramazie; Patrick Keane di Paignton; Georges Keiss del
Centre d'Etudes et de Recherches Templire di Campagne-sur-Aude: J. Z. Knight
della Ramtha School of Enlightenment; Elizabeth Lane di
Concord; Robert Lomas di Bradford; Michael Monkton di
Buckingham; Hugh Montgomery di Somerset;
James Mackay Munro di Penicuick; David Nelson di Lorgues-en-Provence;
Andrew Pattison di Edimburgo; Alan Pearson di Rennes-les-Bains; David
Pykett di Burton-on-Trent; Amy Ralston di Staverton, nel Devon; Victor Rosati di
Totnes; Pat Sibille di Aberdeen; Niven Sinclair di Londra; Nicol ed Eleonora Zeno
di Venezia e tutte quelle persone che, purtroppo, non sono pi con noi, ma dalle
quali ho imparato molto: William Anderson, Andy Boracci, Anthony Tancred,
Frederic Lionel, Trevor Ravenscroft e Michael Bentine. In ultimo, non certo per
importanza, voglio ringraziare, Duncan Baird, Michael Mann, John Baldock,
Penny Stopa e Gillian Holmes della casa editrice Watkins.
...
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...
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